| Titolo originale | Sophie Scholl - Die letzten Tage |
| Anno | 2005 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Germania |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Marc Rothemund |
| Attori | Julia Jentsch, Alexander Held, Fabian Hinrichs, Johanna Gastdorf, André Hennicke Florian Stetter, Johannes Suhm, Petra Kelling, Maximilian Brückner, Lilli Jung, Klaus Händl, Jörg Hube, Franz Staber, Maria Hofstätter, Wolfgang Pregler. |
| Uscita | venerdì 28 ottobre 2005 |
| Tag | Da vedere 2005 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,19 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 10 novembre 2009
Gli ultimi giorni della vita di una ragazza, che insieme ad alcuni amici, fonda un gruppo di resistenza al Nazismo. Grande successo a Berlino per il film del regista tedesco. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office La rosa bianca - Sophie Scholl ha incassato 760 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il 17 febbraio del 1943, quando il governo tedesco dichiarò caduta e perduta Stalingrado, un gruppo di studenti dell'università di Monaco si convinse che la fine della guerra fosse ormai prossima. Otto mesi di bombardamenti continuati e le numerose perdite di soldati sul fronte orientale accrebbero l'ottimismo e l'euforia del movimento di resistenza studentesco de La Rosa Bianca. I tempi e il popolo tedesco erano maturi per il loro sesto volantino rivoluzionario. Furono i fratelli Scholl, Hans e Sophie, a offrirsi volontari e a immolarsi, ignari, per la causa. Quella mattina di febbraio centinaia di volantini di denuncia contro i crimini nazisti vennero disseminati lungo i corridoi degli atenei. Un gesto azzardato che divenne il loro punto di non ritorno: sorpresi da un sorvegliante, furono interrogati dalla Gestapo, processati dalla Corte Popolare di Giustizia e condannati alla ghigliottina in soli cinque giorni.
I fratelli Scholl, così come tutti i membri della resistenza che nei mesi successivi furono rintracciati e indagati, "peccarono" di entusiasmo: all'epoca dei fatti nessuno di loro avrebbe potuto prevedere che la guerra sarebbe durata ancora due anni, ma soprattutto nessuno di loro capì quanto lontani fossero i tedeschi dal prendere coscienza dell'orrore del quale finirono per essere complici. Alcuni testimoni raccontarono il lungo applauso che accolse il ritorno in accademia del sorvegliante delatore.
La storia de La Rosa Bianca e dei fratelli Scholl non è nuova al cinema tedesco, il regista Marc Rothemund è stato preceduto negli anni Ottanta da due connazionali, gli autori Percy Adlon e Michael Verhoeven. Questa volta però ci troviamo davanti a un'opera con un diverso respiro e con una diversa storia, che prende avvio ed è favorita dal ritrovamento di documenti inediti conservati per decenni negli archivi della Germania Est e resi pubblici soltanto nel 1990. A partire dai verbali originali degli interrogatori e dalle numerose testimonianze, come quella della compagna di cella Else Gebel, Rothemund costruisce un film dove il 90% delle parole e delle azioni sono autentiche, riservandosi soltanto in due occasioni di sviluppare una sua verità.
Nelle opere precedenti Sophie finiva per perdersi e confondersi nel gruppo, nel coro studentesco. Qui, al contrario, ogni movimento della macchina da presa, ogni piano è per lei, per la sua figura esile e tragica, portatrice sana, come Antigone, di amore fraterno e di coraggio civile. A incarnare il sacrificio di Sophie è il talento di Julia Jentsch, sola davanti alla macchina da presa che lascia sullo sfondo bandiere e divise. Dentro resta soltanto il volto di una ragazzina che raggiunge la maturità nel tempo fugace di una canzone di Billie Holiday.
Una ragazza normale capace di azioni eccezionali: appare così Sophie Sholl nel ritratto di Mark Rothermund. Una ragazza normale che ascolta con l'amica del cuore le canzoni di Billie Holiday, che beve vino e fuma sigarette, che s'incanta davanti a un brano di musica classica e si accende di passione quando parla del suo fidanzato, soldato al fronte. Ma una ragazza che crede nella libertà e che vuole salvare il suo paese dal massacro in cui Hitler lo sta precipitando (siamo nel '43: le sorti della seconda guerra mondiale sono ormai segnate). Per questo Sophie fonda con il fratello e alcuni amici il gruppo della Rosa Bianca: per combattere il nazismo attraverso le parole dei volantini che distribuiscono al popolo tedesco esortandolo alla resistenza contro il regime. E' il 18 febbraio quando i fratelli Sholl decidono di diffondere i loro ciclostilati all'Università di Monaco, ed è il 22 febbraio quando, poco più che ventenni, vengono giustiziati per alto tradimento. Il film racconta tutto questo: la vita quotidiana di Sophie nelle prime scene dai toni caldi del giallo e del rosso, poi la sequenza dell'università, cinematograficamente la più riuscita, costruita sulla ripetizione estenuante dei gesti dei due che depositano i volantini ad ogni piano, ad ogni porta, ad ogni colonna, mentre la suspense cresce e culmina nel momento della campanella di fine lezione: Sophie lancia dall'ultimo piano un faldone di volantini sull'enorme atrio (ampiezza inquietante resa ancor più evidente dall'uso insistito del grandangolo e, in quest'ultima immagine, dall'inquadratura dal basso con la pioggia di fogli). Da qui i colori si fanno freddi: prima il bianco poi tutte le sfumature del grigio saranno le predominanti. La scoperta dei colpevoli, l'arresto e gli interrogatori con il funzionario della Gestapo che, senza accorgersene e senza volerlo ammettere a se stesso, lentamente inizia a comprendere le ragioni della ragazza, si affeziona a lei e vorrebbe salvarla. Ma Sophie non torna indietro, non abiura e non si pente: "Sono convinta di avere agito nell'interesse del mio popolo e ne accetto tutte le conseguenze" dice con una semplicità che è lontana tanto dall'orgoglio quanto dall'umiliazione. Infine il processo, in cui i condannati avvertono la corte: "Presto vi troverete voi al nostro posto!", e l'esecuzione. Tutto raccontato senza retorica, senza sentimentalismi: le inquadrature insistite in cui la protagonista guarda il cielo dai vetri delle finestre dietro a cui è prigioniera dicono un mondo in un'immagine, bastano da sole a giustificare l'Orso al regista Rothermund e all'attrice Julia Jentsch. Qualche piccola perplessità sulla parte centrale, costruita sui verbali degli interrogatori della Gestapo ai membri della Rosa Bianca, che nella sua verbosità rischia di farsi, a tratti, ripetitiva. Ma quello di Sophie Sholl, pur già raccontato altre volte al cinema, resta un esempio la cui forza di monito rimane intatta nel tempo.
"La rosa bianca" è un lungometraggio ambientato a Monaco di Baviera, nella Germania nazionalsocialista del 1943, in cui una studentessa universitaria, Sophie Scholl (Julia Jentsch), assieme a pochi altri, tra cui il fratello Hans e l’amico Christoph Prost, anima un gruppo d’ispirazione cristiana - sparuto, ma combattivo - di lotta alla dittatura.
Chi sono gli eroi? Eroi furono i dodici docenti universi-tari italiani che nel 1931 rifiutarono di giurate fedeltà al regime fascista. Un eroina era Rosa Parks, morta solo due giorni fa a 92 anni, che cinquant’anni fa nell’Alabama segregazionista ruppe il tabù prendendo posto, lei nera, su un autobus riservato ai bianchi. Ed eroi furono i pochi studenti universitari che all’mie zio del 1943 a Monaco, [...] Vai alla recensione »