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Il sogno, il coraggio, la rivoluzione di Zohran Mamdani

Zohran Mamdani, che si dichiara socialista, è riuscito a conquistare New York. Seconda parte. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

venerdì 14 novembre 2025 - Focus

Al titolo dovrei aggiungere “le parole”. Dunque: un musulmano nato in Africa, ancora ragazzo, figlio di famiglia notevole per cultura arte e patrimonio, radicale trasgressivo, che si dichiara socialista e agisce da comunista, che ha organizzato la sua missione, davvero impossibile, di conquistare New York, saranno i libri di storia, sarà chi verrà dopo a tirare le somme. E chissà che somme saranno. Certo, uno così, nella storia d’America, non lo trovi. E poi le modalità. Il ragazzo non ha paura di niente, si è messo contro il presidente usando le sue stesse armi, l’attacco e l’iperbole. Il “film Mamdani”, ancora comanda in tutte le sale piattaforme e il neosindaco non si tira mai indietro. Quando Donald, di dritto o di rovescio, gli spedisce la palla più veloce e velenosa che può, l’altro risponde a sua volta con il suo dritto e rovescio e la palla è altrettanto veloce e velenosa. Alle voci delle proposte se n’è aggiunta una diversa, rigenerata, il sogno. E’ partendo da questo lemma che ho scritto la prima parte dell’ultimo editoriale, estendendo il tema all’oratoria e ai maestri di oratoria del secolo scorso, che con le loro parole hanno cambiato la storia. I primi modelli erano Luther King e John Kennedy.

Nel 1940 Hitler era ormai padrone di quasi tutta l’Europa, gli mancava l’Inghilterra. 
Contro lo strapotere militare nazista, a contrastare, rimanevano le parole, che dovevano essere potenti, coinvolgenti. Chi combatteva Hitler si impegnava con tutta l’intelligenza e la passione possibile. Dando un’identità al proprio intervento, con una frase, una sintesi di immediata fruizione: No, no, no. Combatteremo. Non siamo soli.
Winston Churchill si portava sulle spalle il destino dell’Inghilterra. Era maniacale nello studiare le parole, dedicava molto tempo. Ecco il concetto che trasmise al mondo libero e al suo popolo 

“Andremo avanti fino alla fine. Combatteremo in Francia, combatteremo sui mari e gli oceani, combatteremo con crescente fiducia e con crescente forza nell'aria, difenderemo la nostra isola a qualunque costo. Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle piste d'atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline, noi non ci arrenderemo mai.”

Tutto questo… ha funzionato.

Sir Winston aveva un alleato affidabile in quella circostanza, Charles De Gaulle, che da Londra mandava i suoi messaggi.  Il 18 giugno 1940 fece il suo storico discorso. Un breve stralcio.

“Credete a me se vi dico che nulla è perduto per la Francia. Gli stessi mezzi che ci hanno sconfitto possono portarci un giorno alla vittoria, perché la Francia non è sola! Non è sola! Ha dietro di sé un grande impero. Può far blocco con l’impero britannico che controlla il mare e continua la lotta. Può, come l’Inghilterra, utilizzare senza limiti l’immensa industria degli Stati Uniti.”

L’industria Usa era un auspicio, perché l’America ci mise più di un anno a entrare in guerra.

Salto temporale, di due decenni. 
Gli Stati Uniti sono in piena campagna elettorale per l’elezione del presidente. Robert Kennedy ha raccolto il testimone di suo fratello John. Città dopo città, attraversa il paese. Sa cosa dire agli americani, possiede l’energia e i toni giusti. E’ molto amato, Ha già un consenso che sembrerebbe decisivo. La missione è quella di riformare la nazione là dove è necessario. Per dare il messaggio usa un acronimo, il PIL, che in realtà significa “America”.

“Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.” 

Una critica davvero troppo radicale, sgradita da molti. Bob venne assassinato a Los Angeles il 6 giugno 1968, due mesi dopo Luther King, aveva 43 anni.

Col nuovo salto temporale si arriva a Margareth Thatcher, personaggio fondamentale del Novecento. La cosiddetta Lady di ferro, riconosciuta come la donna della politica che affrontava compiti difficili, e li risolveva, quasi sempre. Amata da molti, non da tutti, ma soprattutto risoluta, inarrestabile. E’ stata la prima donna a guidare il governo britannico e il primo capo di stato di sesso femminile di un qualsiasi paese europeo. Dalla sua oratoria ricca e completa esce un pronunciamento pieno di valori:
 
“Cura i pensieri: diventeranno parole. Cura le tue parole: diventeranno le tue azioni. Cura le tue azioni perché diventeranno abitudini. Cura le tue abitudini perché diventeranno il tuo carattere e cura il tuo carattere perché diventerà il tuo destino. Quello che pensiamo, diventiamo.”

La formula dei suoi interventi era “no, no, no”. No alle condizioni finanziarie disastrose, all’inflazione, alla spesa economica, al debito troppo elevato, allo strapotere sindacale, alle tasse indirette. Promulgò una legge che consentiva agli inquilini di case dello Stato di acquistare l’abitazione in cui vivevano attraverso agevolazioni fiscali. Realizzò un’impresa che viene tentata ai nostri giorni: rese responsabili civilmente i capi sindacali dei danni eventualmente causati da agitazioni non conformi alle regole.

A chiudere. 
Nel secolo scorso ci sono stati due oratori imbattibili nel sedurre i popoli e ottenere consensi. Sappiamo che è stata un’oratoria dalle conseguenze tragiche. Ho preferito sorpassare, non collocarli nel cartello che comprende i signori raccontati sopra.


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