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Ultimo aggiornamento venerdì 4 febbraio 2022
Il film è basato sul romanzo "La Douceur Assassine" di Françoise Dorner e narra le vicende di un vedovo pensionato; un incontro con una giovane donna francese illuminerà e cambierà drasticamente il suo stile di vita. In Italia al Box Office Mister Morgan ha incassato 92,3 mila euro .
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Matthew Morgan è americano e vive a Parigi come il protagonista del celebre film. Tre anni prima ha perso la moglie e da allora si trascina per la città e nella vita, aspettando soltanto il momento giusto per farla finita. Cocciuto e refrattario al prossimo quanto alla lingua francese, Matthew incontra Pauline Laubie, giovane insegnante di cha cha cha orfana di padre. La distanza anagrafica viene riempita molto presto da un affetto sincero, lunghe promenade, pranzi in panchina e cene solenni, in cui Matthew e Pauline aprono i loro cuori e confrontano le rispettive paure. Ma a Pauline non riesce il miracolo di 'trattenere' Matthew, che sprofondato dal dolore cerca riparo nella morte. Sopravvissuto ai sonniferi e al tentativo di suicidio, l'uomo riceve in ospedale la visita dei figli, Karen e Miles, che equivocano la relazione tra il padre e Pauline. Anni di silenzi, rancori e recriminazioni sembrano aver congelato per sempre il cuore di Matthew e quello dei suoi figli.
A volte una buona storia, una bella città e dei bei personaggi non sono sufficienti a fare un film di successo. Mister Morgan si iscrive nell'ordine e spreca il romanzo di Françoise Dornier, "La douceur assassine", preferendo uno sguardo straniero, accomodato sui cliché. Commedia umana e dramma familiare con vista sulla Tour Eiffel, Mister Morgan osserva il procedere affettivo tra un anziano professore in impasse e la sua musa ballerina. Sandra Nettelbeck, regista tedesca di Ricette d'amore, versione originale del più celebre Sapori e dissapori, mette mano al romanzo da invasore e ne realizza una versione esotica che trasforma un vecchio professore parigino in un americano ordinario e una vendeuse in un'insegnante di cha cha cha, che si sogna danseuse classique e ignora sorprendentemente chi sia Rudolf Nureyev. Le parigine lo sanno già in età prescolare ma sorvoliamo clementi.
Confermati, nel romanzo come nel film, sono gli anni che separano Matthew e Pauline e la solitudine che condividono. Chiuso in una bolla di narcisismo personale e culturale l'uno e piena di una fiducia naïve e senza increspature l'altra, diventa impossibile 'resistersi' e resistere alla tentazione di colmare il vuoto, avviando una relazione inedita (e illibata) che costruisce il film come una beffa. Perché la Nettelbeck si abbandona al sentimentalismo e abbandona a metà il tema della senectutem e lo spazio di libertà che si sono conquistati quelli che come Mister Morgan non hanno più niente da cambiare e vorrebbero solo arrendersi con onestà e con stile. Così Mister Morgan naviga a vista, senza disciplina, senza direzione e senza il controllo emotivo dei dialoghi, dei personaggi, dello spazio. Lungo la strada si sovraccarica di una figlia shopaholic, un figlio scontroso e una liaison sentimentale, che ingolfano il motore fino a spegnerlo.
Nella commedia pesante o nel dramma leggero della regista tedesca non c'è una sola battuta in grado di raccontare i personaggi, di drammatizzare due anime fragili in equilibrio sul ciglio del proprio tempo e della propria età. Meglio ripiegare su Paris, la Tour Eiffel, le vin rouge, la baguette e a un abusato verso di Leonard Cohen, dopo il quale la noia ha davvero il sopravvento. A guardarsi intorno senza trovare alcunché di interessante, tranne l'uno per l'altra, sono Michael Caine e Clémence Poésy stonati sopra una panchina e davanti a un immangiabile hot dog.
