| Titolo originale | Viskningar och rop |
| Anno | 1973 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Svezia |
| Durata | 91 minuti |
| Regia di | Ingmar Bergman |
| Attori | Harriet Andersson, Ingrid Thulin, Erland Josephson, Liv Ullmann, Kari Sylwan Andres Ek, Inga Gill, Henning Moritzen, Georg Årlin, Ingrid Bergman, Lena Bergman, Lars-Owe Carlberg, Malin Gjörup, Greta Johansson, Karin Johansson, Ann-Christin Lobråten, Börje Lundh, Rossana Mariano, Monika Priede, Linn Ullmann. |
| Tag | Da vedere 1973 |
| MYmonetro | 3,95 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 giugno 2023
L'agonia e la conseguente morte di Agnes segnerà la vita delle sue due sorelle, Karin e Maria, e della domestica Anna. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, ha vinto 2 David di Donatello, 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Sussurri e grida ha incassato 1,1 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Agnes è ormai prossima a morire. In casa, ad assisterla, ci sono le due sorelle Karin e Maria oltre alla domestica Anna. Ognuna di loro ha delle memorie che riaffiorano progressivamente e riportano in superficie dei ricordi non piacevoli. Agnes pensa alla madre morta con la quale aveva un rapporto non facile. Maria non ha ancora del tutto spenta la passione adulterina per il medico di famiglia mentre Karin ripensa alla freddezza del rapporto con il marito. Anna ogni mattino prega per la figlia morta bambina. La scomparsa di Agnes inciderà sulla vita di tutte.
Realizzato nonostante notevoli difficoltà produttive (il regista dovette impegnare quasi tutti i suoi averi e chiedere agli interpreti principali di coprodurre il film) Sussurri e grida è, senza ombra di dubbio, uno dei capolavori bergmaniani.
Va subito segnalato che ci sono tre protagonisti non interpretati da esseri umani in questo film in cui Bergman torna invece sulla perfezione del numero 4 (4 donne protagoniste e 4 uomini come personaggi minori). Si tratta del tempo, del suono e del colore. La dimensione temporale viene segnalata dal succedersi di orologi in apertura. Il divenire che conduce a una morte al di là della quale Bergman dubita ci sia un dio ad attendere Agnes, si intreccia con quello che riemerge nei flussi di coscienza che rinviano a un passato in parte rimosso e in parte sempre presente. Il suono e la sua assenza giocano, a partire dal titolo, un ruolo importante che condividono con una musica che esplicita la sua funzione espressiva con i brani di Chopin e Bach. C'è poi il colore rosso che non si limita ad essere presente ovunque nella scenografia ma che invade più volte, con la sua forza simbolica, il fotogramma. Il motivo dominante è comunque il peso che il passato impone alla vita di ognuno. Qui si tratta di un vissuto che torna a premere sul presente non solo come substrato psichico ma anche con una sua presenza che sta tra il fantasmatico e il carnale. Che cos'è la morte di Agnes se non l'occasione per rivisitare da parte delle sorelle Karin e Maria un passato fatto di tensioni sotterranee destinate a deflagrare? Ma di quella deflagrazione farà parte anche un disperato "ritorno in vita" di Agnes che trova finalmente pace nelle cure della domestica Anna. È proprio grazie a questo personaggio che Bergman si concede, in un'opera che si muove su altri territori, un affondo di critica socio-politica: Anna, dopo la morte di Agnes, viene 'ricompensata' con qualche banconota, con il licenziamento e con un freddo 'grazie'. La borghesia non sa cosa significhi la parola riconoscenza nei confronti di chi, sola, ha esercitato la vera 'compassione' secondo l'etimo di origine latina. Quella com-passione che tanti personaggi hanno cercato spesso invano. Come Agnes che ha scritto sul suo diario: "Il regalo più bello e la solidarietà, il calore umano, l'affetto. Credo che la gioia sia proprio questa."
Agli inizi del Novecento, due sorelle tornano presso la terza, malata di cancro, per assisterla. Le due hanno ciascuna ipropri problemi: Karin è incapace di qualsiasi rapporto con il prossimo, Maria pensa solo al proprio aspetto fisico. La malata muore, ma la sua anima si ribella e, la notte dopo, dal suo cadavere si levano lamenti strazianti. Nessuna delle due parenti ha il coraggio di avvicinarsi. Solo la governante, una donna buona e semplice, trova la forza di cullare il corpo e di convincere lo spirito tormentato ad affrontare l'aldilà.
Sono stati spesso evidenziati con accezione negativa i debiti che questo film nutre verso l'opera di Strindberg. Si rimproverano a Bergman un'eccessiva teatralità del soggetto e la tendenza a strafare di molti dialoghi e situazioni. Taluni denunciano un certo schematismo nel disegno delle figure femminili, così come nell'uso del colore (le tonalità rosse ossessivamente ricorrenti sfiorano il didascalismo [...] Vai alla recensione »