Ne parliamo da mesi ma la questione relativa alla fusione tra Paramount e Warner, che potrebbe stravolgere il mondo del cinema, non è ancora finita. A poche ore dall’udienza sul controverso accordo tra Paramount, Warner Bros. Discovery e una coalizione di procuratori generali democratici, il fronte contrario alla fusione ha ottenuto un primo risultato importante. La giudice federale Araceli Martínez-Olguín ha infatti autorizzato la presentazione di memorie amicus curiae (pareri o opinioni scritte presentate alla Corte da soggetti terzi, che non sono parti in causa, per offrire informazioni utili o punti di vista specialistici su un caso) da parte dei gruppi esterni coinvolti nella campagna Block the Merger. Questo rende improbabile che l’operazione da 111 miliardi di dollari venga formalmente approvata già oggi.
L’udienza resta comunque in calendario e la giudice potrebbe interrogare i legali del procuratore generale della California Rob Bonta e quelli di Paramount. Proprio Paramount aveva contestato la possibilità che soggetti estranei alla causa potessero rallentare la chiusura dell’accordo, sostenendo che un simile procedimento potrebbe costare all’azienda decine o addirittura centinaia di milioni di dollari senza offrire ulteriori garanzie sul piano antitrust. Il rinvio rischia inoltre di riattivare il cosiddetto ticking fee da 7 milioni di dollari al giorno (Paramount deve infatti sostenere una penale di 7 milioni di dollari al giorno se la fusione non verrà completata entro il 30 settembre) dovuto agli azionisti di Warner Bros. Discovery a partire dal 1° ottobre, per un costo superiore ai 630 milioni di dollari a trimestre. La questione era già stata al centro delle tensioni tra Paramount e le autorità californiane, con la società che aveva persino minacciato di trasferire la propria sede fuori dalla California se la fusione fosse stata bloccata o
significativamente ritardata. Paramount, dal canto suo, sostiene che l'accordo sia stato raggiunto dopo negoziati complessi e con l'assistenza di legali qualificati. Secondo la società, il decreto prevede rimedi significativi nei tre mercati individuati nella denuncia e il fatto che soggetti esterni avrebbero preferito condizioni diverse non dovrebbe incidere sulla validità dell'intesa. Come finirà?