Il cinema dei vampiri è tra i più praticati all’interno dell’horror e non solo dell’horror, essendo il vampiro una figura molto utilizzata nel corso degli anni anche in ambiti tra i più diversi, non ultimo quello della commedia. Difficile quindi trovare delle declinazioni anche solo parzialmente innovative che riescano a dare al vampiro un ruolo diverso da quelli già utilizzati.
Brando De Sica fonde con naturalezza la mitologia del vampiro con una realtà trasfigurata della Napoli dei vicoli e della malavita per raccontare in modo appassionato la storia d’amore tra due reietti, o meglio tra un reietto e una che sembra esserlo.
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Mimì - Il principe delle tenebre sin dal titolo - che richiama non senza ironia quello del terzo episodio della saga Draculiana prodotta dalla gloriosa Hammer (o secondo episodio se vogliamo limitarci a quelli caratterizzati dalla presenza del Dracula di Christopher Lee) - si riallaccia alla rappresentazione classica del vampiro facendone però il paradigma della rivolta contro un milieu sociale ben più tenebroso di ogni figura mostruosa.
Mimì è il tipico emarginato che trova in una sua imperfezione fisica - i piedi deformi - un elemento catalizzante del disprezzo da parte dei soliti bulli e in particolare di Bastianello Cascone (un vivace e appropriato Giuseppe Brunetti), cantante neomelodico figlio di un boss della camorra. Proprio in occasione di un umiliante pestaggio subito da Mimì nella pizzeria dove lavora come pizzaiolo, il ragazzo conosce la giovane Carmilla che sembra essere nell’entourage di Bastianello, ma subito prende a benvolere Mimì.
Carmilla, il cui nome non a caso è ripreso da quello della protagonista del famoso romanzo breve di J. Sheridan “Le Fanu”, introduce Mimì in un contesto dark che lui ignora totalmente, ma che scorge subito come affascinante, anche perché reso tale dall’attrazione che Mimì immediatamente prova per la ragazza.

