La vie en rose

Film 2007 | Drammatico 140 min.

Regia di Olivier Dahan. Un film Da vedere 2007 con Marion Cotillard, Sylvie Testud, Clotilde Courau, Jean-Paul Rouve, Pascal Greggory. Cast completo Titolo originale: La Môme. Genere Drammatico - Francia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, 2007, durata 140 minuti. Uscita cinema venerdì 4 maggio 2007 - MYmonetro 3,25 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 6 febbraio 2020

Credibile ricostruzione della dura esistenza di Edith Piaf da parte del regista francese, Olivier Dahan. Ha vinto 2 Premi Oscar, Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai Golden Globes, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, In Italia al Box Office La vie en rose ha incassato 961 mila euro .

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Consigliato sì!
3,25/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA 2,74
PUBBLICO 3,76
CONSIGLIATO SÌ
Un ritratto libero e non didascalico della cantante francese Edith Piaf.
Recensione di Matteo Signa
Recensione di Matteo Signa

La pellicola, ambientata in Francia e a Praga, ripercorre i drammi e le gioie di una delle leggende della canzone francese e internazionale, Edith Piaf. Nata nei sobborghi parigini, la diva diventa famosissima fin da giovane. La sua voce, caratterizzata da mille sfumature, era in grado di passare da toni aspri a toni dolcissimi. Molte le sfortune e i fatti negativi: incidenti stradali, coma epatici, interventi chirurgici, delirium tremens e anche un tentativo di suicidio. La pellicola di Dahan ricostruisce bene una delle sue ultime apparizioni pubbliche in cui appare piccola e ricurva, con le mani deformate dall'artrite e con radi capelli. Solo una cosa era rimasta inalterata e splendida: la sua voce.
Il fatto che il regista abbia preso come spunto iniziale per il film una fotografia della cantante e non la sua musica non ci sorprende affatto. Conferma, anzi, il taglio pienamente cinematografico dell'opera. Partire da questo punto è sinonimo di un omaggio che rifiuta il didascalismo e una ricostruzione strettamente biopic. Il termine corretto è ritratto che, oltre a esaltare il talento artistico della Piaf, si addentra nel cuore della sua complessa umanità. Il regista, pur documentandosi a lungo, ha preferito seguire le proprie idee senza farsi influenzare da qualcuno in particolare (amici, conoscenti) o da letture intraprese.
La scelta di evitare il taglio biografico si sviluppa attraverso un doppio binario. L'ottima interpretazione di Marion Cotillard che fugge qualsiasi tentativo imitatorio e nasconde, sottilmente, il preciso intento di dare alla performance stessa una vita sua, lontana da condizionamenti o costruzioni esterne. In secondo luogo, il regista, consapevole di riduttive letture critiche, ripercorre alcuni dei fatti principali della sua esistenza senza rispettare l'esatta cronologia. Ogni frammento di vita sembra giustificarsi grazie a quello precedente. Il senso delle cose prende quota piano piano lavorando di addendi. Le molteplici facce della diva emergono con una soave naturalezza rendendo facile e scorrevole la lunga visione del film.

