| Titolo internazionale | All About You |
| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Alina Marazzi |
| Attori | Charlotte Rampling, Elena Radonicich, Valerio Binasco, Maria Grazia Mandruzzato, Eugenia Tempesta Alice Torriani, Alice Lussiana Parente, Emiliano Audisio, Marta Lina Comerio. |
| Uscita | giovedì 11 aprile 2013 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,05 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 17 novembre 2017
La regista Alina Marazzi descrive una complessa storia di donne alle prese con le gioie e i dolori della maternità.
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CONSIGLIATO SÌ
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Pauline ritorna a Torino dopo una lunga assenza. Partita per fare una ricerca sull'esperienza e i problemi della maternità, si ritrova ad affrontare il suo passato, dove ha sepolto un segreto doloroso. Ogni mattina si incontra con Angela, una vecchia amica che dirige un Centro maternità, per raccogliere materiale e testimonianze. All'ingresso del consultorio incrocia Emma, una giovane mamma in difficoltà, che non riesce a gestire la responsabilità della maternità e si è chiusa in un silenzio sordo. Solo Pauline sembra toccarla, invitandola a confidarsi davanti a un caffè amaro. Pauline vorrebbe aiutarla, sentendo rinascere dentro di lei la voglia di prendersi cura di qualcuno, perdonandosi la colpa di un abbandono. Tra alti e bassi, incontri e scontri, Pauline ed Emma troveranno conforto l'una nell'altra, maturando la consapevolezza di una nuova identità di madre e di donna.
Tutto parla di lei nel cinema di Alina Marazzi, della mamma, quella mai conosciuta e per questo ricomposta nelle immagini (Un'ora sola ti vorrei), quella nascosta dietro ogni ragazza liberata ieri dalla rivoluzione sessuale (Vogliamo anche le rose), quella travolta oggi dalle imminenti responsabilità materne e dai 'cattivi pensieri'(Tutto parla di te). Dentro una finzione che lambisce il documentario e trova nell'animazione realizzata in stop motion il suo momento più alto per dire con pudore l'indicibile, Tutto parla di te riconferma la figura materna al centro di una poetica che deriva il suo lirismo dagli home movies (i filmini di famiglia). Una poetica che nella terza prova della regista milanese evidenzia il corpo materno, meglio il grembo materno come dispositivo cinematografico in cui si incarna, svela e materializza la vita e la luce. Una 'caverna' mitica e sacra dove il feto sogna il sogno della madre in attesa di accedere nel mondo reale, in cui non sempre si realizza tra mamma e bambino una sintonia emotiva. Il nuovo e partecipe lavoro di Alina Marazzi affronta allora il tema della maternità come luogo di mistero e di contraddizioni, combinando la finzione con interviste, foto d'epoca, filmati di repertorio, Super8 casalinghi. Tutto parla di te porta alla luce un disagio, dando voce a tutte quelle mamme che si sentono inadeguate al loro futuro ruolo e che nel silenzio, e in assenza di un interlocutore, nutrono un senso di colpa e di vergogna profonde.
Legando le immagini alle parole, Tutto parla di te, accoglie, ascolta, sostiene e libera la protagonista di Elena Radonicich, restituendole l'autostima minata e un'immagine di sé come donna e come madre. La depressione in gravidanza e post-partum colpisce solo in Italia il sedici per cento delle neomamme, che diventano la colonna verbale del film, strette e dolenti fra ciò che sentono di essere e ciò che il loro ambiente esige da loro. La protagonista del segmento finzionale sfuma dentro quelle testimonianze che provano tra le lacrime a comunicare qualcosa di loro e del loro senso a chi, dall'altra parte dello schermo, le guarda sperimentando quel dolore nascosto che contrasta con la natura lieta di una nascita. Film di finzione, Tutto parla di te è più incisivo nei ritagli documentari, raggiungendo compimento e compiutezza nel frammento animato disposto dentro una ibseniana 'casa di bambola', in cui si consuma l'orrore e la paranoia di una donna (lasciata) sola. Il film di Alina Marazzi è frontale e risoluto nel documentare la sofferenza e la fatica che accompagnano il divenire madre, esperienza che troppo spesso viene rappresentata in modo artificioso e roseo, negando i rischi e rendendoli inimmaginabili. In questo modo le inadeguatezze vengono vissute in modo colpevole e inaccettabile dalla neomamma fino a impedirle di sviluppare una coscienza di sé come individuo autonomo, di far emergere le proprie emozioni e i propri bisogni, chiedendo a voce alta l'aiuto necessario.
Film in cui si narra di una donna (Charlotte Rampling) che ritorna dopo molti anni nella sua città natale, Torino, al fine di condurre degli studi sulla maternità, attraverso anche l'aiuto di una sua vecchia amica, presso un centro di assistenza per giovani madri. La realtà con cui viene a contatto, e cioè quella di quasi profonda disperazione in cui [...] Vai alla recensione »
Alina Marazzi torna dopo un'assenza di cinque anni per dare voce a storie in parte vere di giovani donne alla (dolorosa) ricerca di sé nel ruolo per loro nuovo di madre. La lunga attesa del film ha probabilmente fatto crescere le aspettative nei confronti di una regista che in passato ha saputo usare una voce diversa e interessante nel panorama cinematografico italiano e non.