L'eternità e un giorno

Un film di Theodoros Angelopoulos. Con Bruno Ganz, Isabelle Renauld, Fabrizio Bentivoglio Titolo originale Mia eoniotita ke mia mera. Drammatico, durata 130 min. - Italia, Grecia 1998. MYMONETRO L'eternità e un giorno * * * 1/2 - valutazione media: 3,67 su 8 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
Consigliato assolutamente sì!
3,67/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
 critican.d.
 pubblico * * * 1/2 -
Bruno Ganz
Bruno Ganz (77 anni) 22 Marzo 1941 Interpreta Alexandros
Isabelle Renauld
Isabelle Renauld (51 anni) 24 Novembre 1966 Interpreta Anna
Fabrizio Bentivoglio
Fabrizio Bentivoglio (61 anni) 4 Gennaio 1957 Interpreta Solomos
Un uomo alla ricerca di se stesso attraverso esperienze, ricordi e paesi. Un filo astratto che sembra lontanissimo dalla lucidità di un autore che ha ...
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Locandina L'eternità e un giorno

Un uomo alla ricerca di se stesso attraverso esperienze, ricordi e paesi. Un filo astratto che sembra lontanissimo dalla lucidità di un autore che ha lasciato segni profondi in film come La recita. Tutto da allora si è evoluto, meno Angelopulos. Forse irrimediabilmente fuori dal tempo. Se questo è un segnale, la sua traiettoria è proprio alla fine. Non cambia la situazione, il fatto che abbia "inevitabilmente" vinto la Palma d'oro a Cannes. Anzi.

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Premi e nomination L'eternità e un giorno MYmovies
Premi e nomination L'eternità e un giorno

premi
nomination
Festival di Cannes
1
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Breve nota su un film

giovedì 17 febbraio 2005 di Nino Apa

Risultano sinceramente incomprensibili le riserve di gran parte della critica verso un (secondo me) capolavoro come "L'Eternità e un giorno" riserve del resto, rare volte seriamente motivate. Si rimprovera ad Anghelopulos e a Tonino Guerra un eccesso poetico e letterario, ostinandosi a non vedere che tocca proprio a quel poeta, cui ormai fanno difetto le parole (disposto perfino a comprare), rappresentare la inevitabile conclusione di quell'errare senza nessun senso (tranne, forse, quello continua »

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L'eternità sono due ore di questo film

giovedì 26 gennaio 2012 di davide chiappetta

È domenica e la pioggia su Salonicco ha il colore del crepuscolo. Alessandro si prepara a lasciare per sempre la sua casa sul mare dove ha sempre vissuto. Girovagando per casa ritrova una lettera di sua moglie, Anna che gli parla di un giorno d'estate di trent'anni prima. Allora, per lui, comincia uno strano viaggio nel corso del quale passato e presente si mescolano. Il grande autore Angelopulos, scomparso proprio 2 giorni fa a causa di un incidente stradale per mano di un motociclista, continua »

Bruno Ganz e Isabelle Renauld
Quanto dura il tempo?
L'eternità e un giorno.
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Bruno Ganz e Isabelle Renauld
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L'eternità e un giorno.
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di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

Un’eternità e un giorno: tanto va avanti, per qualche recensore di spirito, il peregrinare del poeta lungo i sentieri della memoria. La battuta allude alla durata soggettiva - alla fatica dello spettatore -, più che a quella oggettiva di L’eternità e un giorno - Mia eoniotita ke mia mera, Grecia, Italia, Francia, 1998). In effetti, seduti in platea, la nostra attenzione non è sempre spontanea: tra un esercizio e l’altro di maestria poetica, troppo poetica, l’orecchio divaga, imitato anche dall’occhio. »

di Lietta Tornabuoni La Stampa

Quanti dubbi ne L'eternità e un giorno di Theo Anghelopoulos, vincitore della Palma d'oro all'ultimo festival di Cannes: quel ragazzo con la bandiera rossa addormentato nell'autobus notturno sarà un simbolo o un effetto cromatico? Quei tre ciclisti che pedalano illuminando la piovosa oscurità con i loro impermeabili gialli saranno una metafora o una macchia di colore? Quel corteo o quel ballo di nozze per le vie della città saranno segnali della continuità della vita oppure una belluria? Senza dubbi è la assoluta bellezza del mare inquieto, della pioggia, di quel cielo azzurro spietato, d'un edificio in costruzione che serve da rifugio agli immigrati clandestini, di quella frontiera nevosa tra Grecia e Albania dove sagome d'uomini s'aggrappano alla rete di recinzione come uccelli migratori in riposo. »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

È giunto al termine della vita Alexandros (Bruno Ganz), il poeta protagonista di L’eternità e un giorno di Theo Anghelopulos. Non ancor vecchio, è vittima di un male incurabile: ancora poche ore e poi entrerà in clinica, per trascorrere gli ultimi giorni. Poche ore, dunque, per ripensare il passato, per ripercorrere le ferite più brucianti, gli attimi perduti. Una lunga ondata di ricordi, legati soprattutto alla solare figura della moglie, scomparsa tempo prima. Come sempre in Anghelopulos, i passaggi temporali avvengono all’interno di ieratici e affascinanti piani-sequenza: Alexandros si ritrova a “visitare” una sorta di scena teatrale sospesa, una lunga teoria di personaggi che hanno toccato e segnato la sua vita. »

L'eternità e un giorno | Indice

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