| Anno | 1982 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | USA |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Ridley Scott |
| Attori | Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh Daryl Hannah, William Sanderson, Brion James, Joe Turkel, Joanna Cassidy, James Hong, Morgan Paull, Kevin Thompson, John Edward Allen, Hy Pyke. |
| Uscita | lunedì 14 aprile 2025 |
| Tag | Da vedere 1982 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,68 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 4 aprile 2025
In una Los Angeles piovosa e sovrappopolata, il poliziotto Deckard (Harrison Ford), dell'unità Blade Runner, viene richiamato in servizio. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Nella Los Angeles del futuro, Deckard è un cacciatore di replicanti o lavori in pelle come li chiama con disprezzo il suo capo. Vorrebbe ritirarsi dal suo lavoro per la blade runner, ma gli affidano un ultimo compito, quattro modelli nexus-6 fuggiti dalle colonie spaziali e arrivati sulla Terra, con pochi giorni di vita rimasti prima della loro scadenza, che scatta dopo quattro anni di esistenza. Deckard sa riconoscere i replicanti grazie al test Voight-Kampff, che valuta le reazioni emotive di fronte a domande provocatorie, e il loro creatore, il capo della Tyrell corporation, lo mette alla prova con una replicante speciale, che non sa di esserlo, Rachel. Lei, sconvolta dalla verità, cercherà Deckard, che decide di proteggerla e non "ritirarla", perché sogna che al termine della sua missione potrà vivere in pace con lei.
Fantascienza, noir, visionario come un fumetto di Moebius e attraversato dal dubbio ontologico riguardo la realtà e l'identità caratteristico di Philip K. Dick, questi i quattro elementi cui si aggiunge la quintessenza della regia di Scott, della musica di Vangelis e degli effetti speciali di Trumbull, che fanno di Blade Runner un capolavoro della storia del cinema.
Pietra miliare e senza tempo, nonostante i ripetuti rimaneggiamenti dello stesso regista (con un Director's cut e poi un Final cut), la versione 1982 del film rimane in fondo la migliore, più sintetica, più enigmatica e soprattutto accompagnata dalla voce over di Deckard. Le successive versioni ne faranno a meno azzoppando il coté noir che è invece cruciale in un film sul dubbio, sul destino e sulla paranoia come i migliori classici del filone. Manca il sogno dell'unicorno che sarà aggiunto nelle edizioni successive, ma poco importa, la figura di Gaff, interpretato da un Edward James Olmos con occhi di ghiaccio, rimane mefistofelica e il suo esprimersi attraverso fantocci e origami implica una conoscenza innaturale della mente di Deckard. Inoltre i conti non tornano: i replicanti fuggiti in origine erano sei e Deckard ne deve catturare quattro. Uno è andato distrutto, ma l'altro? E perché Tyrell è così affascinato da lui, tanto da sacrificargli l'identità di Rachel?
Altre cose rimangono invece enigmatiche per effetto di riduzione dal romanzo, dove gli animali sintetici sono un bene prezioso evocato sin dal titolo "Do the Android Dream of Electric Sheep?", un paradosso grottesco in un mondo dove esseri sintetici invece senzienti devono essere "ritirati" anche a colpi di proiettili esplosivi. Non è un caso infatti che la gran parte delle domande del test Voight-Kampff abbia a che fare con violenze sugli animali, che risultano del tutto mostruose all'uomo ma non al pragmatismo della macchina. Nel film gli animali sono piuttosto simboli di una natura apparentemente estinta e sostituita in tutto e per tutto dalla megalopoli (elemento che il finale di questa versione nega, ma che sarà giustamente confermato dalle versioni successive).
Lo skyline nebbioso illuminato dai lampi e dalle vampate di fuoco delle ciminiere, gli enormi schermi con pubblicità nippofile, i loghi di compagnie giapponesi, la multiculturalità estrema e variopinta per le strade, la pioggia perenne, gli ombrelli con il manico in neon, il fatiscente palazzo Bradbury, la piramide-fortezza della Tyrell, gli spaventati robo-giocattoli di Sebastian e ovviamente le battute liriche di Roy Batty: tutto è di culto in Blade Runner, dove ogni elemento ha saputo comporre lo scenario di un futuro inquietante perché plausibile, un incubo non totalitario ma consumista, non apocalittico ma urbano e dove la tecnologia non è disumana ma troppo umana. Come i replicanti Nexus-6, dotati di ricordi, affezionati alle foto di un'infanzia fasulla, e malinconicamente in cerca di una risposta dal loro artefice sulla caducità dell'esistenza. Impossibile non provare empatia per loro, angeli caduti letteralmente dalle stelle, ribelli contro un creatore crudele e i cui occhi hanno visto cose che noi umani non potremmo immaginare.
