Mi sdoppio in quattro

Film 1996 | Commedia +13 100 min.

Titolo originaleMultiplicity
Anno1996
GenereCommedia
ProduzioneUSA
Durata100 minuti
Regia diHarold Ramis
AttoriAndie MacDowell, Michael Keaton, Zack Duhame, Harris Yulin, Katie Schlossberg Richard Masur, Eugene Levy, Ann Cusack, John de Lancie, Judith Kahan, Brian Doyle-Murray, Obba Babatundé, Julie Bowen, Dawn Maxey, Kari Coleman, Steven Kampmann, Robin Duke, Suzanne Herrington, Robert Ridgely.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Regia di Harold Ramis. Un film con Andie MacDowell, Michael Keaton, Zack Duhame, Harris Yulin, Katie Schlossberg. Cast completo Titolo originale: Multiplicity. Genere Commedia - USA, 1996, durata 100 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

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Uno scienziato riesce a costruire altre tre copie di Doug Kinney, frustrato dal suo stile di vita, per poter tener testa a tutti i doveri e le funzioni della vita: far l'amore, lavorare, divertirsi. Al Box Office Usa Mi sdoppio in quattro ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 17,6 milioni di dollari e 7 milioni di dollari nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Commedia degli equivoci firmata da Harold Ramis.

Uno scienziato riesce a costruire altre tre copie di se stesso, per poter tener testa a tutti i doveri e funzioni della vita: far l'amore, lavorare, divertirsi. La solita commedia degli equivoci. Prodotto professionale di buon successo commerciale.

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A Doug Kinnsey, che lavora in una ditta di costruzioni, il tempo non basta mai: troppi impegni. Quando un istituto di genetica di Malibu gli propone la clonazione (due Doug), accetta. Ma la soluzione non è soddisfacente. Altri due cloni, ma quanti problemi per l'originale: i suoi sosia gli assomigliano soltanto fisicamente. Molti temi espliciti e latenti e più di una domanda per lo spettatore pensoso (è veramente tale quella lieta fine?), ma, comunque, la commedia funziona, diverte, è visivamente affascinante non soltanto per gli effetti speciali di Richard Endlund, ma per le eccezionali doti di mimetismo psicologico, messe in atto da Keaton che più di una volta fa quattro personaggi nella medesima inquadratura.

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Stressato dal lavoro e dalla famiglia e non sapendo più conciliare l'uno con l'altra, Doug Kinney, dopo qualche esitazione, accetta di farsi clonare dal dottor Leeds. All'inizio tutto sembra andare per il meglio: mandando il clone a lavorare al suo posto, Doug riesce a ritagliarsi una fetta di tempo libero da dedicare ai propri interessi, ma presto si accorge che un solo duplicato non basta. La moglie Laura ha trovato un impiego e lui non se la sente di correre dietro tutto il giorno ai due figli. Decide così di sottoporsi nuovamente alle cure di Leeds, ed affida le incombenze domestiche al terzo clone. Nel frattempo, però, il primo clone, oppresso dal lavoro, decide a sua volta di duplicarsi, ma colui che viene prodotto, essendo copia di una copia, manifesta ben presto una preoccupante instabilità di carattere che esaspera Laura - tuttora ignara della clonazione - e rischia di mandare in frantumi il matrimonio. Posto di fronte ad una scelta, Doug comprende che è meglio salvare la famiglia e, rinunciando alle cose superflue, si riconcilia con la moglie lasciando i tre cloni liberi di farsi una propria vita.
Harold Ramis, l'autore del brillante Ricomincio da capo, confeziona una commedia divertente e - dato lo spunto, in sé piuttosto esile, dello scambio di persona - sorprendentemente ben fatta. In Doug Kinney si riassumono le ansie e le alienazioni dell'uomo moderno: l'insoddisfazione per una routine quotidiana scandita implacabilmente tra orari di lavoro e problemi di casa; il sogno represso della libertà dalle convenzioni; il desiderio di una dimensione esistenziale personale e indipendente. Quando si presenta la possibilità di sdoppiarsi, Doug sente che la felicità è a portata di mano, ma anche i sogni più belli presentano il rovescio della medaglia.I cloni, ciascuno dei quali ha una particolare attitudine, vivono nascosti in una dependance sopra il garage di Doug ed entrano in scena al suo posto di volta in volta che le circostanze lo richiedono. Purtroppo, però, ogni copia è leggermente diversa: e queste differenze, all'inizio impercettibili, con l'andare dei giorni moltiplicano le preoccupazioni invece di sgomberarle. In una girandola di situazioni comiche e paradossali, il povero Doug finirà con il rimpiangere la vita anonima ed incolore che prima conduceva.La simpatica Andie MacDowell tratteggia con disinvoltura i progressivi stupori e i dubbi di Laura alle prese, in casa e a letto, con gli insoliti mariti e Michael Keaton conferma le doti di interprete bravo e intelligente conferendo a ciascun Doug un'originale impronta psicologica. Notevole è il lavoro di ricomposizione digitale di immagini sovrapposte con la computer graphic di Richard Edlund (quattro volte premio Oscar per la trilogia di Guerre Stellari e per I predatori dell'arca perduta) che quadruplica il personaggio nella stessa inquadratura infondendo alla magia delle illusioni quel realismo e quella perfezione che il cinema ha sempre rincorso fin dai tempi di Méliés.


MI SDOPPIO IN QUATTRO disponibile in DVD o BluRay su IBS

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 18 giugno 2011
Alex41

C'è gente che continua a parlare di attori strafamosi che vengono citati giorno dopo giorno come Tom Cruise, Nicolas Cage o Brad Pitt, ma mi stupisce il fatto che attori come Michael Keaton non vengono mai citati per la loro bravura. Questo film è una delle tante prove il quale testimonia che Keaton è un attore coi fiocchi, bravissimo nella sua prova dei mimi e in grado di interpretare 4 ruoli diversi [...] Vai alla recensione »

Frasi
Lo hanno licenziato perché lavorava male. Però lo faceva molto lentamente.
Doug Kinney (Michael Keaton)
dal film Mi sdoppio in quattro
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alessandra Levantesi
La Stampa

Per sant’Agostino era una distensio animi, per Kant una categoria del conoscere, ma per noi nevrotizzati e prosaici occidentali alle soglie del Duemila il - Tempo rappresenta una specie di incubo. Scandisce inesorabilmente la nostra giornata, ci crea ansia, ci sfida a utilizzano al meglio sapendo già che la vittoria finale sarà sua: non riusciremo mai a fare tutto quello che vorremmo e dovremmo.

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