Un anziano professore americano si trasferisce a Parigi, dopo la morte della moglie e casualmente in un autobus incontra Pauline, una giovane donna che insegna cha cha cha. Il professore ha manie suicide ed è stanco di vivere, Pauline è colma di vita e non nega mai un sorriso. Ma entrambi sono consumati dalla solitudine, dall'incomprensione del mondo attorno a loro. Nasce così una particolare amicizia che li condurrà a riflettere sui rapporti e sull'esistenza.
Il film è basato sul romanzo "La Douceur Assassine" di Françoise Dorner. Pauline non è una Lolita e Matthew non sferza l'ultimo senile colpo di coda sul versante erotico. Così come non vengono ad instaurarsi le dinamiche ambigue quanto scontate di una relazione fra docente e discente. Tra i due non c'è sesso, né seduzione. L'incontro è uno sguardo di stupore, il rapporto è unico; rarefatto e lieve come una barca a remi su un lago d'autunno che i due protagonisti prendono per allontanarsi dalla città. In una società dove non vi è più il diritto a diventare anziani, Matthew, che ha già un rapporto ostile con i figli, si sente finalmente accolto nella sua testardaggine e nella sua fragilità. Pauline sembra illuminarlo ma è una luce che gli fa vedere ancora meglio cosa vuol dire una vita prossima a finire.
"Non potevo che prendermela con me stesso. Sapevo molto bene ciò che rischiavo, consegnandomi alla giovinezza di una sconosciuta. Sapevo bene quanto anche la minima attenzione per un uomo della mia età possa essere fatale. L'indifferenza uccide poco a poco, ma la dolcezza è assassina" dice il protagonista maschile nel romanzo di Dorner. Il rapporto tra i due personaggi, nella sua eccezionalità, ha qualcosa di talmente grande che sortisce effetti collaterali inaspettati. Le attenzioni di Pauline diventano fatali, i suoi capelli ricordano all'anziano professore quelli della moglie defunta, la sua giovinezza il tempo perduto che non torna. La dolcezza di questa sconosciuta che accede timidamente nella sua vita diviene più letale dell'indifferenza e della solitudine che lo attanagliavano prima di incontrarla. Come nel precedente film Helen anche qui Sandra Nettelbeck lavora sulla depressione come assenza di comunicazione e sulla ricerca di un antidoto per sopravviverle. Questa volta è la forza di un'amicizia, di una relazione senza tornaconti a rimettere in moto l'insulso quotidiano. Con le sue passeggiate e lezioni di ballo. In un'intervista a proposito del tema della depressione, la regista di Amburgo ha affermato che una sclerosi multipla non assomiglia ad un cuore infranto così come il cancro non somiglia alla tristezza. Eppure la depressione clinica si muove in questo ambito, pur sapendo che la felicità non è scontata e non può essere indotta per via medica. Abbiamo bisogno di altre risposte.
La forza del film è però unicamente nell'ineguagliabile interpretazione di Michael Caine che a volte appare arrogante, supponente e orgoglioso, altre ironico, indifeso, nostalgico, disperato. Ma il film non mantiene quel che promette e l'interrogativo sulla vecchiaia solitaria va a morire su un finale che insulta la spontaneità e la straordinarietà del rapporto che lo spettatore ha visto nascere.
il romanzo dev'essere avvincente se dalle sue pagine è uscito un film così delicato e perfetto da lasciare lo spettatore coinvolto.e non poteva che essere una donna la regista,a lasciare traccia delicata su un film basato sui sentimenti,inespressi ma anche paventati,bravi gli attori,belle le location,essenziale il contesto,ne sono uscita entusiasta.
«Mister Morgan» conferma che a Parigi si può anche ripercorrere strade ultra-sfruttate senza perdere il bandolo della grazia affabulatrice. Sembrerebbe allo start un film depressivo sulle disgrazie della senilità, ma poi, ecco che all'improvviso il lavoro del regista e la straordinaria abilità recitativa del veterano Caine iniziano a predisporre il piccolo e non scontato miracolo.