Un'ora sola ti vorrei

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Un film di Alina Marazzi. Documentario, durata 55 min. - Italia 2002. uscita venerdì 8 luglio 2005. MYMONETRO Un'ora sola ti vorrei * * * - - valutazione media: 3,46 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Rossella Farinotti     * * - - -
Locandina Un'ora sola ti vorrei

La ricostruzione del volto di una madre da parte della figlia attraverso il montaggio dei filmati girati dal nonno. Il tentativo di Alina Marazzi è quello di ricostruire la storia di una persona che si era tolta la vita quando lei aveva soltanto sette anni, una persona mai veramente conosciuta e proprio per questo fortemente desiderata.

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Un'ora sola ti vorrei e tarnation a confronto

mercoledì 3 novembre 2010 di gianmarco.diroma

Gli anni di produzione sono praticamente gli stessi: 2002 per Un'ora sola ti vorrei, 2003 per Tarnation. Gli anni dei rispettivi girati hanno invece due percorsi diversi e soprattutto vengono trattati in maniera opposta. Se Jonathan Caouette lascia che la sua figura entri a fare parte nella storia che racconta (anzi ne è il pilastro!... Nel senso che il tema del film infondo risiede nell'interrogarsi in prima persona sul ruolo della pazzia della madre nella propria vita e quanto questa lo abbia continua »

Liseli (madre di Alina)
Mi sembra che tutti gli altri amori siano niente in confronto al nostro, tu hai creato il nostro amore ed io cosa posso darti? non ti darò nulla perché tutto quello che potrei darti l'avrai subito.
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di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

La nostalgia è necessaria alla vita, dice Alina Marazzi a proposito del suo Un’ora sola ti vorrei (Italia 2002, 55). E intende la nostalgia non solo per una madre «che non c’è e non c’è mai stata», ma anche «per tutto quello che è stato e non tornerà». E proprio questo sentimento, insieme d’abbandono e di presenza ritrovata, che fa del suo film molto più che un’opera “personale”, molto più che un viaggio privato attraverso il tempo e la memoria. D’altra parte, è certo anche un viaggio personalissimo, questo piccolo film di montaggio. »

di Cristina Piccino Il Manifesto

Arriva oggi in sala Un'ora sola ti vorrei, magnifico esordio da regista di Alina Marazzi (anche produttrice insieme a Gianfilppo Pedote, Giuseppe Piccioni, Francesco Virga) che nel frattempo ha girato un'altro film, Per sempre, nel quale «esplora» l'universo della clausura. Sarà anche questo un film potente , lo sappiamo, nonostante la materia maneggiata sia difficile e rischiosa, perché Alina Marazzi è cineasta di sguardo profondo, sensibilità, passione discreta. Che sa commuovere senza usare la commozione in derive «vistose», che sa guardare, mettersi in gioco, toccare corde privatissime senza compiacimenti (perché l'uscita estiva per Mikado semiclandestina solo a Roma e Milano?). »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Il cinema come cura (in tutti i significati della parola). II cinema come atto d’amore. Le immagini come ultimo sguardo verso l’eterna Euridice che si nasconde in ciascuna delle nostre vite. Un’ora sola ti vorrei, di Alma Marazzi, esce in sala come gli altri film, ma non ha nulla a che vedere con gli altri film. Perché nasce da vecchie pellicole trovate in solaio, girate dal nonno, vecchie pellicole che rimandano volti e gesti di persone lontane. Una, fra tutte, ancora però molto vicina. È Luisella Liseli, la madre della regista, inseguita dai fotogrammi nel corso di tutta la sua breve esistenza. »

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Una ragazza innamorata del cinema scopre che la sua vita era un film ancor prima che lei nascesse. Perché il nonno, cineamatore entusiasta fin dagli anni 20, ha ripreso la loro vita di famiglia per decenni e in soffitta ci sono ancora, gelosamente ordinate e classificate, pile e pile di preziose bobine per lo più in 16 millimetri. Feste, matrimoni, nascite, viaggi: l’album di una famiglia dell’alta borghesia settentrionale. Ma che album, e che famiglia. Il nonno infatti si chiama Ulrico Hoepli, come il suo antenato fondatore della celebre casa editrice; e con quei filmini perfettamente conservati, che dagli anni 40 sono addirittura a colori, si potrebbe scrivere un romanzo. »

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