I temi fondamentali di una carriera straordinaria, tra religione e musica.
di Pino Farinotti
Seconda parte
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Temi fondamentali di Woody Allen
La religione. Nel film Café Society (guarda la video recensione) un criminale ebreo viene processato e condannato alla camera a gas. Nel periodo di attesa l’uomo decide di convertirsi al cristianesimo “perché la religione ebraica non prevede l’al di là”: è un concetto che Allen gli fa ripetere molte volte, ma è improprio, è sbagliato, ho voluto informarmi. Poche righe: nell’ebraismo è chiamato Olam ha-Ba, il mondo a venire con concetti di reincarnazione e purificazione, è una sorta di paradiso, l’inferno non è previsto. Nei film Allen propone il tema continuamente, probabilmente perché, nonostante si sia sempre proclamato ateo convinto, non lo ha mai risolto. Alcune sue battute sono note, e sempre in quella sua inalienabile chiave: “Non ho nulla contro Dio, è il suo fan club che mi spaventa.” “Se risulta che Dio esiste, io non penso che sia cattivo. Ma il peggio che si può dire di lui è che fondamentalmente ha avuto poco successo.”
“Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un idraulico la domenica.”
Molti dei suoi personaggi dibattono il nodo e la sintesi è quasi sempre che le religioni sono una perdita di tempo ed è la scienza lo strumento per capire l’universo. Ho scritto “quasi sempre”, perché nella cultura alleniana sempre non trova spazio. Hai un’idea, il giorno dopo puoi cambiarla, magari con una migliore.
Tema. La musica. È fondamentale, decisiva, pochi la conoscono come Woody Allen che è anche un ottimo strumentista. Per età e per attitudine i nomi che subito si appalesano sono i grandi musicisti attivi fra le due guerre: Cole Porter, George Gershwin, Irving Berlin, Gerome Kern, Rogers e Hart in primis. Tutti ricordiamo Woody che, di notte, seduto con Diane Keaton su una panchina davanti al Ponte di Brooklyn dedica a New York un canto commosso, con l’irresistibile tappeto musicale della "Rhapsody in Blue" di Gershwin.
Mi spingo a dire, con una certa cautela, che non è proprio blasfemo, nella visione e nel cuore del grande ebreo, conciliare quel ponte con l’Ermo colle di Giacomo Leopardi. Ma sì… Ma quello che per il regista è un vero e proprio mantra è "You Do Something to Me", la canzone di Cole Porter del 1933. La si trova ovunque, nei titoli di testa, di coda, come sostegno di un momento di sentimento, o magari cantata da qualche sconosciuto crooner negli Anni Quaranta.
Ma Woody Allen è troppo imprevedibile, e magnificamente matto, ed ecco che in Match Point, quasi tutta la colonna sonora è da melodramma. Con una chiara predilezione, un tema che corre e ricorre, “Mi par di udire ancora” dal Pescatore di perle di Bizet. La voce è quella di Beniamino Gigli.
Chiudo con una sequenza di Tutti dicono I love you. Woody e Goldie sono seduti davanti alla Senna. Lei è stata sua moglie ma adesso è sposata e felice con Alan Alda. Sembrano del tutto sereni, ricordano il loro matrimonio e si lascano andare in un ballo alla Astaire-Rogers (ci provano), mentre lei canta la rapinosa "I’Thru whith Love" di Cole Porter. La stessa di Marilyn in A qualcuno piace caldo.
Alla fine Woody conclude “ La vita è sbalorditiva.. sbalorditiva.”