| Titolo originale | Woody Allen: A Documentary |
| Anno | 2012 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | USA |
| Durata | 113 minuti |
| Regia di | Robert B. Weide |
| Attori | Woody Allen, Letty Aronson, Marshall Brickman, Josh Brolin, Dick Cavett Penélope Cruz, John Cusack, Larry David, F.X. Feeney, Robert Greenhut, Mariel Hemingway, Charles H. Joffe, Antonio Banderas, Seth Green, Annette Insdorf, Scarlett Johansson, Julie Kavner, Diane Keaton, Nettie Konigsberg, Martin Landau, Louise Lasser, Robert Lauder, Eric Lax, Leonard Maltin, Douglas McGrath, Sean Penn, Tony Roberts, Chris Rock, Jack Rollins, Mickey Rose, Richard Schickel, Martin Scorsese, Mira Sorvino, Juliet Taylor, Stephen Tenenbaum, Naomi Watts, Fred Weintraub, Dianne Wiest, Gordon Willis, Owen Wilson, Vilmos Zsigmond. |
| Uscita | venerdì 21 settembre 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,36 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 3 aprile 2014
Il maestro del cinema Woody Allen protagonista di un documentario prodotto dalla rete televisiva americana PBS e diretto da Robert Weide. In Italia al Box Office Woody ha incassato 35,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Woody Allen il premio Oscar, Woody Allen il comico televisivo che ha boxato con un canguro, Woody Allen il clarinettista, lo sceneggiatore senza pari, il regista che voleva rifare Bergman e Fellini, l'attore e il direttore d'attori. Il documentario di Robert B. Weide sul regista newyorchese prova a fare il punto su una carriera strabiliante e lo fa partendo dall'uomo Allan Konigsberg, dal suo quartiere di Brooklyn, dal cinema dietro l'angolo che non c'è più, sostituito da un centro medico senza charme, dalla macchina da scrivere, la stessa da quarant'anni, dai ricordi di famiglia, brevi ma preziosi, della madre e della sorella.
Cut cinematografico di un'opera dalla durata doppia, con aspirazioni di summa biografica, Woody gode della disponibilità a parlare di Allen stesso, per quanto sempre circoscritta al minimo indispensabile, a volte quasi affaticata, perché le interviste non sono mai state di suo gradimento - dice - così come il red carpet è sempre stato una tortura: troppo lontano dal mondo reale, ingannevole, insensato. Pur costretto a galoppare tra i quaranta titoli nel minutaggio a disposizione, e dunque a sorvolare su qualcosa e a sacrificare molto, Weide segnala delle cesure importanti, che Allen commenta quasi minimizzando, ridimensionandone senza spocchia la portata. Io e Annie, la prima commedia che parla dell'amore degli adulti e riscrive all'improvviso l'universo di questo genere cinematografico, che dopo quel film non sarebbe mai più stato lo stesso, l'azzardo drammatico di Interiors, la freddezza che ha suscitato l'incompreso Stardust Memories, l'incontro con Mia Farrow, attrice dalla versatilità incredibile e fino ad allora mai esplorata, La Rosa purpurea del Cairo che esplicita il cuore della poetica del regista, ovvero il rapporto tra la vita reale e quella immaginata, creata artisticamente, l'architettura di Crimini e Misfatti, il successo inaudito di Midnight in Paris.
Ne escono due immagini, contraddittorie o forse no: da un lato quella di un bambino allegro che la scoperta della mortalità ha depresso per sempre, dai cinque anni in poi, e dall'altro quello di un lavoratore instancabile, che nonostante non vedesse un senso non ha mai smesso di cercarlo, denunciarlo e raggirarlo. Ne esce soprattutto un "metodo Woody", vincente e forse l'unico possibile per chi dell'arte ha un bisogno letteralmente vitale e non accessorio. Un metodo che consiste nel fare senza sosta, senza perdere tempo, con l'unica condizione che non ci siano condizioni, ovvero che il controllo del regista sul suo prodotto sia totale e che egli possa considerarsi il responsabile di ogni merito e di ogni colpa. Un metodo raro.
Se a un certo punto della vostra vita avete deciso di saperne di più su quell'ometto rosso con gli occhiali dalla montatura monumentale, e se siete rimasti affascinati dalla sua straordinaria versatilità (come regista, sceneggiatore e attore di film che spaziano dal comico slapstick alla commedia impegnata con saltuari riferimenti al drammatico), questo film è una fermata obbligata. [...] Vai alla recensione »
La premessa importante è che nel suo bio-documentario il regista Robert B. Weide si è piazzato all'altezza di Woody Allen, rifuggendo dal gossip e dalla cinefilia e mettendo in campo strumenti critici di prima scelta. «Woody» è davvero un ritratto dell'artista come non era mai stato raccontato, una fluida carrellata guidata, in pratica, a quattro mani.