Giunone e il pavone

Film 1930 | Drammatico 85 min.

Titolo originaleJuno and the Paycock
Anno1930
GenereDrammatico
ProduzioneGran Bretagna
Durata85 minuti
Regia diAlfred Hitchcock
AttoriEdward Chapman, Sara Allgood, Sidney Morgan, John Laurie, Barry Fitzgerald, Maire O'Neill Dave Morris, Kathleen O'Regan, John Longden, Fred Schwartz.
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Alfred Hitchcock. Un film con Edward Chapman, Sara Allgood, Sidney Morgan, John Laurie, Barry Fitzgerald, Maire O'Neill. Cast completo Titolo originale: Juno and the Paycock. Genere Drammatico - Gran Bretagna, 1930, durata 85 minuti. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Una presunta eredità porta sfortuna alla famiglia Boyle. Il padre infatti si lascia andare ad entusiasmi prematuri e oltre ad avere la figlia in attesa di un bambino vedrà suo figlio ucciso perché creduto una spia.

a cura della redazione
mercoledì 2 agosto 2006

Non è del tutto chiaro di chi fu la decisione di girare Juno and the Paycock, tratto dall'opera teatrale omonima dell'irlandese Scan O'Casey. Secondo Taybr era questo un film che Hitchcock "voleva assolutamente fare"; invece secondo Spoto - e stando a quanto ricorda lo stesso Hitch nel libro-intervista di Truffaut -il regista non era affatto entusiasta di questo progetto (attribuito da Spoto al produttore della British International Pictures John Maxwell). Quello su cui però tutte le fonti sono d'accordo è éhe Hitchcock conosceva bene l'opera di O'Casey e ne aveva apprezzato molto -sono parole dello stesso regista -"la storia, il tono, i personaggi e [la] mescolanza di umorismo e tragedia"; Hitch era rimasto favorevolmente colpito anche dall'interpretazione semplice e sincera degli attori dell'Abbey Theatre di Dublino, che aveva visto recitare e che riuscì poi, almeno in parte, a scnitturare per il film. Hitch aveva poi avuto modo di conoscere lo stesso O'Casey all'epoca in cui girava Blackmail; i due si piacquero, tanto che, dopo Juno and the Paycock, cominciarono a buttar giù assieme alcune idee per un nuovo film, The Park, incentrato sull'andirivieni di alcuni personaggi ad Hyde Park durante una giornata, "a rappresentare una sorta di microcosmo della vita urbana" (Taylor).
Il progetto poi non andò in porto -sembra a causa di alcune incomprensioni sorte fra i due - ,anche se O'Casey terminò il soggetto per proprio conto e ne fece poi un'opera teatrale. Nonostante questo Hitch "conservò del drammaturgo un affettuoso ricordo, non disgiunto da una punta di malizia" (Taylor), tanto da ripresentarne alcuni caratteri nel personaggio dell'ubriaco che, in Gli uccelli, profetizza la fine del mondo.
Lavorando alla sceneggiatura di Juno and the Paycock, Hitchcock e Alma si accorsero che il testo originale non si prestava a grandi cambiamenti; l'unica modifica sostanziale, concordata con O'Casey, riguardò l'introduzione delle sequenze iniziali, con l'oratore che parla in strada, la sparatoria e la scena del pub. La necessità di attenersi all'opera teatrale stava naturalmente un po' stretta a Hitchcock, che aveva in effetti ben poche possibilità di sbizzarrire il suo talento cinematografico. E per questo che, a distanza di anni, il regista giudicò negativamente il film, che gli sembrava più che altro teatro fotografato.
Per quanto riguarda il cast, Hitch riuscì a ottenere la partecipazione di molti attori dell'Abbey Theatre, compresa Sana Allgood, che aveva già recitato in Blackmail nella parte della madre di Alice. Il ruolo del protagonista maschile fu invece affidato all'inglese Edwand Chapman (che tornerà poi in Murder! e in Fiamma d'amore), perché l'attore irlandese che aveva interpretato la parte sul palcoscenico era in quel periodo impegnato in una tournée. Primo film di Hitch concepito fin dall'inizio come sonoro, Juno and the Paycock fu molto curato sotto questo aspetto. Le difficoltà tecniche dell'epoca non erano da poco: la macchina da presa, il cui motore era piuttosto rumoroso, doveva essere posta all'interno di una cabina insonorizzata e questo limitava naturalmente la mobilità delle riprese; Hitch affrontò il problema usando sul set diverse