Muffa

Film 2012 | Drammatico, 94 min.

Titolo originaleKüf
Anno2012
GenereDrammatico,
ProduzioneTurchia, Germania
Durata94 minuti
Regia diAli Aydin
AttoriErcan Kesal, Muhammet Uzuner, Tansu Biçer .
Uscitamartedì 30 aprile 2013
TagDa vedere 2012
DistribuzioneSacher
MYmonetro 3,39 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ali Aydin. Un film Da vedere 2012 con Ercan Kesal, Muhammet Uzuner, Tansu Biçer. Titolo originale: Küf. Genere Drammatico, - Turchia, Germania, 2012, durata 94 minuti. Uscita cinema martedì 30 aprile 2013 distribuito da Sacher. - MYmonetro 3,39 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il film è stato premiato al Festival di Venezia, In Italia al Box Office Muffa ha incassato 50,9 mila euro .

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Consigliato sì!
3,39/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,90
PUBBLICO 3,27
CONSIGLIATO SÌ
Tra scavo psicologico e denuncia civile, un esordio sullo smarrimento di un regista da tenere d'occhio.
Recensione di Marco Chiani
mercoledì 3 aprile 2013
Recensione di Marco Chiani
mercoledì 3 aprile 2013

Basri, un uomo sulla sessantina che si guadagna da vivere facendo il guardiano delle ferrovie, da diciotto anni invia lettere alle autorità al fine di avere notizie del figlio, scomparso dopo un arresto per aver espresso opinioni politiche avverse al governo turco. E' la speranza di riabbracciarlo o, almeno, di poterne seppellire i resti a spingerlo avanti, nonostante i suoi tentativi siano stati repressi più volte dalle forze di polizia. Segretamente malato di epilessia e al di fuori di ogni legame sociale, aspetta una risposta che, una volta arrivata, lo renderà ancora più solo.
L'immobilità inquieta della prima regia di Ali Aydin si riflette nei corpi e negli spazi, nella scelta di inquadrature e di movimenti di macchina che confluiscono, insieme, nel ritratto di un personaggio volutamente preda della reclusione esistenziale. Lontano da qualsiasi contatto sociale, Basri abita da solo in un villaggio di montagna da cui s'incammina ogni mattina per percorrere molti chilometri - a piedi - su quei binari ferroviari di cui è guardiano, attraversando una terra che fa eco al suo stesso silenzio. L'unico motivo di confronto con il reale è l'enorme vuoto causato dalla scomparsa del figlio (cui ha fatto seguito anche la morte della moglie), per cui incontra periodicamente funzionari di polizia che, negli anni, lo hanno interrogato, torturato e messo in isolamento.
Nel faccia a faccia con Murat, ennesimo poliziotto cui si rapporta, trova però un legame diverso, quasi una possibilità di dialogo; nella scelta del lungo piano sequenza in cui i due personaggi tentano di interloquire l'uno seduto di fronte all'altro, ma sempre divisi da un tavolo e dai propri ruoli, affiora il vero senso del lavoro, per cui l'intento di denuncia è tutt'uno con l'urgenza di indagare gli animi degli uomini in scena. Partendo dalle storie vere dei desaparecidos kurdi in Turchia dei primi anni Novanta, si fa riferimento ai molti casi di persone arrestate e fatte sparire dall'esercito turco per aver espresso idee diverse da quelle di un apparato di estrema destra, Aydin porta avanti con rigore e compattezza stilistica un'indagine sulla coscienza umana e le sue afflizioni, capace di colpire senza mai indulgere alla commozione.
L'intento civile e lo scavo psicologico sono le due linee strutturali su cui posa questo dolente film sulla distanza e sullo smarrimento, perfettamente calato in un Paese socialmente decomposto - il titolo rimanda propriamente ad una marcescenza, ad una muffa capace di rendere l'aria irrespirabile - che non è mai solo sfondo, ma parte sostanziale di un esordio registico segnato da non comuni capacità di racconto. Premio Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima (Luigi de Laurentiis) alla 69° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Presentato alla Settimana della Critica di Venezia 2012 e premiato come Opera Prima, è costato all'esordiente Aydin 7 anni di lavoro per scrivere la sceneggiatura. Fa perno su un paradosso. Il fenomeno dei desaparecidos non riguarda soltanto l'Argentina. Negli anni 1990-96 si è ripetuto in Turchia. Nel 1995 centinaia di donne - sui mass media battezzate "le madri del sabato" - cominciarono a riunirsi davanti al liceo Galatasaray con le fotografie dei figli scomparsi dopo il loro arresto per mano della polizia di un governo di estrema destra. Il paradosso è che nel film non sono nemmeno nominate - anzi vi compare, per due minuti appena, una donna sola. Girata alla fine delle riprese, ma inserita all'inizio della storia, c'è una sequenza straordinaria di 11 minuti (con la cinepresa immobile, come nel resto del film se si tolgono brevissime panoramiche): un dialogo tra un avvocato e Basri, guardiano delle ferrovie il cui lavoro consiste nel controllare i binari che ogni giorno, d'estate come d'inverno, percorre a piedi e che per 18 anni scrive 2 lettere al mese al ministero degli Interni e alla questura: vuole sapere che fine abbia fatto il figlio Seyefi, un curdo come gli altri scomparsi. I suoi resti sono stati ritrovati a Istanbul. Secondo Aydin, la lettura di Dostoevskij ha contato molto per la cupezza del suo protagonista assoluto che perde a poco a poco anche la speranza.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 2 maggio 2013
FabioFeli

