In the Mood for Love

Film 2000 | Drammatico, 90 min.

Regia di Wong Kar-wai. Un film Da vedere 2000 con Tony Chiu-Wai Leung, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Lai Chen, Li Gong. Cast completo Genere Drammatico, - Cina, 2000, durata 90 minuti. Uscita cinema lunedì 17 febbraio 2025 distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 4,30 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento domenica 22 dicembre 2024

Due coniugi scoprono che i rispettivi partner sono amanti. Questo creerà un legame anche tra di loro. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office In the Mood for Love ha incassato 1,1 milioni di euro .

Consigliato assolutamente sì!
4,30/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 4,86
PUBBLICO 4,03
ASSOLUTAMENTE SÌ
Wong Kar-wai racconta l'amore, il suo sviluppo e la sua eterna illusione. Come solo lui è capace di fare.
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

Hong Kong, 1962. I coniugi Chow e i coniugi Chan si trasferiscono lo stesso giorno in due appartamenti contigui. Sono il signor Chow e la signora Chan a rientrare più di frequente a casa ed è così che nel giro di breve tempo scoprono che i rispettivi consorti sono amanti. La volontà di comprendere le ragioni del tradimento subito li porterà a frequentarsi sempre più spesso e a condividere le sensazioni provate.

In the Mood for Love è come una prigione; una romantica, sensuale, impalpabile e atemporale prigione. In cui i gesti si ripetono incessantemente e gli orologi non indicano nulla di significativo sul trascorrere del tempo (a quello ci pensano i dettagli, come il cibo o i vestiti, che aiutano a comprendere il cambio di stagione), ma si limitano al loro ruolo di custodi immoti dello status quo.

Amore e Tempo, ancora una volta, come in Days of Being Wild e come sarà in 2046, film-gemello di In the Mood for Love, così uguale e così differente.

Chow Mo-wan e Su Li-zhen (nome che Wong Kar-wai assegna tanto a Maggie Cheung in Days of Being Wild che a Gong Li in 2046) sono archetipi delle occasioni mancate e dell'amore inespresso, messo in cattività dalle barriere delle convenzioni sociali: loro stessi dal principio non si rendono conto di quel che provano, ossessionati dall'emulazione dei rispettivi fedifraghi consorti (genialmente lasciati da Wong fuoricampo come pretesti, corpi estranei alla narrazione).

Tale è il terrore di vivere un amore in prestito, figlio della vendetta, che il signor Chow e la signora Chan finiscono per non viverne uno intenso e reale, lasciandolo scorrere tra i rivoli dei traslochi e degli anni che passano, mentre nuove mode soppiantano le precedenti e la storia porta De Gaulle in visita in Cambogia. Fatto che di per sé non rappresenta che una mera appendice della ragione reale che conduce Chow alla Cambogia nel '66, unica possibilità di guardare con il sufficiente distacco spaziale e temporale ai segni lasciati da ciò che (non) è stato.

Ma il focus di Wong Kar-wai - non solo in termini quantitativi all'interno della narrazione - è sulla Hong Kong dei primi '60, crocevia per gente di Shanghai in fuga dal comunismo di Mao e per la musica latino-americana che riempie i ristoranti sulle note di Nat King Cole. La ricostruzione è maniacale e amorevole - con la Cheung ideale incarnazione dell'eleganza dei cheongsam di quegli anni - con una cura per il dettaglio che rimanda a Bresson e una capacità di catturare quel che vive tra gli spazi vuoti che richiama Antonioni. Ma raccontando l'amore, il suo sviluppo e la sua eterna illusione come solo Wong Kar-wai sa fare.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 24 giugno 2010
Paola Di Giuseppe

Nella Hong Kong cinese degli anni sessanta,austera,nessun segno di opulenza ma molti presagi sotterranei di future tensioni politiche,Chow lavora in un giornale e Li-Zhen in un'agenzia di trasporti. La carenza di alloggi costringe a convivere in pochi metri quadri, e,con consorti al seguito, traslocano nello stesso giorno in due monolocali della esuberante signora Suen,che gioca sempre a Majong, [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 1 maggio 2021
Tommaso Tocci

A un critico capita spesso di sentirsi chiedere qual è il film “più”. Non solo il film più bello, il preferito, o il migliore di un certo decennio. Dopo aver fatto parte dell’ambiente abbastanza a lungo, al critico sarà successo di aver dovuto pensare a scenari sempre più specifici: qual è il film d’amore più intenso, ad esempio. Qual è il film in costume più vivido. E poi il film più sensuale, o quello che meglio rappresenta il cibo sul grande schermo. Se il critico si occupa anche di moda, addirittura qual è il film sartorialmente più riuscito. A tutte queste domande, e a molte altre, chi scrive ha sempre trovato una comoda risposta: In the Mood for Love.

Questo perché il capolavoro di Wong Kar-wai è un film unico, che come pochi altri sembra governare le traiettorie storiche invece di trovare in esse una semplice collocazione. Oggi è di ritorno al cinema in una versione restaurata in 4K, e l’idea che possa essere di nuovo attuale è già una cosa buffa, perché In the Mood for Love è un’opera nata classica. Per le generazioni formate all’arte cinematografica attorno al volgere del secolo rimane una sorta di stella polare: un affresco in costume dal superbo cuore nostalgico, e che al tempo stesso rappresentava anche il futuro tecnologico del nuovo millennio in arrivo, “scegliendosi” l’anno di uscita più pulito e programmatico, il 2000.

