| Titolo originale | Deconstructing Harry |
| Anno | 1997 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Woody Allen |
| Attori | Woody Allen, Demi Moore, Amy Irving, Robin Williams, Stanley Tucci Judy Davis, Mariel Hemingway, Billy Crystal, Kirstie Alley, Elisabeth Shue, Eric Bogosian, Jennifer Garner, Bob Balaban, Tobey Maguire, Philip Bosco, Hazelle Goodman, Caroline Aaron, Richard Benjamin, Julie Kavner, Eric Lloyd, Paul Giamatti. |
| Uscita | lunedì 24 novembre 2025 |
| Tag | Da vedere 1997 |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| MYmonetro | 3,52 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 24 novembre 2025
Harry ha scritto un libro autobiografico e ha messo in crisi tutti. Il mondo viene a sapere che seduce le pazienti della moglie, ha rapporti con la cognata, odia la sorella eccetera. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, In Italia al Box Office Harry a pezzi ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 3,8 mila euro e 2,1 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Harry Block è uno scrittore di successo in crisi creativa. Nel momento in cui ne facciamo conoscenza ha da poco pubblicato un romanzo in cui, senza preoccuparsi troppo di occultare l'identità delle persone reali a cui ha fatto riferimento, mette in pubblico la propria complessa vita sentimentale. Deve infatti immediatamente difendersi dall'assalto di Lucy, sua ex cognata ed ex amante, che si è vista perfettamente ritratta nel personaggio di Lesley. La donna vuole suicidarsi davanti a lui per punirlo di una relazione che Harry ha interrotto per dedicarsi al rapporto con una venticinquenne. Nel momento in cui lo scrittore la convince a desistere Lucy punta la pistola verso di lui, che dovrà mettere in gioco l'arma della fascinazione linguistica facendo riferimento a un racconto giovanile. Ha inizio così una serie di riferimenti a testi da lui scritti nel corso degli anni che, in qualche misura, rendono conto della sua evoluzione psicologica.
Harry sta vivendo un momento particolarmente importante perché l'Università che lo aveva cacciato da studente ha deciso ora di consegnargli un'onorificenza per i meriti letterari acquisiti. Lo scrittore vorrebbe recarsi alla cerimonia in compagnia del figlio Hilly che però, essendo lui divorziato dalla madre Joan (una psicoanalista), non può incontrare che in giorni ed ore rigidamente prefissati. Dopo aver tentato invano di convincere un vecchio amico sofferente di cuore ad accompagnarlo ed aver cercato di far desistere Fay, la ragazza con cui ha avuto l'ultima relazione duratura, dallo sposare un amico che lui le ha presentato, Harry decide altrimenti.
Dopo un più che soddisfacente rapporto con una prostituta, Cookie, le chiede di accompagnarlo. Al mattino troverà davanti al portone l'amico che, superata la paura dell'infarto, ha deciso di partire con lui. L'assenza del figlio è però troppo grave ed Harry decide di rapirlo all'uscita di scuola. Lungo il percorso avranno modo di fermarsi a un Luna Park in cui lo scrittore incontrerà il personaggio che lo rappresenta nel libro che gli mostrerà il momento in cui la sua prima moglie e la sorella scoprono di essere state entrambe abbandonate per Fay.
Prima di raggiungere l'Università Harry compie una sosta dalla sorella che si è convertita da tempo al sionismo più integralista e che si è vista ritratta nel libro nel personaggio di Helen, una psicanalista che sposa il protagonista ma poi, da spirito razionalmente libero quale era, si converte alla più rigida ortodossia abbandonandolo per un ebreo "vero'. Sarà la stessa Helen che, più tardi, gli mostrerà che la sorella, nonostante le rigidità, lo ama sempre. Il viaggio intanto è proseguito ma con una tragedia: l'amico è morto d'infarto. Giunti all'Università si dà ricovero al cadavere e si tenta di portare avanti la cerimonia. Harry, che sta letteralmente sfuocandosi come il personaggio di uno dei suoi racconti, viene però fatto arrestare da Joan per il rapimento del figlio. Lo libereranno dal carcere Fay con il neosposo Larry che Harry ha descritto come Lucifero in un suo racconto. Tornato a casa e ancora in cerca di ispirazione creativa Harry vede ricomparire, in un sogno, i responsabili dell'Università che lo vogliono comunque celebrare. Tutti i personaggi partoriti dalla sua creatività letteraria sono presenti alla cerimonia, in piedi ad applaudirlo. Forse, nella realtà, ha trovato l'idea giusta per un nuovo romanzo.
Deconstructing Harry ovvero destrutturare una filmografia e un modo di fare cinema per metterlo/mettersi in crisi affermando al contempo, con pari intensità, la propria paura di avere ancora poco tempo davanti a sé e il bisogno incontenibile di continuare in quello splendido lavoro di svelamento/nascondimento che è il cinema.
