La regista e sceneggiatrice, dopo varie collaborazioni con Sean Baker, esordisce alla regia in solitaria con La mia famiglia a Taipei. Dal 22 dicembre al cinema.
di Fabio Secchi Frau
L'America come luogo di sogni che si avverano.
La regista, produttrice e sceneggiatrice taiwanese Shih-Ching Tsou ha saputo trasformare questa grande nazione nel terreno fertile della sua carriera.
Fin dal suo primo lungometraggio, co-diretto, co-scritto e co-prodotto con Sean Baker, con il quale ha stretto una fruttuosa collaborazione, ha segnato l'inizio di una generosa operazione che ha rilanciato il cinema indipendente in sala, convincendo fino in fondo le distribuzioni mondiali a rischiare su titoli capaci di raccontare le esistenze di chi sopravvive ai margini della società, ma che si sente comunque il re o la regina del mondo.
Tra pellicole girate interamente con un iPhone 5s e un lavoro da factotum (è stata anche costumista, scenografa, operatrice di ripresa e persino attrice contemporaneamente nel medesimo film), Shih-Ching Tsou ha fatto conoscere il suo nome accanto a quello di Baker e da lì ha semplicemente spopolato, grazie al fatto che l'America è anche luogo di festival. Tanti, forse persino troppi, ma pur sempre luoghi di rifondazioni e di speranze che si estendono anche fuori dai loro confini, verso appuntamenti internazionali come quelli di Cannes, che li fanno uscire con decine di premi in mano e con la possibilità di ottenere persino candidature agli Oscar.
Dal 22 dicembre sarà al cinema il suo esordio alla regia in solitaria: La mia famiglia a Taipei, un affresco urbano tenero e spietato su una famiglia taiwanese vincitore del premio come Miglior Film alla Festa del Cinema di Roma.