| Anno | 2004 |
| Genere | Animazione |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 126 minuti |
| Regia di | Katsuhiro Ôtomo |
| Uscita | venerdì 27 maggio 2005 |
| Tag | Da vedere 2004 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,11 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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16 anni dopo l'acclamato Akira, Katsuhiro Otomo torna a dirigere un anime dai toni epici e di raro perfezionismo tecnico. Stavolta anziché il futuro apocalittico, l'ambientazione è la Londra vittoriana della Grande Esposizione. In Italia al Box Office Steamboy ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 55 mila euro e 24,2 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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16 anni dopo l'acclamato Akira, Katsuhiro Otomo torna a dirigere un anime dai toni epici e di raro perfezionismo tecnico. Otomo si butta dietro le spalle il futuro cyberpunk del suo film più noto e pone lo sguardo al passato, per la precisione alla Gran Bretagna vittoriana del XIX secolo. I fatti si svolgono alla vigilia e nel corso della Grande Esposizione, impressionante fiera delle meraviglie del progresso che si tenne a Londra nel 1851. Lo Steamboy del titolo è Ray, un ragazzino che, seguendo le orme del padre e del nonno, è un geniale inventore. Il nonno Lloyd torna improvvisamente dagli Usa, dove lavora col figlio per una multinazionale senza scrupoli, ed affida al nipote un globo di ferro capace di trattenere una pressione elevatissima e di generare immensa energia. Gli scagnozzi della compagnia stanno però braccando Lloyd per rimpossessarsi del globo, indispensabile perché la Torre Steam, avveniristica fortezza ambulante, possa infine prendere vita per mano di Eddie, padre di Ray, che ha rinnegato i valori paterni e intende usare la Torre per abbattere il palazzo di vetro che ospita la Grande Esposizione. Lo scopo della Ohara Foundation, la compagnia che finanzia il progetto, è di dare una dimostrazione ai capi militari del mondo per indurli ad acquistare le loro evolutissime armi di distruzione. Ha inizio una battaglia sui cieli di Londra, che vede Ray e nonno Lloyd affrontare i signori della guerra senza esclusione di colpi. Come detto, dal punto di vista dell'animazione il film è incredibilmente prezioso, e vale tutto il mastodontico lavoro fatto da Otomo e dalla sua crew per realizzarlo. L'audio è all'altezza delle immagini, entrambi tanto sofisticati da non permettere neanche un secondo di distrazione. Un vero spettacolo per gli occhi e le orecchie, cui purtroppo fa da contraltare uno sviluppo della trama piuttosto carente. Il difetto di Steamboy è fatalmente lo stesso di Akira: ad una prima ora avvincente e incalzante, in cui si è rapiti dai personaggi, dalle ambientazioni e soprattutto dai bizzarri macchinari che sono i veri protagonisti del film, fa seguito una seconda ora in cui non succede altro che una sequenza di esplosioni sempre più roboanti e sempre più devastanti, che finiscono per annoiare e fanno perdere al film la credibilità fanta-storica che si era guadagnato nella prima parte. Una nota per i bellissimi titoli di coda, che raccontano per fotografie gli sviluppi nelle vicende dei personaggi. Che sia già in produzione un seguito? In conclusione, all'estremo opposto di Final Fantasy, Steamboyè memorabile per la cura dei dettagli tecnologici e degli sfondi, mentre appare più approssimativo sui volti, le movenze, le espressioni e le vicende dei personaggi. In una parola, bello senz'anima.
Siamo nel 1866. Ray Steam, un piccolo genio della scienza, entra in possesso di una sfera metallica inviatagli dal nonno, che è lo stesso inventore dell'oggetto. La sfera è agognata dalla "fondazione" che intende usarla per scopi malvagi. I disegni, i colori, gli effetti speciali ed il sonoro sono stati fatti in modo eccellente. La trama non è molto complessa: essa si basa principalmente nel susseguirsi [...] Vai alla recensione »
C’è una bella differenza tra l'essere complessi o confusi, vigorosi o pesanti, colti o pedanti. C'è una bella differenza tra Hayao Miyazaki e Katsuhiro Ôtomo, maghi giapponesi dell'animazione. Il primo (Principessa Mononoke, La città incantata) non perde mai di vista l'equilibrio narrativo. Il secondo schiaccia sempre lo spettatore con trame ridondanti e insopportabili lungaggini.