| Anno | 2015 |
| Genere | Thriller |
| Produzione | Australia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Michael Petroni |
| Attori | Adrien Brody, Bruce Spence, Anna Lise Phillips, Jenni Baird, Chloe Bayliss Matthew Sunderland, George Shevtsov, Barbara Gouskos, Michael Whalley, Greg Poppleton, Jeanette Cronin, Jill McKay, Alexander McGuire, Emma O'Farrell. |
| MYmonetro | 2,80 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 21 gennaio 2016
Adrien Brody interpreta uno psicologo alle prese con una verità inquietante. I suoi pazienti sono fantasmi?
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CONSIGLIATO SÌ
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Peter Bowe è uno psicoanalista junghiano a cui è morta da meno di un anno una figlia adolescente a causa di quella che lui ritiene anche una sua colpa. Tornato al lavoro, dopo un'assenza che lo ha portato altrove, ha diversi pazienti che gli sono stati mandati da un collega che è stato in passato il suo maestro. Comincia però ad avere dei dubbi su di loro, soprattutto dopo l'arrivo di una misteriosa ragazzina di cui sa solo il nome e il cognome. Scoprirà che si tratta di spettri che, in qualche misura, hanno a che vedere con un incidente accaduto quando lui era un ragazzo.
Michael Petroni è più noto come sceneggiatore che come regista. Ha infatti scritto Le Cronache di Narnia - Il viaggio del veliero e Storia di una ladra di libri anche se nel suo curriculum ci sono Possession e Il rito. In questa occasione affronta un mix tra thriller, film di impianto psicologico e horror. Il rischio del deja vu attende in agguato dietro ad ogni pagina dello script ma Petroni sa come dribblarlo grazie anche alla scelta del sempre professionale Adrien Brody che con quella faccia un po' così (come l'avrebbe definita Paolo Conte) riesce ad offrire le giuste sfumature al suo personaggio.
Sfumature che vanno dal dolore per la morte di una figlia al senso di colpa per l'accaduto fino all'impressione di essere sull'orlo della follia. Perché non trascorre molto tempo dall'inizio del film prima che sia lui che lo spettatore dubitino dei suoi pazienti e di quanto affermano. Quando poi entra in scena la bambina cupamente misteriosa il gioco è fatto.
La scoperta che segue è di quelle che non vanno raccontate perché foriera di molteplici sviluppi in quanto riesce a spostare il focus della narrazione su un vissuto del passato che Bowe ha cercato di rimuovere e che torna a coinvolgerlo non solo su un piano para allucinatorio ma nella concretezza del presente.
Ritornare sui propri passi, come da titolo, spiega la ragione di un epilogo, dove la sterzata, dopo un'incompresibile buona dose del film, si rivela decisiva portando il mio giudizio verso una comoda sufficenza e dopo essere stato tentato di interromperne la visione ad un'ora circa. La sensazione che si percepisce infatti, senza logicamente conoscersi l'evolvere della storia, è quella [...] Vai alla recensione »