| Titolo originale | Psycho |
| Anno | 1960 |
| Genere | Giallo, |
| Produzione | USA |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Alfred Hitchcock |
| Attori | Janet Leigh, Anthony Perkins, Vera Miles, John Gavin, Martin Balsam John McIntire, Simon Oakland, Patricia Hitchcock, Frank Albertson, Lurene Tuttle, John Anderson, Vaughn Taylor, Mort Mills. |
| Uscita | lunedì 10 ottobre 2022 |
| Tag | Da vedere 1960 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,72 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 22 settembre 2022
Un'impiegata ruba quarantamila dollari e fugge. Cambia la macchina, si trova nel mezzo di un temporale e decide di passare la notte in un motel. Il film ha ottenuto 4 candidature a Premi Oscar, In Italia al Box Office Psycho ha incassato 88,6 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Una bella impiegata ruba quarantamila dollari e fugge. Cambia la macchina, si trova nel mezzo di un temporale e decide di passare la notte in un motel. Il proprietario è Norman, all'apparenza un ottimo ragazzo che manifesta soltanto qualche piccola stranezza, come quella di impagliare uccelli. Il motel non ospita nessun altro cliente. La donna decide di fare una doccia prima di dormire. Sotto l'acqua viene aggredita e uccisa da un'altra donna, che si intravvede appena. La mattina Norman scopre il corpo. Sconvolto fa pulizia, mette il cadavere nel bagagliaio e fa sparire la macchina nelle sabbie mobili. Sconvolto perché sa che l'assassina è sua madre, che è patologicamente gelosa del figlio e non sopporta neppure che parli con altre donne. Un investigatore privato, con l'aiuto del fidanzato della donna uccisa, riesce a risolvere la matassa.
Psyco non era certo il migliore dei film di Hitchcock ma a volte le vie del culto percorrono strade misteriose. Negli anni Sessanta la pratica dell'inconscio non era certamente una novità, lo scalpore c'era già stato nel 1944 con Io ti salverò (Gregory Peck, con l'aiuto della Bergman e di un "freudiano" risolve le proprie angosce risalendo analiticamente a un incidente infantile), ma Anthony Perkins aveva dato un'interpretazione di tale efficacia da divenire da quel momento il più famoso "pazzo" della storia del cinema, senza più una possibilità autentica di emanciparsi da quel ruolo. La critica non ha mai perdonato a Hitchcock l'eccesso di crudezza (e di effetto) di certe scene. Ricordiamo le più famose: il teschio della madre seduta sulla sedia girevole, la morte del detective privato (Martin Balsam), la sinistra casa Bates sempre inquadrata contro un cielo minaccioso. Soprattutto la sequenza dell'uccisione di Janet Leigh sotto la doccia ha creato una vera psicosi collettiva.
