| Anno | 1974 |
| Genere | Giallo, |
| Produzione | USA |
| Durata | 131 minuti |
| Regia di | Roman Polanski |
| Attori | Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Perry Lopez, John Hillerman Darrell Zwerling, Diane Ladd, Roy Jenson, Roman Polanski, Richard Bakalyan, Joe Mantell, Burt Young, Bruce Glover, Dick Bakalyan, Nandu Hinds, James O'Rear, James Hong. |
| Uscita | lunedì 26 maggio 2014 |
| Tag | Da vedere 1974 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,26 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 15 dicembre 2023
A Chinatown, il quartiere cinese di San Francisco, un detective ex poliziotto minaccia involontariamente gli interessi di personalità influenti che ce... Il film ha ottenuto 11 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 7 candidature e vinto 4 Golden Globes, In Italia al Box Office Chinatown ha incassato 23,2 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Los Angeles, 1937. L'investigatore privato J. J. Gittes è incaricato da una sedicente signora Mulwray di indagare sulle presunte scappatelle del marito, Hollis Mulwray, ingegnere capo del Dipartimento Acque, oppostosi fermamente alla costruzione di una diga idealmente in grado di mettere fine alla siccità. Ma nulla è come appare in una città in mano alla speculazione edilizia del vecchio magnate Noah Cross, padre della vera signora Mulwray, presto vedova. Insieme ad una corruzione dilagante, dalle indagini di Gittes emergerà, infatti, una sconvolgente e fosca vicenda legata alla famiglia Cross.
Primo titolo di richiamo a riportare sul grande schermo le atmosfere del noir classico con cura quasi filologica, Chinatown flirta con la vecchia Hollywood a partire dai titoli di testa, dal gioco innescato con il mito della femme fatale e con quello di un private eye di indiscutibile ascendenza "marlowiana", soprattutto, con un intrigo memore del Raymond Chandler più ispirato. Aveva ragione da vendere Giuseppe Grazzini, parlando di « [...] un labirinto nel quale lo spettatore si perderebbe se Roman Polanski, che ha messo lo zampino anche nella sceneggiatura, non gli offrisse la bussola d'uno stile ammirevole». (Cinema '74, Biblioteca Universale Laterza, p. 90 - 91). Proprio al cineasta quarantenne, di ritorno in America dopo l'esperienza inglese di Macbeth e quella italiana di Che?, si deve una prova di grande chiarezza espositiva in cui "aggiustamenti" visivamente efficaci asciugano il plot, inizialmente, troppo macchinoso di Robert Towne. Escludendo i disaccordi tra regista e sceneggiatore, in special modo sul finale, siamo alle prese con un'opera di chiara e inequivocabile matrice polanskiana benché sia nata su commissione. È il caso, a livello teorico, di tutto il simbolismo legato al concetto di acqua, una costante di tutto il percorso del cineasta: si pensi alla morte di Mulwray, all'inondazione di cui lo stesso Gittes è vittima oppure alla scelta di attribuire al villain il nome di Noah.
Grazie anche alle luci di John A. Alonzo, che sostituì il veterano Stanley Cortez dopo dieci giorni di insoddisfacente lavoro, e all'inappuntabile impegno recitativo dell'intera squadra, un'atmosfera di malinconico appiglio permea una sequela di sequenze capaci di smentirsi l'una con l'altra, senza mai confondere o irritare, fino al sovrapporsi di dramma sociale e privato. Pur rinunciando alla voce fuori campo, tipica del noir classico, Chinatown rimane una pellicola accordata in prima persona, un perfetto neonoir in cui il suo disincantato protagonista è parte del raggiro quanto lo spettatore.
Il regista compare nel cammeo del gorilla che sfregia Gittes al naso con un coltello. Nel 1990, Jack Nicholson diresse il sequel Il grande inganno con esiti decisamente minori.