In una Los Angeles piovosa e sovrappopolata, il poliziotto Deckard (Harrison Ford), dell'unità Blade Runner, viene richiamato in servizio. La sua specialità è l'eliminazione di esemplari insubordinati di "replicanti", androidi destinati al lavoro nelle colonie spaziali. Quattro di loro, Roy Batty, Leon, Zora e Pris, hanno raggiunto la Terra per tentare di infiltrarsi nelle industrie che li fabbricano. I replicanti sono identici agli esseri umani, tranne che per la durata limitata della loro esistenza e per l'apparente incapacità di provare sentimenti. Proprio sulla registrazione delle reazioni emotive si basa il test Voigt - Kampff, con cui Deckard indentifica in Rachel (Sean Young), collaboratrice dell'industriale, una replicante sperimentale, inconsapevole della propria vera natura. Deckard si pone sulle tracce di replicanti da "ritirare", eliminando per prima la spogliarellista Zora (Joanna Cassidy). È però Rachel a salvarlo da Leon, mentre Pres (Daryl Hannah) si installa a casa di un ricercatore per convincerlo a portare lei e Batty (Rutger Hauer) dall'industriale. L'incontro non ha esito felice: i due replicanti apprendono che non c'è modo di prolungare la loro esistenza. Deckard li raggiunge nel loro nascondiglio e, "ritirata" Pris, affronta Batty in un duello spietato. Salvato in extremis dal suo stesso avversario un attimo prima che questi muoia, Deckard recupera Rachel e fugge con lei lontano dalla città. Abile fusione di poliziesco e fantascienza, Blade Runner vive un rapporto di simbiosi con Il cacciatore di androidi, romanzo di Philip K. Dick da cui è tratto. Anche se il film risulta più coerente ed equilibrato, alcuni riferimenti sono apprezzabili solo leggendo il libro: i dettagli del test o la descrizione di un mondo in cui le riproduzioni artificiali degli animali, quasi estinti, diventano status symbol. Tuttavia il film descrive perfettamente una società multietnica e tratteggia perfettamente i diversi personaggi, tutti pervasi dall'amarezza tipica dell'opera di Dick: dallo scienziato colpito da invecchiamento precoce che vive in una casa piena di giocattoli, ai replicanti afflitti da angosce esistenziali, dalla fragile e sensuale Rachel alle prese con la propria identità sconosciuta al detective anni Quaranta trasferito nel futuro. Altrettanto efficaci sono gli effetti speciali di Douglas Trumbull e la colonna sonora di Vangelis. Blade Runner divenne rapidamente un cult-movie, cosa che anni dopo permise a Ridley Scott di distribuirne la versione "originale" ( Blade Runner: the Director's Cut). Meno ottimistica nel finale dell'edizione nota al pubblico, essa è priva della narrazione fuori campo del protagonista e della ripresa aerea conclusiva, aggiunta per volontà del produttore, utilizzando ritagli della sequenza iniziale di Shining.
More human than human but everyone wants to be(più umani degli umani ma tutti vogliono essere) . Blade Runner è una squadra speciale costituita per eliminatori e ritirare dal mercato del pianeta i replicanti(organismi artificiali) modello Nexus 6. Da questa premessa ,apparentemente banali, prende invece corpo uno film [...] Vai alla recensione »
Un uomo solo in una terra straniera: non è la prima volta che Ridley Scott pone una situazione del genere al centro di un suo film. A partire da "Blade Runner" (ma un discorso analogo si potrebbe fare anche per "Alien") il regista ama confrontare i suoi eroi con ambienti impossibili, carichi di pericolo. Qui, il paese straniero da metaforico diventa reale: Nick, un poliziotto di New York dalle maniere [...] Vai alla recensione »