Psyco nacque un po' casualmente, dopo che un altro progetto piuttosto impegnativo a cui Hitch stava pensando non poté essere realizzato. Il regista mirò a un film a basso costo, in bianco e nero, e lo concepì come una sfida: il suo scopo era ottenere un'opera di qualità in poco tempo, con pochi mezzi, senza star eccelse e utilizzando per di più un soggetto considerato degno di un horror "di serie B". Psyco è infatti tratto dal libro omonimo di Robert Bloch, un romanzo di scarso valore ispirato a un serial killer (uno di quei pluriomicidi che tornano tragicamente a ripetere nel corso del tempo crimini simili, spinti dagli stessi moventi e con analoghe modalità) realmente esistito, tale Edward Gein. A differenza di altri film di Hitch tratti da romanzi, la vicenda di Psyco si attiene fedelmente alla storia originale. Per le riprese (durate dalla fine del novembre 1959 al 1° febbraio 1960.) Hitch si servì prevalentemente di una troupe di formazione televisiva e il film - pur essendo prodotto per conto della Paramount e da questa distribuito - fu girato su un set degli studi Universal parzialmente già esistente. Poiché i dirigenti della Paramount si mostravano sconcertati e riluttanti, Hitch finanziò l'impresa di tasca propria: la cifra, assai contenuta, di 800.000 dollari si rivelò in seguito essere stata un ottimo investimento. Il film costituì infatti il maggior successo di Hitchcock sia negli USA sia all'estero, con utili - nel corso degli anni - di milioni di dollari. Nonostante Hitchcock abbia insistito sul valore specificamente "filmico" di Psyco - affermando che il soggetto e i personaggi gli interessavano poco rispetto a montaggio, fotografia, colonna sonora, gioco di suspense con lo spettatore -, non si può negare che nel film si ritrovino alcune costanti tematiche proprie del regista, che contrassegnano tutta la sua produzione cinematografica: l'interesse per la psiche umana, analizzata nei suoi recessi più intimi e tenebrosi, il tema del "doppio" - qui presente come dissociazione della personalità - quello della sessualità rimossa o pervertita o vissuta come peccato, il rapporto fra colpevolezza e innocenza, l'ambiguità e la difficoltà dei rapporti umani, in particolare fra uomini e donne... Ma se è vero che già di per sé tali elementi possono costituire la base di un film intrigante, la forza di Psyco - e in questo ha ragione il regista - non risiede poi tanto in ciò di cui parla quanto in come ne parla. A titolo di esempio, soffermiamoci brevemente su un paio di elementi chiave che caratterizzano appunto il "linguaggio" del film, il suo modo di narrare, il suo stile. Notevole, innanzitutto, la struttura complessiva dell'opera, il suo articolato e abile gioco di anticipazioni rivelatrici e di inganni tali da non falsificare propriamente il reale svolgersi degli eventi, ma da renderlo di più difficile interpretazione. Psyco è fitto di allusioni, costituite da battute, oggetti (gli uccelli impagliati che Norman colleziona, ad esempio), atteggiamenti dei personaggi (Norman - inquadrato di spalle - che sale le scale di casa con un'andatura tipicamente femminile). D'altra parte il film presenta anche false piste: per esempio i soldi - su cui alcune inquadrature tornano ad insistere - non hanno in realtà nessun ruolo nel delitto, così come nessuna importanza nello svolgersi degli eventi riveste l'incontro con il poliziotto o il cambio di automobile effettuato da Marion. Un'altra modalità adottata nella "costruzione" del film è poi la negazione di quello che normalmente ci si aspetterebbe: la morte inattesa della protagonista a circa metà film e l'assassinio di Arbogast - un personaggio che sembrava fatto apposta per infondere sicurezza -hanno l'effetto di spiazzare completamente lo spettatore. Le voci fuori campo della presunta madre di Norman, le sue ambigue apparizioni - aiutate, in un paio di casi, da ingegnose riprese dall'alto -contribuiscono a creare un senso generale di smarrimento. Nessuna identificazione durevole è consentita - tutti i personaggi sono ugualmente minacciati, per nessuno di loro si ha la garanzia che sopravviverà fino alla fine del film - e il pubblico risulta coinvolto in un senso di attesa e di dubbio che costituisce la quintessenza della suspense. Certo, è forse difficile rendersene conto