| Titolo internazionale | Mafia & Red Tomatoes |
| Anno | 2014 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Giulio Manfredonia |
| Attori | Stefano Accorsi, Sergio Rubini, Maria Rosaria Russo, Iaia Forte, Nicola Rignanese Massimo Cagnina, Giovanni Calcagno, Giovanni Esposito, Silvio Laviano, Michel Leroy (II), Bebo Storti, Paolo De Vita, Debora Caprioglio, Tommaso Ragno, Gianluca Preite, Flavio Cianca, Anna Redi. |
| Uscita | giovedì 18 settembre 2014 |
| Distribuzione | Visionaria |
| MYmonetro | 2,70 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 10 novembre 2017
La storia di una strana antimafia, fatta piantando pomodori. E di qualcosa che viene prima della mafia, dell'antimafia e di tutto il resto: la terra, quella che ci ospita, ci nutre e ci seppellisce. In Italia al Box Office La nostra terra ha incassato 218 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel sud pugliese, il proprietario di un podere e di diversi ettari di terra, Nicola Sansone, viene arrestato e le sue proprietà prima confiscate e poi assegnate a una cooperativa locale incapace di gestirle per negligenza e impreparazione. Dal Nord ad aiutarli viene mandato Filippo, stratega dell'associazionismo da antimafia, uomo da scrivania, esperto di leggi e regolamenti, ma inesperto quando si tratta di sporcarsi le mani con la realtà. A Sud Filippo trova il Sud con tutte le sue contraddizioni, affascinazioni, collusioni, non detti, speranze, creatività e via dicendo, un coacervo di luoghi comuni resi plastici dalla missione che si è dato: far funzionale la cooperativa. Tra i personaggi tutti "tipici" che incontra sulle terre confiscate, c'è Cosimo, lo storico fattore del proprietario Sansone, che nelle more di un giudizio definitivo continua a coltivare l'appezzamento che ben conosce perché un tempo era della sua famiglia, prima che il boss locale, ora agli arresti, se lo prendesse. Filippo e Cosimo ingaggeranno un confronto tra burocrazia e senso della vita che porterà il primo a cambiare e il secondo a redimersi.
Giulio Manfredonia torna con La nostra terra sul solco della commedia etica già inaugurata con il fortunato Si può fare che raccontava una vicenda nello spirito non dissimile da questa: un sindacalista viene mandato a gestire una cooperativa composta da ex pazienti di un manicomio. Quel che si racconta alla fine è questo: fare l'impresa gestendo un bene comune secondo i principi del politicamente corretto. Aggiornando il tema, dunque, Manfredonia individua il nuovo "bene comune", le cooperative antimafia (realtà già attive da molto tempo ma mai raccontate al cinema, tanto meno nei modi della commedia), e su di esso costruisce una sceneggiatura molto calibrata, fino all'eccesso.
Se non fosse per la straordinaria bravura di alcuni suoi interpreti (Sergio Rubini tra tutti, che riesce a dare corpo, odore, ironia, pensiero, azione a un personaggio altrimenti bidimensionale), La nostra terra avrebbe assunto il tono di una lezioncina in punta di penna, una commedia con tutti gli ingredienti a loro posto, scritta con il bilancino, schematica e meccanica, e per questo prevedibile, con personaggi inseriti come ingredienti tipici di una ricetta da masterchef televisivo. Si sente dunque il lavorio di questa costruzione drammaturgica, rotto dalla verve e dall'invenzione di attori veri a autoironici (Sergio Rubini, Iaia Forte) che anche solo con un gesto riescono a smarcarsi dalla rigidità di una sceneggiatura che li ha pensati troppo, definendoli a volte come macchiette.
La nostra terra è comunque una commedia intelligente e divertente, una favola etica sui limiti del buonismo da terzo settore e sull'italietta dei sempre bravi che ce la possono fare. Un remake meridionalista e "bio" di Si può fare, senza le nevrosi di Bisio ma con le ossessioni di Accorsi, senza i mattarelli del nord ma con i contadinelli del sud, di nuovo conio o vecchia tradizione, inventati o veri, figli di una Apulia sempre più virtuosamente commission.
Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli. (proverbio navajo) Si può lottare contro le mafie con piccole cooperative agricole dedite all’agricoltura dei terreni confiscati ai mafiosi? Si può opporsi alla lupara e alle intimidazioni con la coltivazione di zucchine e pomodori biologici? Si può parlare [...] Vai alla recensione »
Contro le mafie a colpi di pomodori. E di cliché facili facili. Va bene che in Italia bisogna alleggerire tutto, chissà perché, ma c'è un limite alla banalizzazione. L'allegra brigata che dichiara guerra al boss in galera coltivando le sue terre a verdure bio, poi se lo ritrova davanti quando la giustizia compiacente lo fa uscire, è così falsamente variegata e coraggiosa che non la berremmo nemmeno [...] Vai alla recensione »