Tutto questo, e altro ancora, si trova nell'ultima opera di Allen che si costituisce più che mai come una "summa" del suo lavoro. Celandosi dietro il personaggio dello scrittore in crisi Harry Block (così come Harry fa con i personaggi dei suoi libri) Allen si interroga sul senso della vita dell'artista. Si chiede cioè se il suo cinema e la sua vita non si siano fusi l'uno nell'altro impedendogli di comprendere la distinzione tra quanto effettivamente stava vivendo e quanto invece la sua "vera" vita non fosse finita per essere quella dei personaggi da lui creati. Al contempo non dimentica di tenere tutto il suo pubblico, quasi con luciferina (il Diavolo conta in questo film!) astuzia, sul filo del rasoio dell'eterna domanda: quanto c'è di autobiografico nei personaggi scritti e interpretati da Woody?
Tutto e niente è la risposta spiazzante. Se mai come questa volta il tema è stato posto con chiarezza sin dall'inizio (in che misura i personaggi dei libri di Harry "sono" le persone che gli sono state accanto nella vita?) altrettanto mai come in questa occasione la replica consiste in un profondo mescolamento di carte. Chi è Harry Block/Woody Allen? Rischia di non saperlo neppure lui e quindi, preso com'è dal gioco della finzione, nega e ammette al contempo la presenza della realtà nella sua opera frutto di creatività e fantasia. Lo fa scegliendo un linguaggio cinematografico (sia sul piano dell'uso della macchina da presa che su quello del montaggio) decisamente nuovo anche per chi ha presente la "ricerca" di Mariti e mogli'.
Mai i compatti e sobri titoli di testa di un film alleniano furono frammentati e fatti esplodere come in questa occasione, grazie a inserimenti improvvisi e ossessivamente ripetitivi dell'arrivo di Lucy a casa di Harry, dotati di un montaggio interno che non rispetta la continuità temporale. La destrutturazione del linguaggio, il bisogno di scomporre per poter afferrare, almeno per una volta, il senso di ogni singolo elemento non riguarda solo la parte "scritta" del film. L'operazione va più a fondo. Dopo il canonico "scritto e diretto da Woody Allen" ci troviamo immediatamente immersi in una finzione letteraria (siamo dinanzi a una situazione erotica descritta in un libro di Harry) e cinematografica (Allen sta girando un film) che verrà narrata retrospettivamente, a partire dalla scena madre di Lucy nei confronti di Harry. Da questo momento il film si sviluppa come un continuo gioco d'incastri in cui la vita del protagonista e i parti della sua creatività si susseguono fino al punto di intrecciarsi. Se Harry si trova a confrontarsi con tutto quello che ha trasferito sulla pagina Woody, suo tramite, si confronta con problematiche vecchie che si fanno nuove in seguito a una sorta di nuovo sentire.
A partire dal suo stesso cinema che viene riletto e, almeno in un'occasione, quasi masochisticamente ribaltato. Se a Elizabeth Shue si affida il ruolo di Fay chi conosce Allen non può non pensare ai personaggi interpretati da Mariel Hemingway in Manhattan e da Juliette Lewis in Mariti e mogli. La ragazza che si accende per il maturo intellettuale che la invita però a non coinvolgersi troppo si era già vista in Allen, quel che non si era ancora visto era che il prodotto di questo autocontrollo producesse un distacco che pesava così profondamente sul protagonista da identificare in Lucifero l'uomo che gliela portava via. Ma, e qui sta il masochismo, in un film in cui si ripropone questo ruolo si affida all'interprete di Tracy il personaggio forse più fastidioso del film: l'amica della moglie di Harry che spia e riferisce i suoi colloqui con il figlio. È passato del tempo da quel capolavoro quasi inaspettato e Woody sembra quasi vendicarsi, se non del ruolo, dell'attrice che lo aveva interpretato.
Tornano i personaggi immaginari che si materializzano dinanzi a quelli reali come in La Rosa Purpurea del Cairo e la commistione tra scrittura e vita che già si era proposta in Pallottole su Broadway. Harry viene condotto da Helen a "vedere" non visto quel che sua sorella pensa veramente di lui così come Judah aveva fatto in Crimini e misfatti.
Lo scrittore che metteva in piazza riferimenti alla vita privata di chi gli stava intorno era già presente nel personaggio affidato a Meryl Streep in Manhattan e in quello di Holly in Hannah e le sue sorelle.
