Si serve spesso del rock alternativo il regista napoletano, sin da quando negli anni Zero stupiva il pubblico con brani, ai più ignoti, della scena glitch-pop tedesca. Prima di assistere in Le conseguenze dell'amore ai viaggi sulle scale mobili di Titta De Girolamo, ad esempio, i Notwist o i Lali Puna erano solo nomi per adepti. Con Sorrentino sono diventati tendenza. Ma nel gioco di contrasti sorrentiniano l'indie-rock convive con Renato Zero ("I migliori anni della nostra vita"), la musica da camera con Paloma Faith. La vasta conoscenza musicale di Sorrentino diviene una tavolozza emozionale, a cui attingere ogni qualvolta occorra sottolineare la pregnanza di alcune scene. Oppure un significato che le parole faticano a spiegare.
Cheyenne, protagonista di This Must Be the Place, è una rockstar, vagamente ispirata a Robert Smith dei Cure nelle fattezze e nelle movenze, che con le parole esprime, in maniera stentata, quel che attraverso un paio di accordi diviene messaggio universale. Ed è difficile immaginare una maniera più efficace del finto videoclip girato dallo stesso Sorrentino per tratteggiare il personaggio della popstar Paloma Faith in Youth, detonazione trasgressiva che ha soppiantato l'eleganza con la sensualità. Proprio Youth è film-chiave nella filmografia del regista napoletano, nonostante abbia convinto solo in parte pubblico e critica. Forse il suo lavoro più ambizioso, in cui Sorrentino sceglie un compositore come alter ego, provando a entrare nella sua testa e a comprendere i meccanismi con cui lavora la Seconda Musa. Tutto il film ruota attorno al lavoro mirabile di David Lang su "Simple Song", un brano musicale che diviene ossessione per il protagonista, in cui racchiudere il senso ultimo dell'esistenza. Un lavoro che Sorrentino non ha esitato a rispedire al mittente nella sua prima incarnazione, con una breve sentenza: "Mi dispiace, sto solo piangendo un pochino, invece ho bisogno di piangere a dirotto".
Un dedalo di stili e impressioni, quindi, in cui aiuta a muoversi il quasi onnicomprensivo Music for Films, raccolta quintupla delle colonne sonore precedenti a Loro 1 e 2 (guarda la video recensione), comprensiva della altrimenti inedita soundtrack del primo film, L'uomo in più. Così da poter rievocare le malinconiche note del cantante Tony Pisapia, prima di una lunga galleria di grottesche maschere servilliane.
Paolo Sorrentino - Music for Films (Colonna sonora)
Numero dischi: 5
Etichetta: Warner Music Italy
Data di pubblicazione: 17 marzo 2017