Muffa di Ali Aydin Da una decina di anni, ogni settimana, le madri dei cittadini turchi – in gran parte di etnia curda –, scomparsi durante la dura repressione degli anni tra il 1991 e il 1997, si riuniscono in piazza Galatasaray a Istambul: una protesta simile a quella delle ‘Madres Locas’ di Plaza de Mayo a Buenos Aires.

sabato 30 novembre 2013
Eugenio

Mai una premiazione fu più appropriata. Leone del futuro al festival del cinema di Venezia del 2012, Muffa questo il titolo della pellicola dell’esordiente Ali Aydin, è un film che ci ricorda da vicino il neorealismo italiano del dopoguerra con tematiche assai più intimiste. Ambientato durante il conflitto tra turchi e curdi, in un contesto sociale in cui la Turchia [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 maggio 2013
renato volpone

Il silenzio è la colonna sonora di questo film, il silenzio fa da sfondo ai sentimenti, alle umane debolezze, alle depravazioni, alla povertà, alla compassione.  Il silenzio rotto sola dal ticchettio dell’orologio nella casa fatta di umiltà dove Basri vive la sua solitudine dopa la scomparsa del figlio, per la quale non si da pace, e la morte della moglie.

lunedì 6 maggio 2013
Flyanto

 Film in cui si racconta di un anziano controllore dei binari della ferrovia che continuamente ed ostinatamente chiede allo Stato notizie sulla scomparsa del figlio avvenuta durante la guerra civile tra turchi e curdi. Ciò è diventata e diventa per lui un'ossessione poichè nessuna risposta, anche dopo tanti anni, gli viene data mentre per altri, come per un suo strafottente [...] Vai alla recensione »

lunedì 2 dicembre 2013
THEOPHILUS

KÜF   Basri lavora lungo i binari ferroviari e segnala eventuali guasti sulla linea. Vive solo. Il figlio, un giorno è scomparso e, dopo poco, la moglie ne è morta. L’uomo scrive ripetute petizioni al governo turco per avere notizie, senza ricevere mai risposte. Anzi, è convocato di tanto in tanto dalla polizia locale, che ne controlla le mosse.