oggi, dato che perlopiù il film è assai noto e che il meccanismo è stato utilizzato e ripreso da moltissimi altri registi. È giusto però riconoscerne la novità e l'originalità in Psyco. In secondo luogo, consideriamo la fotografia e l'uso del bianco e nero: è l'ultima volta che Hitch vi ricorre, e lo fa dopo una serie di opere in cui - se si eccettua Il ladro (1956) - ha già usato il colore. Nostalgico omaggio a una tradizione estetica a cui egli aveva molto contribuito? Una sfida ai film di serie B - realizzati in bianco e nero per questioni di economia - sul loro stesso terreno? Questi fattori devono aver avuto il loro peso, ma ad essi vanno aggiunti senz'altro motivi intrinseci al film stesso: Hitch riteneva infatti che il bianco e nero, nel suo tagliente contrasto di chiari e di scuri, di luci e ombre, nella sua forte valenza espressionistica, avrebbe meglio reso la drammaticità della vicenda; non erano effetti di realtà quelli che cercava, tantomeno nelle scene di sangue, ma l'impatto di una violenza più sottile e penetrante. E come non associare il bianco e nero con la duplicità del personaggio di Norman Bates (vi è un'inquadratura in cui, dopo aver spiato Marion che si spoglia, si volge verso la macchina da presa, e il suo volto appare nettamente diviso: una metà in ombra e una in luce)? Molti altri elementi concorrono a determinare quello che - per dirla con gli addetti ai lavori - costituisce lo "specifico filmico" di Psyco, ovverosia ciò che ne fa un'opera specificamente cinematografica, quella che Hitchcock ha definito "film puro": montaggio, movimenti di macchina, scenografie, colonna sonora... Del resto è nota - al punto da essere leggendaria - la cura meticolosa con cui il regista si occupava di ogni minimo dettaglio dei suoi film, a partire dalla sceneggiatura fino alla pubblicità: perché ogni elemento contribuisce con pari importanza alla creazione di un'opera cinematografica, al suo ritmo, al suo stile, alla sua capacità di avvincere lo spettatore. Se il pubblico americano decretò il successo del film fin dall'inizio, la critica si dimostrò invece, soprattutto al momento dell'uscita, molto severa: nella sua prima recensione il critico del "New York Times" definì Psyco "una macchia sopra una carriera onorevole" (ma nel giro di pochi mesi si ricredette, e parimenti fecero anche altri suoi colleghi). Nonostante non mancassero i riconoscimenti alla maestria tecnica del regista, molti ritennero che Hitchcock si fosse spinto troppo oltre, sia per i temi trattati, sia soprattutto per le modalità della loro messa in scena, indulgendo troppo all'horror. Ad ogni modo Psyco fu uno dei pochi film per cui Hitch ricevette una nomination per l'Oscar come migliore regista; nomination furono fatte anche per l'interpretazione di Janet Leigh (come attrice non protagonista), la fotografia e la scenografia. Nessun premio però fu assegnato. Una curiosità: in Francia, laddove al contrario la critica sostenne il film fin da subito (un'approfondita opera di rivalutazione dell'intera produzione cinematografica di Hitch era in corso da qualche anno per merito di cinefili e studiosi dei "Cahiers du cinéma": nomi come A. Bazin, C. Chabrol, E. Rohmer, F. Truffaut), fu il pubblico a non accoglierlo favorevolmente, quando uscì nel 1961. Distribuito di nuovo qualche anno dopo, ottenne un successo destinato a durare a lungo. Anche in Italia, come in tutta Europa, Psyco è diventato un vero e proprio cult movie.
E' un film cult, un capolavoro assoluto della cinematografia di Hichcock, ebbe ben 3 sequel in verità uno peggiore dell'altro e un remake copia (a colori) di Gus van Sant che meritatamente fu un flop al botteghino."Hitch" per l'ennesima volta cambia genere e strategia e sceglie dopo aver diretto La donna che visse 2 volte e Intrigo internazionale il bianco nero per sottolineare [...] Vai alla recensione »
Psyco di nuovo sul grande schermo, tirato a lucido e in v.o. con i sottotitoli. Come perdere l'opportunità di vederlo nelle condizioni migliori, anche se l'abbiamo imparato a memoria? Cosa c'è di meglio di una bella doccia, trattenendo il fiato tutti insieme? Ovvio, Psyco non è solo la doccia. È una serie ininterrotta di clamorosi pezzi di bravura: Arbogast nella casa, il poliziotto con gli occhiali [...] Vai alla recensione »