| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | Matteo Rovere |
| Attori | Andrea Bosca, Miriam Giovanelli, Claudio Santamaria, Michele Riondino, Asia Argento Massimo Popolizio, Aitana Sánchez-Gijón, Ettore Belmondo. |
| Uscita | venerdì 2 marzo 2012 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | 2,50 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 25 giugno 2025
Mète, grafologo esperto e appassionato, sarà costretto a 'trattare' chi aveva soltanto 'sfiorato'. Dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Gli sfiorati ha incassato 53,7 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Mète è un giovane uomo ossessionato da Belinda, figlia del padre e di una donna amata da vent'anni. Orfano di madre da pochi mesi, è costretto a partecipare alle nozze del genitore, e a prendersi cura per qualche giorno della sorellastra. Imbarazzato dalla sua ospite bionda, si costringe fuori e occupato con l'amico Damiano e il collega Bruno. Incallito donnaiolo il primo, padre separato il secondo, Damiano e Bruno lo distraggano da Belinda, sistemata sul suo divano con una t-shirt, un paio di mutandine e una sigaretta tra le labbra. Grafologo esperto e appassionato, approccia la vita come un tracciato grafico, alla ricerca di risposte comportamentali e di emozioni celate dietro la forma, sotto la pressione, dentro la dimensione della scrittura. Tra una perizia e un testamento contestato, sarà costretto a rincasare e a 'trattare' chi aveva soltanto 'sfiorato'.
Quattro anni dopo Un gioco da ragazze, Matteo Rovere torna a 'provocare', adattando il romanzo omonimo di Sandro Veronesi sugli anni Ottanta e quello che ne restava. Provocato, attonito, immobile e rapito è ancora una volta un uomo che ondeggia sull'asfalto di Roma (ir)risolto a evitare un percorso di deriva verso l'autodistruzione. Autodistruzione che questa volta cederà il passo all'amnesia e alla rievocazione dentro una struttura narrativa circolare.
Trasposto e aggiornato al presente, Gli sfiorati mette in schermo una condizione esistenziale carezzata e mai assorbita, una generazione incapace allo svolgimento e alla pienezza. A incarnarne il corpo e la vocazione è Mète, vittima di allucinazioni e di un desiderio indicibile per Belinda, luce della sua vita e fuoco dei suoi lombi. Sfrontata e immobile, la sorellastra di Miriam Giovanelli è la 'magnifica' interruzione nel flusso di scrittura esistenziale del grafologo, che cancella il mondo per nutrirsi solo della propria ossessione. Matteo Rovere, alla seconda prova, fa meglio, assistito dalla storia di Veronesi e favorito da un cast di attori credibili, dove a stonare è proprio il capoluogo dell'interesse, il polo magnetico del desiderio.
Troppo esplicita e dichiarata, la sensualità (e la sessualità) di Miriam Giovanelli non trattiene l'indecifrabilità della crescita e delle metamorfosi adolescenziali. Se la prosa di Veronesi riferiva di un corpo in bilico, com'è in equilibrio precario l'identità del protagonista tra i saldi valori borghesi e la fascinazione dell'incesto, la sua traduzione per immagini ha l'accessibilità convenzionale di una canzone di Ramazzotti, unico 'eros' che domina il film e sembra fondare la ninfetta pigra e indolente. Ciondolante in mutande dal letto al divano, Belinda è 'sfiorata' da uomini virtuosi che lottano contro le tentazioni, o viziosi che si scontrano con l'abitudine, tutti ugualmente sottomessi alla nevrosi della mobilità. Se Michele Riondino enfatizza la libido e (ri)conferma l'irresistibile verve seduttrice, Claudio Santamaria rivela una volta di più la sua ossessione ad approfondire scavando ovunque nel film, la singolarità è appannaggio di Andrea Bosca, in cui 'noi (già) credevamo' nel Risorgimento di Martone. Con lui Rovere intuisce e trova lo spaesamento dello stare al mondo, l'ansia puerile di non farcela, l'ottusità tutt'altro che cieca ma carica di sensi e di senso. È Mète a cogliere il cuore dello 'sfioramento', riconoscendo e facendosi riconoscere, rintanandosi e poi stanandosi, individuando il piacere (di vivere) in un punto intermedio tra la noia e la confusione.
Un quadro sulla decadenza della società borghese, sui suoi vizi, sulla sua leggerezza. Un quadro a tinte vivaci, psichedeliche, fuori dal tempo, dove il disagio è noia, dove i sentimenti sono gioco, dove gli spazi sono infiniti. Gli sfiorati sono le persone smarrite in questo mondo, inutili forse, come inutile è il vivere di chi sta loro intorno.
Che bellezza, tornano i film italiani impegnati tutto sesso! Che sia impegnato Gli sfiorati (bel titolo) di Matteo Rovere lo si capisce dal marchio Fandango, dall'omonimo romanzo di Sandro Veronesi da cui è tratto, dalla recensione immediata della scrittrice Elena Stancanelli (Repubblica) e, soprattutto, dal manifesto un po' moraviano che ha parecchio attizzato il pubblico maschile per le strade cittadine [...] Vai alla recensione »