cineprese (tutte debitamente insonorizzate) e, talvolta, montandole addirittura, "inscatolate" com'erano, su una piccola gru. Hitchcock dimostrò una notevole abilità anche nel concentare i diversi effetti sonori: si tenga presente che allora non era possibile lavorare sulla colonna sonora dopo le riprese e che quindi qualsiasi battuta, rumore o commento musicale andava registrato in presa diretta. Fu così che per la scena in cui la famiglia Boyle è riunita a festeggiare la presunta eredità, il regista ammassò ai lati del set: una piccola orchestra (con tanto di cantante che si tappava il naso) per imitare il disco gracchiante suonato dal grammofono; due rumoristi per gli spari; un coro per gli inni religiosi del corteo funebre che passa sotto le finestre di casa Boyle. Il film ebbe un grande successo, soprattutto di critica. Ma Hitch, consapevole che il merito del risultato era dell'opera di O'Casey più che del proprio lavoro, si sentì a disagio: "[...] avevo veramente vergogna, perché tutto questo non aveva alcun rapporto col cinema. Mentre i critici lodavano il film, avevo l'impressione di essere disonesto, come di aver rubato qualcosa", confessò a Truffaut. Chi fu invece felice della buona accoglienza ricevuta da Juno and the Paycock fu naturalmente Io stesso O'Casey.
"[...] quella che all'epoca fu salutata come una grande opera, appare oggi un insopportabile lavoro di circostanza. Si trattava semplicemente di teatro fotografato, ma niente a che vedere con le ricerche di Nodo alla gola o di Il peccato di Lady Considine. Qui, non solo non c'è nessuna invenzione nel découpage, ma nemmeno un pallido tentativo di invenzione. Il film, certo, è molto fedele al testo di O'Casey e molto noioso. [...] se l'immagine non risulta di grande interesse, il sonoro è invece particolarmente curato. [...] resta comunque che Juno and the Paycock non è un film di Alfred Hitchcock." Così Chabrol e Rohmer, riecheggiando del resto il giudizio dello stesso Hitch sul film ("[...] mi sono sforzato di usare il più possibile l'immaginazione, ma da un punto di vista creativo non la considero un'esperienza positiva"). Un giudizio che ha del vero, ma che tutto sommato è un po' troppo ingeneroso. Juno and the Paycock non brilla certo per fantasia e soluzioni stilistiche, ma non è neppure insopportabilmente di circostanza e nemmeno noioso. I personaggi hanno una loro grazia e freschezza, i tempi sono ben organizzati, ironia e dramma si alternano in modo plausibile. Considerandolo all'interno dell'opera omnia hitchcockiana, Juno and the Paycock rimane comunque una tappa, una prova. Dalle esperienze negative, si sa, si impara: non è forse un caso che Hitch sia poi riuscito a trarre da opere teatrali fedelmente riprese film squisitamente "cinematografici" e pieni di invenzioni, come, appunto, Nodo alla gola.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Dal dramma (1924) di Sean O'Casey. Sullo sfondo sanguinoso della lotta per l'indipendenza nell'Irlanda dei primi anni '20 la notizia (falsa) di una ricca eredità porta lo scompiglio in casa dei Boyle di Dublino. Il vanaglorioso capofamiglia, detto il "pavone", si monta la testa, mentre sua moglie Juno cerca di frenarlo. Curiosa parentesi teatraleggiante nell'itinerario di Hitchcock che non resistette all'offerta di lavorare con gli attori del famoso Abbey Theatre di Dublino e di trasporre fedelmente una tragicommedia che amava molto, ma che girò senza convinzione: "Non aveva alcun rapporto con il cinema".

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 21 marzo 2019
Onufrio

Dramma teatrale diretto da un Hitchcock agli esordi, ben lontano da quello che diventerà in futuro. La storia è comunque interessante, il dramma di una famiglia irlandese che riceve una ricca eredità da uno zio, decidendo così ancora prima di ottenere il denaro, di iniziare a fare compere lussuose, arricchendo la casa, senza badare a spese.

giovedì 27 settembre 2012
celluloide

Cronaca familiare  in un interno. Una povera famiglia riceve un'eredita' che sfuma. Opera teatrale senza infamia e senza gloria.  

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