| Titolo originale | Plemya |
| Anno | 2014 |
| Genere | Drammatico, Thriller, |
| Produzione | Ucraina, Paesi Bassi |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Myroslav Slaboshpytskkiy, Myroslav Slaboshpytskyi |
| Attori | Grigoriy Fesenko, Yana Novikova, Rosa Babiy, Alexander Dsiadevich, Yaroslav Biletskiy Ivan Tishko, Alexander Osadchiy, Alexander Sidelnikov, Sasha Rusakov, Denis Gruba, Dania Bykobiy, Lenia Pisanenko, Alexander Panivan, Kirill Koshik, Marina Panivan, Tatiana Radchenko, Ludmila Rudenko, Hryhoriy Fesenko, Oleksandr Dsiadevych, Oleksandr Osadchyi, Oleksandr Sydelnykov, Oleksandr Panivan, Kyrylo Koshek, Tetyana Radchenko, Liudmyla Rudenko. |
| Uscita | giovedì 28 maggio 2015 |
| Tag | Da vedere 2014 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,27 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 4 febbraio 2022
Il film è interamente girato in lingua dei segni. Ha vinto un premio ai European Film Awards, In Italia al Box Office The Tribe ha incassato 29,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ucraina. Sergey, giovane sordomuto, arriva in un Istituto dove dovrà restare a lungo. Viene subito sottoposto a violenti rituali di iniziazione da parte dei capi di una banda che detta legge. Le due ragazze più attraenti vengono fatte prostituire di notte andando a cercare clienti tra i camionisti di un parcheggio. Sergey si innamora di una delle due, Anna, e viene ricambiato. Non sa però che uno degli istitutori sta dandosi da fare per mandarla in Italia.
Il primo lungometraggio di Myroslav Slaboshpytskiy appartiene alla categoria dei film destinati a rimanere impressi nella memoria dello spettatore sia per quello che raccontano che per lo stile adottato. Il regista afferma: "È un mio vecchio sogno quello di rendere omaggio al cinema muto. Fare un film che possa essere compreso senza che venga detta una parola. Non pensavo però a un certo tipo di cinema europeo 'esistenzialista' in cui gli eroi stanno zitti per metà della durata del film. Anche perché gli attori non erano muti nei film muti. Comunicavano molto attivamente attraverso un'ampia gamma di azioni e di linguaggio corporeo". Da qui nasce l'esigenza di una 'reale' impossibilità di comunicare con le parole su cui si innesta la decisione di non proporre sottotitoli neppure per tradurre l'alfabeto muto che viene utilizzato dai protagonisti.
Non è un film sui non udenti questo quanto piuttosto un lungometraggio in cui il non utilizzare parole dette fa sì che lo spettatore divenga a sua volta attivo. A lui viene offerta una colonna sonora in cui rumori e suoni giocano un ruolo fondamentale. Ciò che non è dato sentire a chi agisce sullo schermo giunge amplificato all'orecchio di chi è in sala aggiungendo violenza a una vicenda in cui il dominio del più forte e la corruzione più spregevole determinano una lotta per la sopravvivenza. Sergey e Anna (conosciamo i loro nomi dai credits del film perché ovviamente non vengono mai pronunciati) sono vittime di un microcosmo che impone loro regole ferree a cui cercano di adattarsi. In loro però la fiamma di sentimenti che non siano di sopraffazione fatica a spegnersi anche se tutto congiura perché ciò avvenga il più rapidamente possibile. Sullo sfondo, miraggio da raggiungere, c'è l'Italia. In un film che abbonda di inquadrature fisse quella della lunga fila fuori dall'ambasciata italiana finisce con l'essere, vista da questa parte dell'Europa, una delle più significative. Perché ci aiuta a capire quanta sofferenza, quante speranze (e, a volte, quanto sfruttamento) ci siano spesso dietro lo sguardo di persone che incontriamo nella nostra quotidiana realtà.
Il leitmotiv è l'odio e la decadenza. In un vecchio istituto per sordomuti dell'epoca sovietica, osserviamo la vita "di branco" dei ragazzi più grandi, di quelli che dettano legge a forza di pugni e minacce addestrando così anche l'ultimo arrivato non dopo prima averlo deriso e messo alla prova. Tutto è freddo e ghiacciato, dopo aver aggredito [...] Vai alla recensione »
Siamo in Ucraina. Lui arriva in un collegio dove incontrerà bullismo, prevaricazione ma forse anche l'amore. Tutto già visto e rivisto? Eh no. Il film è narrato e recitato con il linguaggio dei segni perché tutti i protagonisti sono sordomuti. Dopo dieci minuti di disorientamento (niente didascalie, traduzioni o parole) verrete trascinati dentro un film geniale, evocativo come una pellicola muta e [...] Vai alla recensione »