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domenica 16 maggio 2021

Maggie Cheung

Nome: Cheung Man-yuk
56 anni, 20 Settembre 1964 (Vergine), Hong Kong (Hong Kong)
occhiello
"Niente più vagare, niente vagabondare. Con me, adesso ti porto con me. Andiamo a casa nostra."
dal film Hero (2002) Maggie Cheung  Flying Snow
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Maggie Cheung
Festival di Cannes 2004
Premio miglior attrice per il film Clean - Quando il rock ti scorre nelle vene di Olivier Assayas



Quello di Wong Kar-wai è un film unico, senza tempo. Un affresco in costume che racconta l'amore, il cibo, la moda, che si immerge nel passato di Hong Kong tratteggiandone utopicamente il futuro. Ora al cinema restaurato in 4k.

In the Mood for Love, opera nata classica e capolavoro sempre attuale

sabato 1 maggio 2021 - Tommaso Tocci cinemanews

In the Mood for Love, opera nata classica e capolavoro sempre attuale A un critico capita spesso di sentirsi chiedere qual è il film “più”. Non solo il film più bello, il preferito, o il migliore di un certo decennio. Dopo aver fatto parte dell’ambiente abbastanza a lungo, al critico sarà successo di aver dovuto pensare a scenari sempre più specifici: qual è il film d’amore più intenso, ad esempio. Qual è il film in costume più vivido. E poi il film più sensuale, o quello che meglio rappresenta il cibo sul grande schermo. Se il critico si occupa anche di moda, addirittura qual è il film sartorialmente più riuscito. A tutte queste domande, e a molte altre, chi scrive ha sempre trovato una comoda risposta: In the Mood for Love.

Questo perché il capolavoro di Wong Kar-wai è un film unico, che come pochi altri sembra governare le traiettorie storiche invece di trovare in esse una semplice collocazione. Oggi è di ritorno al cinema in una versione restaurata in 4K, e l’idea che possa essere di nuovo attuale è già una cosa buffa, perché In the Mood for Love è un’opera nata classica. Per le generazioni formate all’arte cinematografica attorno al volgere del secolo rimane una sorta di stella polare: un affresco in costume dal superbo cuore nostalgico, e che al tempo stesso rappresentava anche il futuro tecnologico del nuovo millennio in arrivo, “scegliendosi” l’anno di uscita più pulito e programmatico, il 2000.
Le vicende titubanti e irresistibili di un uomo e una donna vicini di appartamento, entrambi traditi dai rispettivi coniugi, e naturalmente gravitanti l’uno verso l’altra nonostante la ferma intenzione di “non essere come loro”, sono messe in scena da Wong Kar-wai in una Hong Kong anni Sessanta che era terra di gente in fuga, che iniziava a ibridarsi tra oriente e occidente, e che era calda, fumosa e appiccicaticcia. Il regista, la cui famiglia era proprio tra quelle arrivate da Shanghai nel medesimo periodo, ne riconverte gli spazi angusti e la ricerca un po’ paranoica di una dimensione intima nel terreno su cui scatenare lo star power di due divi assoluti come Tony Leung e Maggie Cheung, qui bellissimi e disperati. Tormentati da un senso di illecito, nel cercare di non toccarsi troppo a vicenda finiscono per vivere un’osmosi più che un amore - attraverso le pareti, lungo i corridoi, sulle strette scalinate che portano al ristorante sotto casa.

Proprio queste scene, simboleggiate da noodle e ravioli tanto quanto dagli straordinari cheongsam indossati da Cheung e dalla celebre melodia di Shigeru Umebayashi, spiegano perché In the Mood for Love. sia - anche - un film sul cibo e sulla moda, con il primo che invita all’incontro e sublima il desiderio carnale, e la seconda che inesorabile marca il trascorrere degli anni attraverso gli stili che si succedono (mai il rimpianto è stato così glamour, e neppure il segreto, considerato i ruoli rivelatori che hanno cravatte e borsette nel film). Il modo in cui Wong cristallizza il tempo - un passato e un futuro sempre sospesi - ricalca intimamente la più grande qualità di In the Mood for Love; e cioè quella di saper fare un “freeze frame” sull'idea sfuggente di attrazione, intrappolandola nel suo divenire sotto una teca fumé. L’attrazione non ha tempo, perché siamo spinti a consumarla il prima possibile, e quando rimaniamo a contemplarla è solo per mancanza di prossimità. Il cinema fluido, romantico e vitale di Wong Kar-wai riesce nel miracolo di far convivere attrazione e prossimità senza farle bruciare l’una nell’altra.
Se non fosse che la sua eleganza non glielo permetterebbe mai, si direbbe quasi che In the Mood for Love continua a inciampare nella storia, o forse che è la storia stessa a prendere curve dettate dall’universo del film. In particolare è la parabola di Hong Kong a interessare Wong Kar-wai, che gira il film all’indomani della restituzione del territorio alla Cina da parte del Regno Unito, dopo 150 anni di regno coloniale. Nella fantascienza utopica di inizio secolo sarebbe dovuto essere l’inizio di un interregno di cinquant’anni pensato per preservare l’identità di Hong Kong, un termine burocratico che Wong ha ovviamente romanticizzato nel seguito-espansione di In the Mood for Love, 2046. Ma la storia, nel cinema del regista e anche nella vita vera, è disillusione: c’è voluto neanche metà di quel periodo perché l’idea di Hong Kong - quella che guardava al cambiamento negli anni Novanta, così come quella rievocata nel film e che portava al boom economico - venisse violentemente riassorbita dalla Cina tra i soprusi e le proteste.