Los Angeles, 1937. Il detective privato Jake Gittes viene ingaggiato per indagare sulle presunte infedeltà coniugali di Hollis Mulwray, ingegnere capo del dipartimento idrico della città; ma dopo aver svolto il suo incarico, Gittes si rende conto di essere stato raggirato, e si troverà coinvolto suo malgrado in un'intricatissima serie di complotti, omicidi e doppi giochi, tra corruzione politica e torbidi segreti familiari...
Il grande regista Roman Polanski recupera i soggetti e le atmosfere proprie del genere noir degli anni '40 per dar vita ad un indimenticabile film poliziesco: Chinatown, un'autentica pietra miliare della cinematografia americana, che ha ottenuto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale e quattro Golden Globe. Ambientato non a caso nella torrida Los Angeles degli anni '30, il film di Polanski presenta tutti gli ingredienti di un tipico hard-boiled: un investigatore cinico e senza scrupoli che sembra fare il verso a Philip Marlowe e Sam Spade; una trama complicata quasi quanto quella de Il grande sonno; il tema di un oscuro passato che non cessa di tormentare i vari personaggi.
Protagonista della pellicola è uno straordinario Jack Nicholson nel mitico ruolo di Jake Gittes, detective dai modi spiccioli e sbrigativi e dotato di un sardonico senso dell'umorismo, con il cerotto sul naso e lo sguardo da duro sotto la visiera del cappello. Nel corso delle sue indagini, che si riveleranno assai più rischiose del previsto, Gittes troverà al proprio fianco l'affascinante Evelyn Mulwray, interpretata dalla splendida Faye Dunaway, una femme-fatale misteriosa e sfuggente che nasconde un terribile segreto. Ad una trama appassionante e ricca di colpi di scena si accompagna un indefinibile senso di minaccia, caratteristica ricorrente nel cinema di Polanski (basti pensare al celeberrimo Rosemary's baby), insieme all'idea di un Male sordido e strisciante, che trova la sua manifestazione concreta nella figura dell'ambiguo milionario Noah Cross, superbamente interpretato da un memorabile John Huston. Ritorna anche l'elemento dell'acqua, centrale all'interno della trama (l'acqua è infatti la chiave dell'intera vicenda) e utilizzato spesso da Polanski in funzione simbolica (vedi Il coltello nell'acqua). La stessa Chinatown, da cui il titolo del film, è un'evidente metafora del caos della condizione umana (il drammatico passato di Gittes è legato proprio al quartiere cinese); un luogo tenebroso e senza legge nel quale i confini tra Bene e Male sono cancellati, e che fungerà da sfondo per il terribile epilogo. Emblematica in questo senso la frase finale della pellicola: "Lascia perdere, Jake... è Chinatown".
La magistrale regia di Roman Polanski (che compare in un breve cameo nella parte del gangster che sfregia il naso di Jack Nicholson), l'eccellente sceneggiatura di Robert Towne, la meravigliosa colonna sonora composta da Jerry Goldsmith, la fenomenale bravura degli attori, l'atmosfera di cupo romanticismo che domina il film... tutte queste componenti hanno contribuito a rendere Chinatown un capolavoro senza tempo, un vero e proprio classico nella storia del cinema. Nel 1990, Nicholson è tornato a indossare i panni di Jake Gittes in un sequel intitolato Il grande inganno, da lui stesso diretto.
A Chinatown, il quartiere cinese di San Francisco, un detective ex poliziotto minaccia involontariamente gli interessi di personalità influenti che cercano di toglierlo di mezzo. Nicholson è credibile; la Dunaway ha una parte che ricorda da vicino quella affidata a Mary Astor nel Mistero del falco.
Los Angeles, 1937. Jack Gittes (Jack Nicholson) è un investigatore privato, viene assunto da una facoltosa donna per scoprire l'infedeltà del marito. A seguito di questa indagine, Gittes si troverà immischiato in un turbinio di vicende, omicidi, corruzione che hanno come filo conduttore la costruzione di una diga per sopperire alla siccità che sta colpendo la città. [...] Vai alla recensione »