| Titolo originale | In the Fog |
| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania, Paesi Bassi, Bielorussia, Russia, Lettonia |
| Durata | 127 minuti |
| Regia di | Sergei Loznitsa |
| Attori | Vladimir Svirskiy, Vladislav Abashin, Sergey Kolesov, Yuliya Peresild, Nadezhda Markina Vlad Ivanov, Nikita Peremotov, Kircho Petrov, Dmitriy Kolosov, Stepans Bogdanovs, Dmitriy Bykovskiy-Romashov, Igor Khripunov, Boris Kamorzin (II), Mikhail Evlanov, Sergey Russkin, Timofey Tribuntsev, Franco Moscon. |
| Uscita | giovedì 9 maggio 2013 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Moviemax |
| MYmonetro | 3,12 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 14 maggio 2013
Il dilemma morale di un uomo che lotta per provare la propria innocenza.
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CONSIGLIATO SÌ
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Unione Sovietica. Bielorussia 1942. La regione è sotto il controllo dei tedeschi e la resistenza partigiana cerca di reagire. Un treno viene fatto deragliare non lontano dal villaggio in cui vive Sushenya, che lavora al controllo dei binari. Lui e i compagni, che aveva cercato di dissuadere da un atto le cui conseguenze avrebbero potuto ricadere sulla popolazione, vengono arrestati. Sushenya è il solo a salvarsi dall'impiccagione. Nell'ambito dei resistenti si diffonde rapidamente la voce di un tradimento da parte del giovane. Quale altra ragione ci potrebbe essere per il fatto che sia stato risparmiato? I compagni Burov e Voitik vengono mandati a prelevarlo dinanzi a moglie figlio. La sua sorte sembra segnata ma uno dei due viene ferito in modo grave e la situazione sembra essere in attesa di una svolta.
C'era una volta il cinema dell'URSS che cantava incessantemente le glorie della resistenza all'invasore nazista. Pochi osavano narrare episodi che, anche solo minimamente, potessero intaccare l'immagine voluta dalla retorica di regime (che peraltro aveva dalla sua i 23 milioni di morti). Ci potevano provare solo i pochi autori pronti a subire l'emarginazione come Andrei Tarkovskij che con L'infanzia di Ivan cantò fuori dal coro denunciando l'irrazionalità di ogni guerra. Oggi il mercato della CSI sembra solo apparentemente più libero mentre è la censura di mercato a dominare il territorio. Quindi, ora come allora, sono necessarie delle voci libere per poter portare sullo schermo la guerra senza profondersi in sparatorie ma anzi evitandole ogni volta che ciò è possibile. Il compito se lo è assunto Sergei Loznitsa che ha adattato un libro di Vasily Bykov traducendolo in un film che supera la durata delle due ore ma che viene portato sullo schermo con soli 72 tagli di montaggio.
Non è un film facile Anime nella nebbia ma riesce a far 'sentire' allo spettatore il crescere della spirale di un sospetto che ha attraversato sempre (anche se spesso accuratamente occultato) i movimenti resistenziali. Perché, messi nelle stesse condizioni, alcuni si salvano e altri soccombono? Quale sarà stata la loro attività di delazione e quanto sarà stata determinante per la loro sopravvivenza? Il regista riesce anche ad andare oltre questo assunto primario. Con il peregrinare nella foresta dei suoi protagonisti, alternato alla presentazione di flashback in cui operano collaborazionisti, offre un'ulteriore chiave di lettura ad un periodo storico in cui fa agire personaggi silenziosamente tormentati.
Se la contemporaneità può apparire spaventosa, niente può essere più tragico del passato. Ce lo ricorda l' ucraino Sergei Loznitsa, 48 anni, con Nella nebbia uno di quei film di massima nobiltà e umanità, un tempo molto più frequenti ai festival. Nazismo e resistenza nella Bielorussia del 1942 invasa dai tedeschi, quando che su meno di dieci milioni di abitanti, due milioni furono massacrati, tutte [...] Vai alla recensione »