Fragile virtù

Film 1927 | Drammatico 70 min.

Regia di Alfred Hitchcock. Un film con Isabel Jeans, Robin Irvine, Franklin Dyall, Ian Hunter, Frank Elliott, Enid Stamp-Taylor. Cast completo Titolo originale: Easy Virtue. Genere Drammatico - Gran Bretagna, 1927, durata 70 minuti. Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Un uomo alcolizzato finisce in tribunale con la moglie dalla quale divorzia. La donna si risposa senza confessare al nuovo marito i fatti accaduti. Entra in scena la suocera e c'è un nuovo processo. Un film minore del maestro del brivido tratto da una pièce di Noel Coward.

a cura della redazione
venerdì 4 agosto 2006

Nella prima metà del 1927, mentre ancora stava lavorando a Downhill, Hitchcock si trovò a dover adattare per il grande schermo una pièce di Noel Coward, Easy Virtue, rappresentata per la prima volta nel dicembre del 1925 a New York e ripresa poi nel giugno dell'anno successivo a Londra, dove 'aveva riscosso notevole successo. La difficoltà principale consisteva naturalmente nel trasformare un'opera teatrale basata quasi esclusivamente sul dialogo in un film, per di più muto.
Volente o nolente, Hitchcock svolse il compito affidatogli; la sceneggiatura, a cui lavòrarono anche Eliot Stannard e, solo in una fase iniziale, Ivor Montagu, sviluppò infatti gli elementi che più si prestavano a essere rappresentati in termini "cinematografici". Gli eventi che hanno portato Larita in tribunale sono per esempio narrati nel film tramite alcuni flashback, laddove nell'opera teatrale sono semplicemente raccontati dai personaggi. Inoltre Hitch si sforzò di movimentare la vicenda utilizzando ambientazioni diverse (riprese in Costa Azzurra, nella campagna inglese) o affidando solo alle immagini determinati sviluppi narrativi (su questo torneremo più avanti). Anche il finale del film risultò modificato rispetto al dramma di Coward: mentre l'opera teatrale si conclude con Larita che lascia casa Whittaker di notte, durante il party, Hitch "enfatizzò l'ostracismo e il tradimento della donna da parte dei parenti acquisiti, nonché gli effetti distruttivi della stampa scandalistica" (Spoto). A questo proposito Michael Balcon, il produttore, manifestò qualche perplessità, ma diede infine il suo benestare. Come interpreti principali Hitch scelse due attori che avevano già lavorato con lui in Downhill, Robin Irvine e Isabel Jeans. Anche lan Hunter, che in Easy Virtue ha una parte minore, era comparso nel film precedente. Volto completamente nuovo per il cinema era invece Benita Hume, un'attrice che Hitchcock aveva visto a teatro e che divenne poi una stella di primo piano e una cara amica del regista. A lei Hitch affidò una particina in cui ebbe comunque modo di farsi notare, quella della centralinista che passa la telefonata di Larita a John. Le riprese furono assai brevi; unico contrattempo, una temporanea rottura fra il regista et M-ontagu (incaricato del montaggio e della consulenza artistica) a proposito del modo di girare una scena. Nonostante il nome di Coward come referenza, il film, l'ultimo di Hitchcock per la Gainsborough, fu un insuccesso commerciale.
Poco ispirato dal soggetto, Hitchcock non poteva appassionarsi più di tanto a un film, come Easy Virtue, che risulta in effetti uno dei più deboli del suo periodo muto. Alcuni storici del cinema (in particolare William K. Everson) hanno notato che, ciononostante, l'opera di Hitchcock dà comunque i punti a un film come The Vortex, girato in quello stesso periodo dall'inglese Adrian Brunel e tratto da un dramma di Coward ben più sostanzioso e ricco di spunti di Easy Virtue. Laddove Brunel si limitò ad adattare in modo piatto l'opera teatrale, Hitchcock -sempre contrario di fare del cinema "fotografia di gente che parla" (tanto più quando non se ne sentono nemmeno le parole!) - tentò comunque di giocare, dove era possibile, con gli elementi visivi. In questo senso la scena più famosa è quella della centralinista, come sottolinea lo stesso regista parlando con Truffaut:
"John propone a Laurita di sposarla e lei, invece di rispondergli, dice: 'Ti telefonerò da casa mia verso mezzanotte'; poi viene inquadrato un orologio da polso che segna mezzanotte; è quello di una centralinista che legge un libro: una piccola luce si accende sul quadro, la centralinista accende la spina, s'appresta a riprendere la sua lettura, porta meccanicamente il ricevitore all'orecchio, smette di leggere e comincia ad ascoltare con interesse la conversazione. In altri termini non mostravo l'uomo e la donna, ma si capiva ciò che stava accadendo dalle reazioni della centralinista". Neanche una didascalia è necessaria, alla fine, per capire che Larita ha accettato la proposta di matrimonio.
Ma vi sono anche altri piccoli particolari significativi affidati esclusivamente alle immagini. Per esempio, per far capire che la coppia è tornata dalla Francia in Inghilterra vengono inquadrati i bagagli dei due sposi ammassati in un deposito: in cima ai bauli è accovacciato un barboncino, cane molto amato (tuttora) dai francesi; l'inquadratura successiva è quasi identica alla precedente, se non che sui bagagli troneggia un bulldog: e quella dei bulldog è una razza britannica.
Fra le altre curiosità da notare, segnaliamo alcune immagini che paiono preannunciare quelle di film successivi di Hitch: le inquadrature della Costa Azzurra ne anticipano altre analoghe di Rebecca e Caccia al ladro; ancora a Rebecca rimandano la dimora dei Whittaker e il personaggio della madre di John, rigida e ostile come la terribile signora Danvers.

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Dall'omonima pièce di Noël Coward ( Intermezzo , 1925). Larita Finton è accusata di condotta immorale dalla corte dei divorzi: dopo aver ottenuto il divorzio, suo marito, alcolizzato e geloso, si è suicidato. Sulla Costa Azzurra incontra il giovane e ricco John Whitaker. Amore a prima vista. Si sposano. La suocera scopre il suo passato scandaloso. John è costretto ad abbandonarla e a chiedere il divorzio. Larita rimane sola e infelice. 5° film muto di Hitchcock, mal sceneggiato da Eliot Standard che accentua i vizi di Coward, riducendone le virtù. Diretto di malavoglia con due o tre trovate registiche. Rifatto nel 2008 da Stephan Elliott con Matrimonio all'inglese . Muto.

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