E, una volta di più, In the Mood for Love è lì, improbabile simbolo elegiaco del cambiamento, a lasciarsi guardare non soltanto alla riapertura dei cinema dopo la pandemia (c’è forse un miglior banchetto da dare in pasto agli occhi affamati, con i suoi colori e le sue tentazioni?), ma anche di fronte alla “chiusura” della città-mondo di Hong Kong. Negli stessi giorni in cui il film torna sul grande schermo, con la sua storia di due vite tra mille in un luogo che accoglieva chi arrivava, la vera Hong Kong introduce leggi che potrebbero fermare chi fugge. Altri veli di significato che si aggiungono alla ricca eredità di In the Mood for Love, il melodramma per antonomasia che ci sembra sempre nuovo, eppure è sempre stato lì.

   

In the Mood for Love

In the Mood for Love

* * * * -
(mymonetro: 4,39)
Un film di Wong Kar-wai. Con Tony Chiu-Wai Leung, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Lai Chen, Li Gong.
continua»

Genere Drammatico, - Cina 2000. Uscita 28/04/2021.
Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria

* * * - -
(mymonetro: 3,42)
Un film di Quentin Tarantino. Con Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger.
continua»

Genere Azione, - USA, Germania 2009. Uscita 02/10/2009.
2046

2046

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,77)
Un film di Wong Kar-wai. Con Chen Chang, Maggie Cheung, Kimura Takuya, Carina Lau, Tony Chiu-Wai Leung.
continua»

Genere Fantascienza, - Cina 2004. Uscita 29/10/2004.
Hero

Hero

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,52)
Un film di Zhang Yimou. Con Jet Li, Tony Chiu-Wai Leung, Maggie Cheung, Ziyi Zhang, Dao Ming Chen.
continua»

Genere Drammatico, - Cina 2002.
Clean - Quando il rock ti scorre nelle vene

Clean - Quando il rock ti scorre nelle vene

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,93)
Un film di Olivier Assayas. Con Maggie Cheung, Nick Nolte, Béatrice Dalle, James Dennis, Don McKellar, Jeanne Balibar.
continua»

Genere Drammatico, - Francia, Canada 2004.
Filmografia di Maggie Cheung »

mercoledì 21 aprile 2021 - Le sale cinematografiche riaprono sotto il segno di Wong Kar Wai. Il suo capolavoro tornerà sul grande schermo mercoledì 28 aprile 2021 dopo vent’anni.

Il cinema torna al cinema con In The Mood For Love

a cura della redazione cinemanews

Il cinema torna al cinema con In The Mood For Love Le sale cinematografiche italiane riaprono le porte e riaccendono gli schermi. Una notizia talmente bella, talmente attesa, che merita di accompagnarsi a una notizia altrettanto forte: mercoledì 28 aprile sarà infatti In the Mood for Love, il capolavoro di Wong Kar-Wai, a segnare la storica ripartenza! Il racconto più romantico di sempre, oggi nella meravigliosa versione 4K, per una data che non è un semplice numero sul calendario.

In the Mood for Love, distribuito dalla Tucker Film, è stato restaurato da L’Immagine ritrovata di Bologna e dalla Criterion di New York, partendo dal negativo originale, e Wong Kar-Wai ha supervisionato tutte le operazioni. Wong Kar-Wai, d’altronde, non è un regista qualunque: è il geniale capofila della new wave cinese. E la Tucker Film porterà al cinema anche le sue prime due opere, As Tears Go By e Days of Being Wild, e le versioni 4K di Angeli perdutiHong Kong Express e Happy Together. Un prezioso percorso monografico intitolato Una questione di stile e inaugurato, appunto, da In the Mood for Love.  

Hong Kong, 1962. Un uomo e una donna, il signor Chow e la signora Chan. Due dirimpettai che si trovano a vivere un amore casto e clandestino. Due attori meravigliosi, Maggie Cheung e Tony Leung Chiu-wai, che hanno spalancato le porte dell’Occidente agli splendori del nuovo cinema asiatico (Tony Leung Chiu-wai, ricordiamo, è stato incoronato al Festival di Cannes nel 2000). Ecco In the Mood for Love. Un melodramma intenso e raffinatissimo che ha davvero fatto epoca. Non tanto love story, come spiega lo stesso Wong Kar-Wai, quanto «l’analisi dei possibili sviluppi di una vicenda sentimentale».

«I protagonisti - sono ancora parole di Wong Kar-Wai - passano gradualmente dalla posizione iniziale di vittime, entrambi traditi dai rispettivi coniugi, a quella opposta di amanti. Non è quindi solo un film su una relazione extraconiugale, o sul matrimonio, bensì sulle condizioni che un amore si trova a vivere con il passare del tempo. Possiamo dire che In the Mood for Love è un film che parla di segreti…».  

Pochi sanno descrivere gli stati d’animo come li descrive Wong Kar-Wai, traducendoli in pura essenzialità, e questo immenso cult (scandito dall’ormai celebre colonna sonora di Michael Galasso) rimane un modello inimitabile. Dopo vent’anni.

   

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