Sei d'accordo con Matteo Signa?
Recensione di Stefano Lo Verme

Vita, carriera e passioni di Édith Giovanna Gassion, in arte Édith Piaf: figlia di un saltimbanco, viene cresciuta nel bordello gestito dalla nonna e fin da bambina si esibisce per le strade per non morire di fame. Negli anni '30, grazie alla straordinaria bellezza della sua voce, si afferma come cantante con il soprannome di Môme Piaf, diventando in breve tempo una delle più grandi star dell'epoca.
Nel 1946, Édith Piaf incantava il pubblico di tutto il mondo con La vie en rose, la mitica canzone che sarebbe entrata nel cuore di intere generazioni come il più celebre inno all'ottimismo e alla gioia di vivere; eppure, la vita di Édith Piaf è stata tutt'altro che "rosa". Nata a Parigi da una famiglia poverissima nel 1915, nel corso della sua esistenza la Piaf ha attraversato una lunga serie di sventure: malattie, incidenti, la perdita di un figlio e molte altre disgrazie. Nel 1963, quando è morta, aveva appena 47 anni; eppure, la sua fulminante carriera l'ha consacrata come una delle voci più popolari nella storia della musica, e il suo nome resta legato ancora oggi a numerosi brani indimenticabili. La vie en rose (in originale La Môme), il film biografico sceneggiato e girato da Olivier Dahan, ripercorre appunto le tappe principali nel percorso umano e professionale di Édith Piaf, indagando al tempo stesso sull'origine del segreto della sua arte.
Presentato al Festival di Berlino 2007, il film di Dahan ha riscosso un enorme successo al botteghino, con cinque milioni di spettatori solo in Francia, ha vinto cinque premi César ed ha conquistato le lodi della critica internazionale per il suo ritratto del "passerotto" (piaf): dalla drammatica infanzia trascorsa nei sobborghi più miseri di Parigi fino al riscatto grazie alla magia della sua voce unica. Per concludere con la leggendaria cantante, invecchiata, ricurva, vittima dell'artrite e consumata dalla malattia, durante una delle sue ultime apparizioni sulla scena, poco prima della morte. Diretto bene, recitato benissimo, La vie en rose si attiene alle regole del classico bio-picture cinematografico, con una struttura narrativa che mescola la cronaca della folgorante ascesa della protagonista alle immagini della Piaf nel momento del declino, soffermandosi su alcuni episodi particolarmente significativi: l'incontro con l'impresario Louis Leplée (Gérard Depardieu), le prime esibizioni nei cabaret di Montmartre e l'amore folle e appassionato per il pugile Marcel Cerdan (Jean-Pierre Martins), deceduto in un incidente aereo.
La pellicola accentua il carattere melodrammatico di una trama già di per sé ricca di elementi tragici e si concede qualche eccesso, insistendo sugli aspetti più penosi e sfortunati nella vita della cantante, della quale non esita a rappresentare tutte le sregolatezze (l'abuso di alcool, la dipendenza dalla morfina), gli atteggiamenti da primadonna e la profonda depressione che non avrebbe mai cessato di tormentarla; tuttavia, il film riesce sempre nell'intento di emozionare e coinvolgere lo spettatore. Tale merito è da attribuire quasi interamente alla superlativa performance di Marion Cotillard, in un'interpretazione che le è valsa il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice; la Cotillard si immerge anima e corpo nel personaggio della Piaf, riuscendo ad esprimerne l'insostenibile sofferenza interiore con un'intensità a dir poco ammirevole. In oltre due ore di durata, ci sono almeno due scene da ricordare: la sequenza in cui la Piaf apprende la notizia della morte di Cerdan, e la sua performance finale in Non, je ne regrette rien all'Olympia di Parigi.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 15 giugno 2010
riccardo-87

Oliver Dahan mette qui in scena una delle vite più tormentate e al contempo più intense della storia della musica: la vita di Edith Piaf. La cantante francese è ritratta in maniera estremamente suggestiva in questo film che, facendo anche largo uso della tecnica del flashback, prende in esame la sua vita per intero, dall’età di cinque anni sino alla sua morte, mostrando il percorso che porta Edith [...] Vai alla recensione »

Frasi
Lei è una grande artista.
È perché ho messo i tacchi...
Una frase di Edith Piaf (Marion Cotillard)
dal film La vie en rose
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lea Tommasi
Il Mucchio

Presentato all'ultimo festival di Berlino, La Vie En Rose non si limita a narrare la vita e le vicende di Edith Piaf. C'è qualcosa di più dell'elemento biografico, comunque veritiero e sul quale il regista si è documentato a dovere. È un film ben pensato e intenso, dalla fotografia meritevole e in cui l'uso dei flashback è tutt'altro che canonico: un continuo intrecciarsi di periodi, di frammenti della [...] Vai alla recensione »

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giovedì 26 aprile 2007
Tirza Bonifazi Tognazzi

Marion Cotillard & Edith Piaf Se non fosse diventata un'attrice avrebbe voluto fare la cantante. Marion Cotillard, che a vent'anni amava i cantanti appartenenti al movimento "la chanson réaliste" e ascoltava les chanteuses Fréhel, Yvette Guilbert, lo [...]

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