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Trieste Film Festival, un ponte tra le latitudini dell'Europa del cinema

Torna dal 19 al 28 gennaio il primo e più importante appuntamento italiano con il cinema dell'Europa centro orientale.

sabato 13 gennaio 2018 - Festival

Torna dal 19 al 28 gennaio il Trieste Film Festival, primo e più importante appuntamento italiano con il cinema dell'Europa centro orientale, giunto quest'anno alla 29. edizione, diretta da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo: nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l'edizione "zero" è datata 1987), il festival continua ad essere da quasi trent'anni un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti - se non addirittura sconosciuti - al pubblico italiano, e più in generale a quello "occidentale".

Più che un festival, il Trieste Film Festival è un ponte che mette in contatto le diverse latitudini dell'Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale. 
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Due, quest'anno, le aperture: la prima, venerdì 19 gennaio, al Teatro Miela, con Sympathy for the Devil di Jean-Luc Godard. Un film simbolo di un'intera stagione, che "bombarda" la narrativa tradizionale attraverso dieci piani sequenza: metà sui Rolling Stones che registrano il brano del titolo, metà sulla rivoluzione che non decolla, tra Pantere nere letteraliste, scritte sui muri, un libraio nazi che fa malmenare due "rossi" e Eve Democracy intervistata sul ruolo degli intellettuali e poi braccata.

La seconda apertura, che lunedì 22 gennaio segnerà il debutto del Rossetti come sede principale del Festival, sarà affidata a Djam, il nuovo film di Tony Gatlif: un'opera che, come sempre nel cinema dell'autore di Gadjo Dilo, Transilvania e Vengo, mescola lingue, nazionalità e ritmi, in un viaggio fatto di musica, incontri, condivisione e speranza che - attraverso la storia di una giovane donna dallo spirito libero - racconta l'Europa della multiculturalità e delle migrazioni.

La chiusura segna il ritorno al Trieste Film Festival di Elisabetta Sgarbi, intellettuale a tutto tondo (cineasta, scrittrice, editrice) che in L'altrove più vicino accompagna lo spettatore in un viaggio ai confini dell'altrove che ci è più prossimo, una terra, un popolo, una cultura, che è appena oltre una soglia mobile, fatta per essere attraversata e cancellata milioni di volte dalle trasmigrazioni di persone, lingue, abitudini. La Slovenia nelle parole e negli occhi di Paolo Rumiz, nella prima intervista dopo moltissimi anni al grande poeta Alojz Rebula, ormai cieco, ma che continua a scrivere; nei ricordi di Claudio Magris e nei versi della scrittrice Marisa Madieri, che fu sua moglie, esule istriana; nella musica della giovanissima e vivace orchestra diretta dal Maestro Igor Coretti-Kuret, nata per superare ogni frontiera e creare un continente culturale, emotivo; nei brani di Boris Pahor, interpretati da Toni Servillo.

Nucleo centrale del programma si confermano i tre concorsi internazionali dedicati a lungometraggi, cortometraggi e documentari: a decretare i vincitori, ancora una volta, sarà il pubblico del festival.


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