Che dire poi del Luna Park in cui il gruppo si ferma per una sosta? Ricordate la casa di Alvy bambino in Io e Annie?Ripetività, assenza di nuovi spunti? Assolutamente no. Allen rivisita il proprio universo (prostituta cinese compresa, avete presente il dottor Yang?) quasi volesse realizzarne una sintesi che gli consenta la possibilità di superarlo. Anche i numi tutelari sul piano della regia vengono coinvolti nella situazione. Se a Fellini viene dedicata l'intera sequenza "infernale', l'elemento che fa da trait d'union nell'intera vicenda si rifà esplicitamente a Bergman. Come non pensare a Il posto delle fragole nel momento in cui ci viene proposto un viaggio per andare a ritirare un riconoscimento dall'Università frequentata in passato? Che Woody si senta come l'anziano professor Borg? Forse sì perché, come vedremo, il tema dei bilanci esistenziali che già si era riaffacciato in Tutti dicono I love you si ripropone qui con forza. Certo è però che la consolidata maturità artistica consente ad Allen di prendere così sul serio il Maestro da non sentire più il bisogno di imitarlo. Si può allora sorridere sull'eterogeneo gruppo (scrittore, figlio dello stesso, prostituta e cadavere) che raggiunge l'Università. Se il professor Borg alla fine si addormentava per morire dopo aver fatto pace con se stesso, Harry Block trae dal sogno della premiazione materia per riprendere lo slancio creativo che sembrava essersi irrimediabilmente affievolito.
È quello che succederà ad Harry, ormai giunto all'Università, nel momento di massima crisi. Ciò che Allen teme ormai in modo radicale è l''andare fuori fuoco" esistenziale, il non avere più contorni, una sorte ancor più grave di quella degli "uomini a metà" egizi, l'esserci senza potersi definire. È un timore profondo che fa il paio con il primo personaggio alleniano che senta il bisogno di un riconoscimento da parte di un figlio. Se il Lenny Weinrib di La dea dell'amore era mosso sì da un sentimento di paternità ma anche dall'impulso di conoscere ciò che "non si deve conoscere', Harry Block è preso dall'esigenza irrinunciabile di rappresentare un modello per un figlio conteso. Ancora una volta l'universo della vita alleniana si sovrappone a quello della finzione senza consentirci di operare una distinzione tra i due. Con questo non si pensi che Woody, con l'avanzare dell'età, sia alla ricerca di certezze, incrollabili o di eredità da lasciare. Ancora una volta non ha soluzioni preconfezionate e se il presidente Clinton non può essere utilizzato dal "democratico" Allen come esempio di normalità nel comportamento sessuale, sarà una prostituta (ancora una volta di "buon cuore') a sottrarlo alla sorte di una vita fuori fuoco. Come sempre, nel cinema alleniano, non ci sono finali pacificatori. Accettare i propri limiti non significa adagiarsi nella mediocrità ma continuare la ricerca con maggiore consapevolezza.
Seconda parte
Harry ha scritto un libro autobiografico e ha messo in crisi tutti. Il mondo viene a sapere che seduce le pazienti della moglie, ha rapporti con la cognata, odia la sorella eccetera. Tutti lo odiano. Fortuna che la sua vecchia università ha deciso di onorarlo. È una bella compensazione al blocco creativo che è sopraggiunto. E poi c'è la ragazzina che lo abbandona, gli analisti che lo vessano, e alla fine persino una visita all'inferno, perché Harry ritiene di meritarlo, essendo il peggiore di tutti gli esseri umani dopo Hitler, Goerings e Goebbels. Il regista ha dichiarato "è un momento felice della mia vita, non vado nemmeno dall'analista", in realtà questo film ha sostituito l'analista. La sua ossessione per il sesso è rappresentata dalla parola più pronunciata nel film: "pompino", mai amore, o altro. E ossessione è la cadenza nevrotica del racconto con gli episodi che si inseriscono l'uno nell'altro come scatole cinesi e con un montaggio che mutila la sequenza nel bel mezzo. Woody ha sessantatre anni e naturalmente qualcosa è successo. È quasi normale, lo fu per Bergman e per Fellini. Credevano di aver finito, lo dichiararono coi film, ma non era vero. I riferimenti di Allen ai due maestri sono molto precisi, c'è la rassegna finale di tutti i personaggi, come la giostra di Otto e mezzo. E Harry "onorato" all'università è semplicemente il vecchio professore del Posto delle fragole, che si recava al suo giubileo rivivendo gli episodi salienti della propria vita, proprio come fa Woody quando assiste, testimone invisibile, ai discorsi di sua sorella. Complessivamente questo film non vale il precedente Tutti dicono I love you, di impianto semplice, fresco e geniale. Qui c'è troppo artificio.
Harry Block è uno scrittore che cerca, seppur in maniera scomposta, di mettere un pò di ordine nella sua vita, soprattutto quella sentimentale, all’insegna del tradimento e dell’insoddisfazione. La sua crisi personale mette a rischio anche la sua creatività artistica. Troverà pace solo nell’arte. Irriverente, sfacciato, dissacrante, blasfemo, ironico, divertentissimo e a tratti anche un pò nostalgico.. [...] Vai alla recensione »
Battute per ridere nel film di Woody Allen Deconstructing Harry: “Tra l'aria condizionata e il Papa, io scelgo l'aria condizionata”; “Le parole più belle del mondo non sono ''ti amò' ma: '‘è benigno”; “La mia vita sarebbe tutta sarcasmo e orgasmo? Con uno slogan così, in Francia vincerei le elezioni”; “Sono l'uomo peggiore del mondo, il quarto dopo Hitler, Goering e Goebbels”; “Sembri una fondamentalista [...] Vai alla recensione »