Le vicende titubanti e irresistibili di un uomo e una donna vicini di appartamento, entrambi traditi dai rispettivi coniugi, e naturalmente gravitanti l’uno verso l’altra nonostante la ferma intenzione di “non essere come loro”, sono messe in scena da Wong Kar-wai in una Hong Kong anni Sessanta che era terra di gente in fuga, che iniziava a ibridarsi tra oriente e occidente, e che era calda, fumosa e appiccicaticcia. Il regista, la cui famiglia era proprio tra quelle arrivate da Shanghai nel medesimo periodo, ne riconverte gli spazi angusti e la ricerca un po’ paranoica di una dimensione intima nel terreno su cui scatenare lo star power di due divi assoluti come Tony Leung e Maggie Cheung, qui bellissimi e disperati. Tormentati da un senso di illecito, nel cercare di non toccarsi troppo a vicenda finiscono per vivere un’osmosi più che un amore - attraverso le pareti, lungo i corridoi, sulle strette scalinate che portano al ristorante sotto casa.

Proprio queste scene, simboleggiate da noodle e ravioli tanto quanto dagli straordinari cheongsam indossati da Cheung e dalla celebre melodia di Shigeru Umebayashi, spiegano perché In the Mood for Love. sia - anche - un film sul cibo e sulla moda, con il primo che invita all’incontro e sublima il desiderio carnale, e la seconda che inesorabile marca il trascorrere degli anni attraverso gli stili che si succedono (mai il rimpianto è stato così glamour, e neppure il segreto, considerato i ruoli rivelatori che hanno cravatte e borsette nel film). Il modo in cui Wong cristallizza il tempo - un passato e un futuro sempre sospesi - ricalca intimamente la più grande qualità di In the Mood for Love; e cioè quella di saper fare un “freeze frame” sull'idea sfuggente di attrazione, intrappolandola nel suo divenire sotto una teca fumé. L’attrazione non ha tempo, perché siamo spinti a consumarla il prima possibile, e quando rimaniamo a contemplarla è solo per mancanza di prossimità. Il cinema fluido, romantico e vitale di Wong Kar-wai riesce nel miracolo di far convivere attrazione e prossimità senza farle bruciare l’una nell’altra.

Frasi
"Noi non dobbiamo essere come loro".
Signora Chan (Maggie Cheung)
dal film In the Mood for Love - a cura di Dianella
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

Una storia d'amore bellissima con Maggie Cheung, attrice incantevole per la snella eleganza, per il corpo sottile ondulante al passo, per la faccia perfetta e triste, per l'esitare delle gambe sui tacchi altissimi, per tutto, una sirena leggendaria. La storia di una donna e di un uomo che si sfiorano appena, intitolata con il mutilato verso d'una canzone americana famosa, In the mood for love, accompagnata [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
lunedì 20 gennaio 2025
 

Regia di Wong Kar-wai. Un film con Tony Chiu-Wai Leung, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Lai Chen, Li Gong. Dal 17 al 19 febbraio al cinema. Guarda il trailer »

CELEBRITIES
martedì 4 maggio 2021
Giuseppe De Marco

Wong Kar-Wai è il più occidentale dei registi sfornati dalla new wave del cinema orientale a partire dagli anni Ottanta. È un regista sperimentale e un profondo innovatore del linguaggio cinematografico: probabilmente è il regista che sarebbe stato Godard [...]

BOX OFFICE
giovedì 29 aprile 2021
Andrea Chirichelli

Secondo posto in classifica per il film cult del 2000. Attesissima oggi l’uscita in sala del premio Oscar NomadlandScopri la classifica »

TRAILER
venerdì 23 aprile 2021
 

Regia di Wong Kar-wai. Un film con Tony Chiu-Wai Leung, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Lai Chen, Li Gong. Da mercoledì 28 aprile al cinema in 4K.  Guarda il trailer »

NEWS
mercoledì 21 aprile 2021
 

Le sale cinematografiche riaprono sotto il segno di Wong Kar Wai. Dal 28 aprile sul grande schermo. Vai all'articolo »

NEWS
martedì 20 aprile 2021
 

Hong Kong, 1962. Chow è il redattore capo di un quotidiano che trasloca con la moglie in un appartamento in cui coabitano nuclei familiari provenienti. Vai all'articolo »

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venerdì 13 luglio 2007
Tirza Bonifazi Tognazzi

Shigeru Umebayashi Nato a Kitakyushu, Fukuoka, nel 1951 Shigeru Umebayashi (detto Ume) inizia la sua carriera musicale come leader del leggendario gruppo new wave EX che all'inizio degli anni Ottanta viene scelto per aprire il tour giapponese di Eric [...]

winner
miglior attore
Festival di Cannes
2000
winner
premio della cst (commission supérieur technique)
Festival di Cannes
2000
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