Il 14 febbraio l'artista ha ricevuto sulla Walk of Fame a Hollywood la stella che lo colloca nella parte più alta delle “divinità” del cinema. Ecco la storia della mia amicizia con lui.
di Pino Farinotti
Il 14 febbraio Franco Nero ha ricevuto sulla Walk of Fame a Hollywood la stella che lo colloca nella parte più alta e nobile delle “divinità” del cinema. Quel marciapiede contiene gli attori che hanno dettato bellezza, moda, comportamento, magari leggenda. Ci sono anche due italiani, Marcello Mastroianni e Sophia Loren. A Nero un segnale del genere era più che dovuto. Lo conosco bene, ho scritto molto su di lui, e anni fa si è creato un rapporto, forte. Il 30 marzo ci sarà, al cinema Arlecchino di Milano l’anteprima del docu-film Pino Farinotti – Fuori dal gruppo; è la mia storia, raccontata da personaggi della cultura dell’arte e dello spettacolo, del massimo profilo, come Mario Martone, Elisabetta Sgarbi, Luca Ward. Aggiungo Gianluca Guzzo, Ceo di MYmovies. E Franco Nero. È proprio lui ad aprire il racconto e trasmetto integralmente il suo intervento.
“Non è mai facile condensare in poche parole l’amicizia fra me e Pino Farinotti, grande accademico della divulgazione cinematografica. Si finisce inevitabilmente nel tralasciare molte cose. Voglio ricordarne qualcuna, ad esempio anni fa, al festival di Venezia ero seduto al tavolo con Quentin Tarantino, quando vidi Pino e lo chiamai: Pino, Pino, vieni, presentandolo a Quentin, che gli disse, guarda che è un onore essere amico del più grande attore italiano, ma Quentin ignorava che Pino mi considerava tale molto prima di lui. Io non la penso così ovviamente, ma ero lusingato che qualcuno avesse un’opinione così esagerata della mia modesta arte attoriale. Un’altra volta, ancora lui era dal dentista, e parlando con l’assistente di questi, una ragazza di 23 anni, le chiese del suo film preferito, e lei rispose Django!.
Pino le fece una sorpresa, mi telefonò e me la passò e si divertì molto nel vedere lei che a momenti sveniva dall’emozione. Non si può dire che Pino non abbia il senso di humor. È anche un grande enciclopedico della comunicazione, e come tale fu nominato benemerito della cultura dal presidente Ciampi. Ha scritto testi tradotti all’estero, e tiene corsi di cinema in vari atenei. Suo ad esempio è anche il Dizionario Farinotti, il primo catalogo di tutti i film in ordine alfabetico che sono usciti. Suo è anche "Sette chilometri da Gerusalemme", un romanzo che ebbe le lodi di papa Ratzinger, la storia di un uomo moderno in forte crisi che ripercorre le tappe di Gesù. Un racconto di iniziazione che ha fruttato a Pino il premio Phenics, a Varsavia, in Polonia, un riconoscimento che non era mai stato dato, prima di lui, a un autore straniero. Glielo diedero con la motivazione che il suo romanzo, ha dei contenuti che restano nella memoria e nella coscienza anche molto tempo dopo la lettura. Quel premio dimostrava che lo sguardo di Farinotti non è monopolizzato dal cinema, non è solo quello di un esegeta che ha aiutato fra le altre mille cose a divulgare in Italia autori importanti, come Polanski, Wajda, Zanussi.
Pino è un figlio del suo tempo, scrivendo anche sulle grandi tragedie umanitarie, come ha fatto di recente su Gaza, nel pezzo Un mondo in caduta libera. Insomma, Pino è ciò che io non sono, un intellettuale a 360 gradi, io sono un semplice, di origine contadina, la mia fortuna è di conoscere persone come lui, che guidate dalla loro passione di spettatori, diventano custodi della memoria del cinema.”
Nelle parole di Franco non ci sono solo stima e amicizia. C’è affetto. È proprio necessario che io esprima la mia commozione? È invece opportuna una scheda, un promemoria su di lui. Non ho nessun imbarazzo a confermare: il più grande attore italiano. In un’epoca in cui i modelli sono altri, quelli che incontri in tram o nei bar, quelli che non distingui, quelli in cui non ti identifichi verso l’alto, viene a mancare l’eroe, vale l’antagonista, normale, banale. Il nostro cinema, non voglio fare nomi, ne è tuttora pieno.
Ma poi c’è Franco Nero, c’è sempre. Oltre ai “Django” e “Matteotti" ha dato corpo e volto a Valerio, il partigiano che giustiziò il duce, a Lancillotto, John Reed, l’americano rivoluzionario poi ripreso da Warren Beatty, a Garibaldi e Fra’ Cristoforo. È stato un credibile Sant’Agostino. E poi è stato detective e magistrato, artista e seduttore. Uno come lui, mi ripeto, non c’è. Una volta, allo Spazio Oberdan di Milano ho organizzato una serata per lui. C’era una complicazione, era letteralmente assediato da ragazze e signore. Si è raccontato come in una confessione: il lavoro, le delusioni, il suo grande amore Vanessa, madre di suo figlio Carlo, sposata nel 2006, conosciuta sul set di Camelot, nel 1967. Dico che Franco ancora stravede per lei. Il suo talento versatile lo ha portato ad essere l’attore, nel mondo, che ha girato in più lingue. E ne parla molte, non solo le principali.
Di sua moglie parla sempre. “Avrei potuto entrare nel giro di Blake Edwards, quello di Hollywood Party e de La pantera rosa, sarebbe stato un successo assicurato a Hollywood, ma io... avevo in mente Vanessa. L’America mi sembrava troppo lontana.” La coppia, nel corso degli anni ha investito per sostenere diverse organizzazioni benefiche, inclusa la difesa dei bambini rifugiati. Una volta, racconta Nero, era a Malibu, al ristorante, con Vanessa, Laurence Olivier e sua moglie Joan Plowright. Olivier si sentì male, forse aveva esagerato coi liquori. Nero se lo caricò svenuto sulle spalle e lo portò fino alla macchina.
“Pensavo, ho sulla schiena il più grande attore di tutti i tempi.” Su di lui ci sono riscontri, dati oggettivi che lo accreditano come artista universale: la predilezione da parte di autori come Buñuel (Tristana) e Fassbinder (Querelle de Brest). C’è dell’altro, diverso: nel 2012 la londinese Brunel University ha concesso a Nero una laurea honoris causa. La Brunel è uno dei maggiori atenei inglesi: arti, design, scienze sociali, sistemi informativi. La cerimonia è avvenuta dopo la proiezione di Django. E visto che quel nome continua a ricorrere chiudo il cerchio. Sappiamo tutti cos’ha prodotto la ditta Tarantino&Nero a proposito di Django, un sortilegio che è diventato un marchio nel mondo. Nell’era recente Nero si è prestato a produzioni particolari, esclusive. Come Angelus Hiroshimae, ispirato al Libro degli Haiku di Jack Kerouac e Letters to Juliet, accanto a sua moglie Vanessa. Esercizi diversi: sentimento e cultura. Come il riconoscimento della Brunel University. Franco Nero: grande attore e grande uomo.