| Titolo originale | Il paese delle spose infelici |
| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 82 minuti |
| Regia di | Pippo Mezzapesa |
| Attori | Aylin Prandi, Nicolas Orzella, Luca Schipani, Rolando Ravello, Antonio Gerardi Valentina Carnelutti, Nicola Rignanese, Teresa Saponangelo, Gennaro Albano, Vincenzo Leggieri, Roberto Corradino, Cosimo Villani. |
| Uscita | venerdì 11 novembre 2011 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | 3,08 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 27 marzo 2014
Dopo aver assistito al tentato suicidio di una giovane vestita da sposa, due ragazzini di periferia tentano di avvicinarsi a lei per scoprire il segreto della sua infelicità. In Italia al Box Office Annalisa ha incassato 64,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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A Martina Franca, il giovane Francesco detto Veleno è un ragazzino di buona famiglia che vive scrutando giorno dopo giorno i ragazzi dei quartieri popolari nei loro allenamenti a pallone e nei giochi all'aperto. Solo quando Zazà, il più grande e carismatico del gruppo, decide di testarne le capacità come portiere, Veleno comincia ad essere accettato e a passare i suoi pomeriggi in compagnia degli altri ragazzi. Durante uno di questi, assiste al salvataggio di una giovane vestita da sposa pronta a saltare dalla cima della chiesa del paese. La visione di quella ragazza bionda dai lineamenti dolci che si getta nel vuoto rimane impressa nei ricordi di Veleno e di Zazà, che da quel giorno tentano di avvicinarsi a lei e di scoprire il segreto della sua infelicità.
Negli ultimi anni la Puglia si è costruita come un luogo dell'immaginario legato ai racconti d'infanzia. Terre bruciate dal sole, dissetate dall'acqua e contaminate dai fumi delle industrie siderurgiche, che in film come Io non ho paura, Il miracolo o MarPiccolo diventano luoghi della memoria, spazi dove la perdita dell'innocenza si lega in maniera indissolubile a panorami litoranei squarciati da fumi rossastri e insalubri.
Nel lungometraggio d'esordio di Pippo Mezzapesa, gli ambienti di Martina Franca e di Massafra diventano un protagonista fondamentale all'interno di un racconto di formazione incentrato su due ragazzi provenienti da famiglie molto diverse. Da un bel romanzo scritto da Mario Desiati, il giovane autore di Pinuccio Lovero trae solo l'anima narrativa e la sensibilità per l'affascino: parola bellissima che in dialetto tarantino indica una maledizione, un incantesimo. Come quello che il personaggio di Annalisa, ninfa bionda votata all'autodissoluzione, è capace di esercitare su Veleno e Zazà; o come quello che i due giovani protagonisti vivono reciprocamente nel cercare, l'uno, di sporcarsi l'anima da bravo ragazzo e, l'altro, di scoprire che c'è per lui un destino diverso da quello del fratello spacciatore. O ancora, quello che riguarda tutte le giovani coscienze della provincia tarantina, su cui cadono i cascami di un pulviscolo impalpabile fatto di degrado urbano, declino culturale e qualunquismo politico.
È quest'ultimo particolare tipo di "affascino" ad essere impiegato da Mezzapesa in funzione degli altri due, attraverso un lavoro sull'immagine che privilegia gli effetti mnemonici e sinestesici. La storia dell'innocente triangolo fra Veleno, Zazà e Annalisa si costruisce infatti per piccoli sguardi, brevi squarci di esistenza legati dal filo rosso dei sentimenti e dei ricordi d'infanzia (soprattutto per chi è stato adolescente negli anni Novanta): la sensazione bruciante di un ginocchio sbucciato, l'odore di un campo appena arato, le luci e i suoni di un giro sul tagadà, l'eterno fascino di una Madonna laica dallo sguardo infelice. Momenti che segnano il primo passaggio all'età adulta e che affascinano e ammaliano il pubblico meno per le sfumature psicologiche che evocative, più per la loro forza "affascinatoria" che per un'eventuale compiutezza narrativa.
In un paesaggio crudo, in un sud come poche volte si è visto al cinema, fatto non di muretti a secco e ulivi secolari, ma di ciminiere che sbuffano veleni, cieli rossi, terra ferita, Mezzapesa punta magistralmente il suo sguardo su tre anime perse. Veleno, Zazà e Annalisa sono spiriti combattivi eppure schiacciati dal proprio destino, sono animati da sogni che sembrano irraggiungibili.
Il dramma Il paese delle spose infelici di Pippo Mezzapesa è il secondo film italiano in concorso al Festival di Roma e anche in questo caso, come per Il mio domani di Marina Spada, il parterre degli ospiti in conferenza stampa è al completo. Ad accompagnare Mezzapesa, gli interpreti Nicolas Orzella e Luca Schipani, alla loro prima esperienza di attori, e l'affascinante Aylin Prandi, qui "sposa infelice" cui allude il titolo.
Se qualcosa ancora echeggia della vena surreale che, unita all'umorismo nero, rendeva formidabile l'esperimento della docu-commedia Pinuccio Lovero sogno di una morte di mezza estate - esilarante ritratto del becchino di un paese dove nessuno muore - lo stesso scenario pugliese di Il paese delle spose infelici (dal romanzo di Desiati) prende altre strade.