Don't Crack Under Pressure

Film 2015 | Documentario, 95 min.

Titolo originaleDon't Crack Under Pressure
Anno2015
GenereDocumentario,
ProduzioneUSA
Durata95 minuti
Regia diThierry Donard
Uscitalunedì 14 dicembre 2015
DistribuzioneNexo Digital
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Thierry Donard. Un film Titolo originale: Don't Crack Under Pressure. Genere Documentario, - USA, 2015, durata 95 minuti. Uscita cinema lunedì 14 dicembre 2015 distribuito da Nexo Digital. Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Thierry Donard ha intrapreso un nuovo incredibile viaggio intorno al mondo per guidare gli spettatori attraverso ambienti naturali mozzafiato.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Pure immagini stupefacenti di sport che spingono l'uomo a superare i propri limiti, anche a rischio di morire.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
domenica 13 dicembre 2015
Recensione di Raffaella Giancristofaro
domenica 13 dicembre 2015

Alpi svizzere: gli sciatori professionisti Karsten Gefle, Wille Lindberg, Matt Annetts e Loic Collomb-Patton aspettano la neve perfetta per il "grande salto", a rotta di collo dalla cima a valle. L'eccitazione è altissima. Loic cade, travolto dalla neve, ma quando i compagni lo sanno fuori pericolo, decidono di ritentare subito la loro "ride", la discesa verticale che li motiva come nient'altro nella vita. Val Veny (Valle D'Aosta): Mathias Wyss, Christopher Espen e un terzo che vuole rimanere anonimo studiano il volo sul Monte Bianco in wingsuit, quando l'elicottero li abbandonerà alle loro evoluzioni, da quasi seimila metri. A Fakarava, nell'oceano polinesiano, Davide Carrera pratica il freediving immergendosi tra gli squali con una calma olimpica, mentre Jesse Richman ritrova se stesso nelle evoluzioni con il kitesurf. Il giorno dopo l'incidente di Loic, il suo gruppo accoglie Silvia Moser, trentina pro degli sci, mentre sulle isole Tuamotu, sempre in Polinesia, Mateia Hiquily, Matahi Drollet, Hira Teriinatoofa e Tikanui Smith partono in barca con Carrera in cerca di onde sempre più grandi da cavalcare coi loro surf, o con lo stand up paddle di Patrice Chanzy. A un mese dallo stop di Loic, infine, ritroviamo il suo team in Norvegia, per lasciare con gli sci un segno non solo grafico sulle pareti più eccitanti.
L'approccio di Don't Crack Under Pressure, ultimo episodio della serie Nuit de La Glisse, è identico a quello del precedente Addicted to Life (2014): catturare a favore delle platee rare, stupefacenti immagini ad altissima definizione (il 4K che promette il quadruplo del full HD): sono imprese sportive realizzate in scenari spettacolari, dalle vette innevate ai fondali oceanici. L'assunto è la dipendenza chimica prodotta dallo sport, che spinge a superare i propri limiti anche a costo di morire. Un circolo virtuoso e vizioso su cui il regista non si sofferma se non con un generico invito finale a rialzarsi.
L'imperativo di "non lasciarsi spezzare dalla pressione" è risolto da una pressione ulteriore anche in regia: l'obiettivo è sempre oltrepassare la soglia del filmabile nello sport, tra droni, microcamere e riprese in elicottero (magistrali, a precedere e seguire gli sciatori, puntini minuscoli a rischio di essere travolti da valanghe). Su tutto, a dare la scossa di adrenalina, prevale una sorta di uber-soggettiva, quella delle camere fissate ai caschi (o alle cinture di chi vola in tuta alare), sottoposte a velocità e attriti straordinari.
Se notevole è il know how tecnico, molto minore è l'appeal narrativo. Donard e la sua troupe vedrebbero i loro sforzi molto più ricompensati se dessero più evidenza alle esistenze che stanno dietro le "sfide impossibili". Qui accade, tra tanti momenti di cameratismo sportivo solo accennato, solo una volta, non a caso alla metà esatta del percorso: cioè quando Davide Carrera - per cui la ricerca interiore è indistinguibile dalla passione sportiva - s'immerge in apnea a gambe incrociate, come a raggiungere il suo nirvana.
Curiosità: il titolo è lo stesso di una track di Martin Garrix (1996), dj e produttore olandese di elettronica, già brand ambassador di Tag Heuer, uno dei principali sponsor tecnici del film.

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