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Ultimo aggiornamento venerdì 30 marzo 2018
La storia di due fratelli poveri che cercano l'occasione per sperare in un futuro migliore. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Sister ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 249 mila euro e 46,1 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il dodicenne Simon vive nella vallata industriale ai piedi di un altipiano sciistico di lusso. Condivide l'appartamento popolare con la sorella maggiore, Louise, che non ha un lavoro. Nessuna traccia, invece, dei genitori. Simon procura il cibo e i soldi che servono per vivere ad entrambi vendendo ai suoi coetanei sci, guanti e occhiali di valore, che ruba nel corso delle sue trasferte quotidiane in alta montagna. Ruba anche su commissione, l'attrezzatura della marca richiesta.
Ursula Meier ambienta la sua opera seconda nuovamente su un confine, questa volta più abituale, meno insolito rispetto al tratto di autostrada di Home, ma anche più manicheo e drammatico.
Il film procede testardo, come la convinzione di Simon di poter vivere con i proventi dei furti stagionali, mangiando i panini estratti dagli zainetti dei piccoli turisti, fino a che un colpo di scena non riscrive improvvisamente la situazione, rendendo la lotta quotidiana del bambino più toccante che biasimabile. La struttura, quasi a dittico, ricorda non a caso quella del Matrimonio di Lorna dei fratelli Dardenne, non nei contenuti ma in ragione di quella cesura così netta e posizionata molto in avanti. E i due fratelli belgi sono chiaramente anche gli ispiratori primari di questo genere di dramma, che non sconfina mai nel melodramma ma si muove per tutto il tempo teso sul bordo dello stesso, votato all'asciuttezza e radicato fortemente nel terreno delle disuguaglianze sociali.
La bella Léa Seydoux si rende credibile nella sua trasformazione in ragazza senza un soldo e senza una arte né parte, il che non è poco, e allo stesso tempo non ruba la scena al vero protagonista del film, Kacey Mottet Klein; ma ci sono aspetti che non sono altrettanto credibili, su tutti la complicità di Simon con il cuoco inglese.
In conclusione, però, non è la mancanza di sincerità il rischio primario in cui incorre il film, bensì quello di non andare mai abbastanza oltre la cronaca naturalistica dei fatti. L'ironia tragicomica di "Home" è quasi del tutto assente ma, nonostante il tragico non sia giustamente il registro di questo lavoro, non c'è altro a sostituirlo, nemmeno la tenerezza che i Dardenne hanno recentemente rivelato nel Ragazzo con la bicicletta. L'autrice avrebbe fatto meglio a cercare maggiormente se stessa, anziché emulare un modello altrui.
In fondo è bello rubare con Simon, non sembra un misfatto e nemmeno va a colpire poveracci: ruba attrezzatura da sci, firmata, moderna o anche no, tanto "se ne fregano lassù, ne comprano subito un altro". Opera a modo suo una redistribuzione della ricchezza: i derubati di una località sciistica alla moda andranno subito in negozio a comprarsi qualcosa di nuovo in sostituzione del maltolto (il [...] Vai alla recensione »
Simon ha 12 anni ma ne dimostra 10. In compenso ha due vite, una di sopra e una di sotto. Di sopra, in cima alla funivia che domina la vallata, è un ragazzino con tutti i segni del privilegio addosso, giacche a vento fiammanti, occhialoni da sole, sci ultimo modello. Ma quegli accessori da ragazzino in vacanza non sono suoi: sono cose che ruba al rifugio, accumulando strati di vestiario sul suo fisico [...] Vai alla recensione »