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venerdì 10 luglio 2020

Sergei M. Eisenstein

Nome: Ejzenšstejn Sergei Michailovišc
Altri nomi: S. M. Eisenstein / S.M. Eisenstein / S. Eisenstein / Sergei Mikhailovich Eisenstein / Sergei Eisenstein / Sergei Eizenshtein
Data nascita: 22 Gennaio 1898 (Acquario), Riga (Lettonia)

Data morte: 11 Febbraio 1948 (50 anni), Mosca (Russia)
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd
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a cura della redazione

Dopo aver lavorato in teatro come sceneggiatore e regista, passò al cinema e diresse Sciopero (1924), primo film di una progettata serie di opere sulle lotte del proletariato prima della rivoluzione. Convinto che anche nel campo dell'estetica si dovesse applicare il principio del materialismo dialettico, Ejzenstejn teorizzò il montaggio come base del cinema, vedendo in esso la possibilità di assemblare una serie di materiali filmati così di colpire l'immaginazione dello spettatore. Riconobbe un'importanza limitata alla sceneggiatura, che fu sempre essenziale e minimale, dirigendo la propria attenzione verso lo sviluppo di un linguaggio specifico del cinema nella direzione di una «nuova forma materialistica e rivoluzionaria» del mezzo. [...] »

a cura della redazione

Uno dei più originali creatori del cinema come arte, che occupò la sua vita sia come attività pratica sia come speculazione teorica. Ingegno irrequieto, crebbe negli anni eccezionali che maturarono nell'URSS la rivoluzione. Studiò ingegneria, pittura, psicologia, scenografia, recitazione. Si accostò al teatro frequentando un maestro come Vsevolod Meierhold, e nutrì una passione vivissima per il Rinascimento italiano. Nel 1923 mise in scena al teatro del Proletkult la commedia di Serghei Tretiakov Ascolta, Mosca. Il fervore degli anni immediatamente successivi alla rivoluzione trovò in E. un terreno straordinariamente fecondo: egli diventò l'alfiere della nuova produzione sovietica. [...] »

Piero Di Domenico

Nasce da una famiglia ebrea di origine tedesca - il padre è architetto. Dopo aver intrapreso studi di ingegneria, ben presto si disinteressa alle scienze esatte e scopre il Rinascimento italiano e Leonardo da Vinci, si appassiona anche a Freud e all'arte drammatica giapponese. Alla vigilia della Rivoluzione si dedica a interessi maggiormente legati all'arte (lavora anche come caricaturista in un quotidiano), in particolare si avvicina al teatro fondando una compagnia dilettantesca che tiene spettacoli per le truppe al fronte. Dopo vari tentativi come disegnatore, inizia a lavorare nel 1920 come scenografo e regista del teatro Proletkult: dopo il servizio nell'Armata Rossa, ciò che più influenzò la sua carriera fu proprio il breve periodo di tempo che passò come allievo di Vsevolod Meyerhold. [...] »

Pier Paolo Pasolini

Io sono probabilmente uno dei pochi intellettuali che non amano Eisenstein. So bene che egli ha un grande talento, e che la sua figura è forse, culturalmente, il vertice giganteg-giante del Formalismo russo. Ma considero le sue opere tutte mancate, eccettuato Lampi sul Messico perché non è stato lui a montarlo (e chi l'ha montato l'ha fatto in modo sublimemente convenzionale). La corazzata Potemkin è proprio un brutto film, dove il conformismo con cui sono visti i personaggi rivoluzionari è quello della più faziosa propaganda, ma senza il gusto formale dell'«affiche» (in questo, allora, era veramente grande Dziga Vertov). I marinai della Potemkin sono persone senza anima, senza corpo, senza sesso, che si muovono come burattini «positivi». [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Cinquant'anni di vita, un'affannosa ricerca di spazio per lavorare e ottenere consenso, una cultura sterminata, la conoscenza delle maggiori lingue europee e asiatiche: Ejzenštejn è tutto questo, prodigiosamente, ma è soprattutto uno dei padri del linguaggio e dell'arte cinematografica, regista e teorico insieme. Figlio di un architetto ebreo tedesco e di una madre russa, divisi da gravi dissapori, vive le esperienze del ragazzo borghese fino a che non scoppia (1917) la rivoluzione, che lo vede combattente nell'Armata rossa (il padre si schiera con i bianchi) e poi attivo nel teatro di avanguardia, persuaso che alla trasformazione della società debba corrispondere la trasformazione del linguaggio e della cultura. [...] »

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