Il 26 settembre Lùcia Verissimo ha presentato al pubblico della Casa del Cinema di Roma il documentario Eu, meu pai e Os Cariocas. L'occasione è stata il Festival Internazionale di Cinema Brasiliano 'Agenda Brasil', un momento di incontro tra culture organizzato a Roma, articolato attraverso una selezione di sei film Brasiliani, fino al 28 settembre.
La musica è al centro del lavoro di Lùcia Verissimo: il suo film racconta la storia del celebre gruppo brasiliano Os Cariocas. Il punto di vista è particolarmente privilegiato. Lùcia è infatti la figlia di Severino Filho, storico fondatore del gruppo. Il documentario ripercorre la storia della band e della bossanova attraverso testimonianze di primo livello. Artisti del calibro di Caetano Veloso, Gilberto Gil, Paulo Jobim e Gal Costa si susseguono nelle testimonianze, raccontate alla regista con affetto.
Lùcia, sei in Italia per presentare un film che, sin dal titolo, è estremamente personale. Cosa vorresti che rimanesse principalmente nel cuore agli spettatori italiani dopo avere visto Eu, meu pai e Os Cariocas?
Mi piacerebbe che gli italiani conoscessero di più la storia del Brasile, non solo la sua musica, la bossa nova che che piace tantissimo in tutto il mondo, ma anche il paese nei suoi aspetti socio politici. Vorrei che restasse anche uno scorcio della cultura del Brasile che sembra venire dimenticata, persino nella mia nazione. Permettimi una battuta: i Brasiliani hanno una memoria lunga come una telenovela: 6 mesi. Ogni sei mesi facciamo reboot di tutto e iniziamo da capo. Questa cultura superficiale e la mancanza di memoria storica ci ha portato al caos totale. Ti faccio un esempio di questa trascuratezza nella cura della memoria: in Brasile abbiamo speso miliardi per costruire un museo del domani (museu do amanhã) e abbiamo lasciato bruciare il Museo del Ieri. L'incendio del Museu Nacional quest'anno, ha cancellato tutta la nostra storia, la nostra nascita e 500 anni di storia di tutto il mondo non solo del Brasile.

