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Ultimo aggiornamento martedì 20 dicembre 2016
Jean Dujardin, acclamato a Cannes come Miglior Attore per The Artist, torna nelle vesti di sceneggiatore e regista per un film a episodi sull'infedeltà. In Italia al Box Office Gli infedeli ha incassato 381 mila euro .
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Fred e Greg, Olivier e Nicolas, Bernard, François, Laurent e Antoine, Eric e James sono le tante maschere dietro le quali si muovono Jean Dujardin e Gilles Lellouche in "sei piccoli film" sull'infedeltà degli uomini.
Voluta dall'attore dell'anno con la complicità del collega, amico di lunga data, questa carrellata di variazioni sul tema guarda compiacente al cinema italiano ad episodi di Dino Risi e contemporanei, ma questa volta non è tanto la formula a sketch ad aver passato la data di scadenza quanto il narcisismo dei due interpreti e sceneggiatori. Tanto più che la varietà proposta non è tale da far sgranare gli occhi, al contrario: alla molteplicità di situazioni fa da freno un deprimente denominatore comune per cui, alla fine dei conti, tanto i machi alla ricerca esplicita di avventure extraconiugali quanto i sedotti serialmente quasi contro la loro volontà, rispondono a un archetipo di teneri perdenti, tristi, soli o al limite accompagnati tra loro, spesso più oggetti - nelle mani di una ragazzina che gioca a fare la femme fatale o di una dipendenza che non trova cura - che non soggetti di una scelta consapevole o gestibile.
Se serve a poco il camaleontismo sfrenato dei due protagonisti per uscire dal tunnel della loro sovraesposizione forzata, conforta, invece, l'alternanza dei registi e dei registri e la presenza di un paio di volti noti disposti a prendersi dichiaratamente poco sul serio in nome della commedia di costume, come quelli di Guillame Canet e Sandrine Kimberlain.
Passandoli in rassegna, dunque, si osserva come il "Prologo" di Cavayé abbia il pregio di tentare di imporre, attorno a un copione sbagliato e logorroico, uno spettacolo controverso, appositamente disturbante, letteralmente "discutibile", ma anche come nessuno dei registi che seguono colga la palla, lasciando il suo appello senza ascolto. Gli episodi firmati Alexandre Courtès, invece, pur nel loro essere i più grevi, non ricorrono se non altro a nessuna filosofica foglia di fico e scelgono di presentarsi "nudi", lasciando che siano l'inquadratura e una battuta di dialogo a illuminare il lato ironico o grottesco della scena: ma sono francobolli e finiscono in barzelletta. Il risultato migliore - soltanto nel contesto di riferimento - è forse "Gli infedeli anonimi", dove Courtès ha più tempo a disposizione e dove la centralità di una figura femminile adulta (la Kimberlain, appunto) offre per la prima e unica volta una visuale diversa sui fatti: la donna resta sfortunatamente portatrice di un'istanza tesa a castrare l'esuberanza maschile ma se non altro con leggerezza e con sofferta partecipazione. Hazanavicious ("La coscienza pulita") e Lartigau ("Lolita") sono prolissi e scolastici, mentre la Bercot ("La domanda") e la coppia Dujardin-Lellouche ("Las Vegas") si contendono il primato del peggiore.
Questo non è il classico film che si dimentica per la sua inconsistenza dopo pochi giorni, od ore. Questo è un film che si ricorda esattamente per lo stesso motivo. Si aggiunge l'amara constatazione che individui talentuosi, come Dujardin e Hazavinicius, cui si deve un gioiellino come The artist, possano inciampare in modo così banale, probabilmente solo per ragioni di cassetta. E& [...] Vai alla recensione »
Dopo le tante sberle che i francesi ci hanno rifilato al box office — buon ultimo, Quasi amici — possiamo prenderci la rivincita, e ringraziare Jean Dujardin & Gilles Lellouche, i fautori de Gli infedeli, film a episodi con regia collettiva— con loro, Bercot, Cavayé, Courtès, Hazanavicius e Lartigau — e cast assortito — c’è anche Guillaume Canet pettinato da pupazzo e la moglie di Dujardin, Alexandra [...] Vai alla recensione »