| Titolo originale | Easy Rider |
| Anno | 1969 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Dennis Hopper |
| Attori | Peter Fonda, Jack Nicholson, Karen Black, Dennis Hopper, Luana Anders, Antonio Mendoza, Phil Spector Mac Mashourian, Warren Finnerty, Tita Colorado, Luke Askew, Sabrina Scharf, Sandy Brown Wyeth, Robert Walker jr, Robert Ball, Carmen Phillips (II), Ellie Wood Walker. |
| Uscita | lunedì 9 settembre 2019 |
| Tag | Da vedere 1969 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,75 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 9 settembre 2019
Due hippies percorrono la strada verso New Orleans in sella alle loro moto. Durante il tragitto incontrano un eccentrico avvocato alcolizzato che decide di accompagnarli. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, In Italia al Box Office Easy Rider ha incassato 45,5 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Dopo aver venduto una partita di cocaina messicana ad un ricco arabo, Billy e Wyatt (che si fa chiamare Capitan America) investono il ricavato in un viaggio in motocicletta alla volta di New Orleans e della grande festa di strada del Mardi Gras. Gli incontri che fanno lungo la strada raccontano l'America degli hippy, delle comuni e della celebrazione del sesso libero e delle droghe, ma anche quella dei pregiudizi duri a morire, omofoba, reazionaria e drammaticamente violenta.
Girato nel '68 ma uscito negli Stati Uniti soltanto un anno dopo, sulla spinta della consacrazione ricevuta a Cannes, Easy Rider ha immediatamente scandalizzato Hollywood e aperto la strada ad una nuova era di registi e attori e ad un nuovo modo di fare cinema.
A tanto entusiasmo è seguito, decenni dopo, un ridimensionamento critico del film persino eccessivo. Oggi i tempi sono maturi per tornare a vederne virtù e limiti con ritrovata obiettività.
Il film di Hopper, girato quasi senza sceneggiatura, si autodichiara un western moderno, con i chopper al posto dei cavalli (una scena racconta letteralmente il passaggio di testimone), il richiamo ideologico agli indiani, ai leggendari personaggi di Billy the kid e Wyatt Earp, e la messa in primo piano di una poetica del viaggio inteso come esperienza esistenziale ma anche lisergica.
Dal punto di vista stilistico, un laborioso montaggio ha ridotto la lunghezza fiume prevista inizialmente ad un film più commercialmente spendibile, che nella prima parte utilizza la narrazione in maniera episodica e minimale, quasi ad intervallare le eloquenti sequenze musicali, in un ribaltamento che è già una dichiarazione di stile, per poi concedersi, nella lunga sequenza dell'acido al cimitero, un'incursione nel linguaggio del cinema più sperimentale (già bagaglio dei precedenti cinematografici di Hopper e Fonda).
Se oggi il valore maggiore del film sta nel suo essere uno straordinario documento di quell'epoca, all'epoca della sua uscita ciò che apparve subito chiaro fu che la sua esistenza valeva di per sé come una dichiarazione di fine di qualcosa e inizio di qualcos'altro. Con Dennis Hopper e Henry Fonda che attraversano gli schermi e le strade americane (compresa quella la Monument Valley che fu mitico set di John Ford), senza bisogno di parlare o di parlarci, spinti dal rock degli Steppenwolf e dei Byrds, finisce l'era degli studios, che già agonizzava da anni senza un pubblico, e si apre una stagione di cinema giovane e libero, nei temi e nelle modalità. La Nouvelle Vague francese aveva indicato la strada: la luce naturale, il 16 millimetri, il basso budget, ma Easy Rider la declina nella propria lingua, quella del mito della frontiera, della bandiera della ribellione, della difesa della libertà.
Jack Nicholson crea il personaggio di George Hanson (ma si potrebbe dire anche il contrario) e gli affida il tema del film ("Parlano e straparlano di libertà individuale ma quando vedono un individuo libero hanno paura") e la sua persistente, immacolata verità.
Billy e Wyatt attraversano il sud dell'America in cerca di fortuna. Arrestati per aver sfilato insieme a una banda senza l'apposito permesso, vengono aiutati da un avvocato che decide di unirsi alla loro avventura.
Road movie sceneggiato dai due interpreti principali, Peter Fonda e Dennis Hopper, e diretto da quest'ultimo, Easy Rider è un racconto sulla libertà, un viaggio che ha per meta il Carnevale di New Orleans, la festa della città sul grande Delta.
E stavolta è necessario un racconto amarissimo e crudele, che alla fine indigna senza parole, per denunciare lo squallore e la paura della provincia bianca e borghese del sud nel 1969. Una paura che si manifesta rozzamente nei confronti di qualsiasi minima e pericolosa traccia di diversità.
Se a questo aggiungiamo l'evidenza di un grande cinema, in cui i paesaggi che cambiano, gli interpreti e la musica sembrano danzare all'unisono una ballata disperata senza scampo, allora, forse, diventa facile per lo spettatore riconoscere la presenza di una visione unica e irrepetibile nell'immaginario cinematografico. E nella quale la mano dell'autore, (con quegli scatti di montaggio che anticipano spesso le inquadrature successive) si rivela in tutta al sua destabilizzante natura.
E quando il desiderio di libertà si cristallizza in fuga e assume sembianze allucinatorie e lesionanti, come nella sequenza dell'acido, le voci e le immagini si fondono, delirano, e trascinano chi guarda lentamente alla deriva.
Wyatt e Bill (Petere Fonda e Dennis Hopper), dopo aver trasportato un quantitativo ingente di droga dal Messico agli Stati Uniti, acquistano due chopper e partono dalla California alla volta del carnevale di New Orleans. Il loro è il sogno americano su due ruote, è un viaggio di libertà attraverso uno dei luoghi più affascinanti della terra, e la porzione di [...] Vai alla recensione »