Di me cosa ne sai

Film 2008 | Documentario, +13 78 min.

Anno2008
GenereDocumentario,
ProduzioneItalia
Durata78 minuti
Regia diValerio Jalongo
Uscitavenerdì 16 ottobre 2009
DistribuzioneCinecittà Luce
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,75 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Valerio Jalongo. Un film Genere Documentario, - Italia, 2008, durata 78 minuti. Uscita cinema venerdì 16 ottobre 2009 distribuito da Cinecittà Luce. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,75 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Come sta il cinema italiano? Male, ma perché? Dopo cinque anni di interviste, incontri, vicende esemplari, questo film mette in scena la tragicommedia del nostro tempo. In Italia al Box Office Di me cosa ne sai ha incassato 14 mila euro .

Consigliato sì!
2,75/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA 3,00
PUBBLICO 2,00
CONSIGLIATO NÌ
Scheda Home
Premi
Cinema
Trailer
Valerio Jalongo si interroga sulla crisi del cinema italiano ma non fornisce risposte convincenti.
Recensione di Edoardo Becattini
lunedì 7 settembre 2009
Recensione di Edoardo Becattini
lunedì 7 settembre 2009

Cos'è successo al cinema italiano? Per cercare di dare una risposta a questo annoso, dibattutissimo interrogativo, Valerio Jalongo, con la collaborazione di Giulio Manfredonia e Francesco Apolloni, realizza un documentario-inchiesta che parte dalla crisi produttiva degli anni Settanta che causò la fuga di De Laurentiis, Ponti e Grimaldi negli Stati Uniti, per arrivare ad analizzare tutti quei fenomeni che hanno progressivamente segnato la scomparsa del cinema italiano sia dal grande mercato internazionale che dall'interesse degli spettatori. Filmati d'archivio, spezzoni dei grandi capolavori d'autore, interviste ai nuovi registi e ai nuovi spettatori e storiche partiture musicali di Nino Rota, ci accompagnano attraverso trent'anni di leggi, conflitti e iniziative popolari che raccontano lo stato delle cose della nostra cinematografia.
Da lungo tempo oggetto di dibattito fra "apocalittici" che lo considerano definitivamente morto, e "integrati" sempre pronti a individuarne una continua rinascita, il cinema italiano contemporaneo vive un'innegabile crisi di identità, della quale i sintomi più evidenti sono una generica mediocrità della forma, un sostanziale disinteresse per la sperimentazione e un notevole calo di interesse nelle preferenze del pubblico pagante. La cause sono molte e, oltre alle naturali oscillazioni della creatività, riguardano principalmente gli intrecci fra arte e politica. Questo abbraccio mortale fra produzione nazionale e controllo governativo viene raccontato efficacemente, ricordando i passaggi legislativi fondamentali che hanno determinato una progressiva diminuzione dei fondi destinati allo spettacolo e il vero e proprio disegno politico per affossare la cultura cinematografica in Italia e far disamorare il suo pubblico a favore del potere commerciale di una scatola incantatrice.
Dei mandanti di tale disegno si fanno apertamente nomi e cognomi (Uno, in particolar modo, immancabile in ogni documentario che voglia parlare del potere della televisione in Italia). Dove invece le informazioni si fanno scarse e confuse è nel progetto di controriforma promosso dagli autori coinvolti e dal documentario stesso. Anziché interrogarsi in egual misura sulle responsabilità "interne" al mondo del cinema italiano, ovvero sull'incapacità di cogliere sensibilmente il presente e di metterlo in forma narrativa, Jalongo preferisce spostare la concentrazione sull'imbarbarimento culturale apportato dalla televisione commerciale, sulle crisi esistenziali che colpiscono quei professionisti paralizzati creativamente dalla stagnazione e su un certo nostalgismo di fondo che porta ad una contemplazione museale dei vecchi capolavori e delle sale cinematografiche in disuso. Argomentazioni sacrosante, ma in alcuni momenti condotte secondo i canoni di quella stessa televisione che il film vorrebbe denunciare. E che divengono mera aneddotica all'interno di un documentario del quale, alla fine, non si riesce seriamente a comprendere né la tesi, né la battaglia per un'identità del cinema italiano in cui intende coinvolgerci.

Sei d'accordo con Edoardo Becattini?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Che cosa sanno gli italiani che ancora vanno al cinema (2/3 su 10) della cronica crisi del loro cinema? Perché, neorealismo a parte, dal 1960 al 1979 faceva concorrenza a Hollywood anche nelle esportazioni, mentre nel primo 2000 ha ridotto a un terzo produzione di film e spettatori? Jalongo cerca di rispondere con un film dal sottotitolo enfatico: Inchiesta su un grande mistero italiano . Si alternano dichiarazioni, interviste, testimonianze, frammenti di cine/telegiornali, citazioni di film e colonne musicali, un intermittente filo narrativo con la storia di un regista (Felice Farina), vittima del sistema. Nell'avvio Jalongo esita nella scelta del materiale. Con l'ingresso di Fellini prende quota, vigore, emozione, nella polemica a distanza con un giovane Berlusconi, azzimato imprenditore sorridente nella sua ignoranza culturale e primo responsabile della frammentazione pubblicitaria dei film in TV. Il declino del cinema italiano è un fenomeno complesso che nasce da un concorso di eventi e di responsabilità collettive o personali che non escludono nemmeno quelle dell'ambasciata USA a Roma (il divieto della parola "cultura" nella promozione del cinema hollywoodiano). Il film prende vita quando si dedica alla politica diseducativa e disinformativa condotta, con rare eccezioni, per 25 anni dalle reti TV italiane. Rispecchia il degrado etico, politico, culturale dell'intero paese. Avrebbe avuto bisogno di un'inchiesta TV a più puntate, ma quale rete l'avrebbe messa in onda? Prodotto da Ameuropa e Cinecittà Luce che l'ha distribuito.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Il regista ha provato a ricostruire e raccontare ciò che è venuto dopo "l' avventurosa storia del cinema italiano", quella gloriosa e leggendaria affidata a questo mitico titolo da un famoso libro di Goffredo Fofi e Franca Faldini. Si parte infatti dal tracollo degli anni 70. Dalle stagioni sfiduciate in cui ha iniziato a muovere i primi passi il cinema italiano di oggi.

Alberto Castellano
Il Mattino

Presentato a Venezia alle Giornate degli autori, «Di me cosa ne sai» nasce dalle riflessioni del movimento Centoautori - del quale in qualche modo il regista Valerio Jalongo si fa portavoce - e dall'esigenza di ripercorrere la storia del cinema italiano per indagare e comprendere meglio i motivi e le responsabilità della crisi attuale. Con un montaggio serrato di sequenze, interviste, materiali di [...] Vai alla recensione »

Paola Casella
Europa

Il cuore del documentario di Jalongo, portavoce del movimento dei Centoautori, che esamina i motivi della crisi dell'industria cinematografica italiana, è un gruppo di interviste a Federico Fellini recuperato dalle Teche Rai in cui il Maestro denuncia la prima delle mancanze di rispetto di Berlusconi nei confronti del cinema: l'uso indiscriminato dell'interruzione pubblicitaria nelle tv commerciali. [...] Vai alla recensione »

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