| Titolo originale | Alaska |
| Anno | 2015 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Claudio Cupellini |
| Attori | Elio Germano, Astrid Berges-Frisbey, Valerio Binasco, Elena Radonicich, Antoine Oppenheim Paolo Pierobon, Pino Colizzi, Marco D'Amore, Roschdy Zem, Désirée Giorgetti, Elena Vettori, Davide Artiko, Anastasia Vinogradova, Xavier Lemaître, Éric Caruso, Fred Épaud, Maria Sole Mansutti, Riccardo Floris, Stefano Fregni, Nadia Aldridge, Rossana Mortara, Anna Zelthonosova, Florence Villain, Hazel Morillo, Édouard Giard, Anis Gharbi, Dov Mamann, Orietta Notari, Roberta Rovelli, Nicola Sisti Ajmone, Giovanni Bissaca. |
| Uscita | giovedì 5 novembre 2015 |
| Tag | Da vedere 2015 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,24 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 26 febbraio 2016
Fausto e Nadine si incontrano e si scoprono fragili, soli e ossessionati da un'idea di felicità che sembra irraggiungibile. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, 2 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Alaska ha incassato 580 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Fausto lavora in un hotel e sogna di diventare maître, Nadine si presta controvoglia ad un provino per modelle (che poi passerà). I due si incontrano su un tetto di Parigi e vivono subito dopo la prima di molte disavventure che li porteranno tra la galera e l'ospedale, tra la ricchezza e l'estrema indigenza, tra Francia e Italia flirtando con il crimine come fosse niente e rovinando vite altrui. Tutto per inseguirsi come non avessero altri al mondo. E forse davvero non ne hanno.
Non muovendo un passo dallo stile di messa in scena a cui il nostro cinema ci ha abituato negli ultimi anni, Claudio Cupellini realizza uno dei film più anomali che abbiamo visto, una storia che prima di tutto è densa di eventi, che lascia e riprende per strada dei personaggi come non contassero nulla, che cambia di tono, verso e direzione molte volte. In mezzo sempre loro, Fausto e Nadine, le loro vite parallele che si incrociano e si allontanano ma non smettono di influenzarsi, dentro e fuori diverse prigioni, costretti di continuo a rivoluzionare quello che pensano del proprio futuro ma mai rivolti verso il passato (sembra un dettaglio ma è invece un elemento molto influente nel differenziare questo film dai soliti finti thriller italiani).
Non c'è nessuna probabilità nell'incredibile susseguirsi di fortune e sfortune nella vita dei due ed è una delle prese di posizione migliori, l'aperta finzionalità di una storia che non somiglia alla vita vera ma semmai all'epica del cinema e per questo riesce così tanto a parlare del mondo che viviamo. Pur non essendo un film d'azione Alaska è lo stesso una storia di grandi eventi e clamorosi ribaltamenti, di inseguimenti forsennati e decisioni repentine. Traduce nel cinema drammatico il passo esagerato del cinema d'avventura.
A separarlo dal resto del cinema che vediamo dunque non sono solo i molti eventi ma anche la maniera inedita (per il nostro paese) con la quale sono osservati da un regista lontanissimo dai personaggi, il cui sguardo onnisciente ne segue le gesta quasi stupefatto quanto il pubblico. Non c'è nessuna adesione a loro, Cupellini sembra non essere nemmeno dalla loro parte (e del resto ne fanno di cose di cui non c'è da essere fieri). Solo questo assunto di partenza basterebbe per rendere questo uno dei film italiani "da vedere" della stagione, anche al netto della consueta visione esagerata dei sentimenti o della solita iperbolica voglia di gridare tutto. Una volta tanto si passa sopra volentieri alla recitazione presenzialista delle scene madri e dei tipici momenti in cui un attore mette in mostra se stesso invece del film.
Alaska sembra fregarsene di tutto (e finalmente!). Non vuole decidere un'ambientazione, non vuole decidersi a dare struttura alla sua storia, nè equilibrio ai suoi personaggi, si abbandona al caotico vortice della sceneggiatura (ovviamente molto rigorosa e ben scritta per riuscire ad ottenere quest'effetto) ripetendosi, ritornando su punti che pensavamo conclusi (le molte prigioni), uccidendo personaggi come fosse niente e abbandonandone altri senza troppi convenevoli. Ciò che altrove potremmo elencare come difetti qui sono pregi, perché questa qualità espressiva Alaska la mette a frutto, specie nella chiusa, quando vediamo per la prima volta del sentimento onesto e nudo, una dolcezza insperata che dopo un film di ottusa attrazione sembra spiegare tutto.
Come i migliori finali infatti anche questo disegna un raggio di sole tra le nuvole che cambia il senso di ciò che abbiamo visto fino a quel momento.
Attraverso questa breve recensione-che condivido in ogni sfumatura-di Barsotti del Mattino di Padova, desidero esprimere stima a questo bel film concitato ed intenso Gianni Buganza Alaska, le anime che si sono riconosciute Il talento di Elio Germano e lo sguardo di Astrid Berges-Frisbey nel film di Claudio Cupellini di Leandro Barsotti "Alaska [...] Vai alla recensione »
Già un film italiano che contiene brani di Blonde Redhead e Interpol, dove si parla in francese sottotitolato per la prima mezzora, e nel quale recitano facce come Roschdy Zem, mette di buon umore. Finalmente si respira un'altra aria. Un po' di quel cosmopolitismo che un tempo il nostro cinema possedeva in larga quantità torna a circolare, da Saverio Costanzo che gira in America Hungry Hearts, alle sortite internazionali di Garrone e Sorrentino, dalla Germania di Una vita tranquilla dello stesso Cupellini all'Albania di Vergine giurata, e gli esempi potrebbero continuare.
Al terzo lungometraggio, Claudio Cupellini trova una misura congeniale e realizza il proprio miglior film,"Alaska", purtroppo apprezzato meno del dovuto alla Festa del cinema di Roma. Elio Germano, cameriere emigrato in Francia, per farsi bello con una ragazza, che si trova nello stesso albergo a fare un provino, si mette nei casini e finisce in galera.