venerdì 11 luglio 2014
enzo70

Ali Aydin sceglie di esordire con un film difficile, duro, arricchito dai molti silenzi che danno forza alla tragedia dei curdi in Turchi. La negazione del genocidio è solo l’aspetto più eclatante dell’atteggiamento del governo turco rispetto ad una minoranza da sempre odiata. Ai margini dell’Unione europea, ma con una richiesta di ingresso in corso, il Governo turco [...] Vai alla recensione »

domenica 2 giugno 2013
lollo-brigida

Film lentissimo non adatto al pubblico che cerca divertimento ed azione. Il regista imita spudoratamente il suo pigmalione, il pluripremiato regista di Istanbul, Nury Bilge Ceylan che, dovrebbe anche produrre il film. Prende come protagonista l'attore feticcio di Ceylan e lo cala in un'ambientazione suggestiva, lontano da tutto il frastuono della società metropolitana.

venerdì 10 maggio 2013
brian77

Macchina da presa sempre fissa, attori sempre immobili, sguardi sempre fissi nel vuoto. Oh, ma che film poetico...

giovedì 6 settembre 2012
viaggiatore77

Ottimo film che racconta attraverso la storia di un guardiano dei binari che non si arrende alla scomparsa del figlio, dopo l'arresto per atti anti governativi. Ogni protagonista rappresenta un volto della turchia: le famiglie, lo stato oppressore, il popolo che non si aiuta. Tutti veramente bravi, nei dialoghi, negli sguardi, nei silenzi. La fotografia è eccezionale, carica di emozione (perché non [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Cristina Piccino
Il Manifesto

Muffa, quella patina che cresce sottile ma implacabile, che divora lentamente le cose e i luoghi sgretolandoli o risucchiandoli in un'invisibilità. Ed è lungo i contorni di questa «invisibilità» coatta che Ali Aydin costruisce il suo film, premio De Laurentis per la migliore opera prima all'ultima Mostra del cinema di Venezia (era nella selezione della Settimana della critica), e ora in sala con la [...] Vai alla recensione »

Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Un vecchio guardiano ferroviario è alla caccia della verità sulla scomparsa del figlio avvenuta molti anni prima, durante i movimenti antiregime in Turchia. Il folgorante esordio di Ali Aydin e meritatissimo Leone d'oro opera prima all'ultima Mostra è il calvario crudele e tormentato di un genitore alla ricerca almeno di un "corpo" per possa ridare pace alla sua vita.

R. Kurt Osenlund
Slant

Ben fatto quanto cupo, il film di debutto del turco Ali Ayd?n, funziona sia come uno studio di caratteri sia come un corteo funebre allungato. Al centro del film c'è Basri, interpretato con un'intensità unica da Ercan Kesal. Un vedovo dell'Anatolia è da anni in cerca del figlio perduto, forse finito in carcere per aver partecipato a delle manifestazioni di protesta a Istanbul.

Paolo D'Agostini
La Repubblica

Muffa, del turco trentenne Ali Aydin, è un film così ricco di riferimenti alle vicende nazionali da offrire due piani di lettura. Uno è per chi conosce da vicino i richiami storici e politici: molti segnali sono disseminati lungo il film attraverso lo stratagemma di una radiolina che il protagonista tiene spesso accesa. Facili e immediati da cogliere per chi ha vissuto o conosce bene quanto accaduto [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Tre personaggi e una tragedia. La tragedia è passata, il film si concentra sui suoi effetti a lungo termine, che avvolgono tutto come una muffa che avvelena il respiro e la mente. Basri è sui 60, vedovo, probabilmente curdo. Fa l'ispettore delle ferrovie, spera che un giorno qualcuno gli dia notizie del figlio scomparso nel nulla 18 anni prima. E intanto sopravvive, sorretto da quell'idea fissa.

NEWS
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sabato 8 settembre 2012
Giancarlo Zappoli

Lo possiamo dire senza il timore di essere smentiti: il Leone d’Oro assegnato a Pietà di Kim Ki-duk è un riconoscimento meritatissimo andato a un regista che è da tempo un autore a pieno titolo. Ne è testimonianza l'applauso unanime che ha accolto l'annuncio [...]

winner
leone del futuro - premio luigi de laurentis
Festival di Venezia
2012
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