Indro Montanelli, altro spirito magnificamente bizzarro, vedeva il fascismo, lui giovanissimo, come un'avventura da vivere. Aderì, ma poi, amico guarda caso di Longanesi, cambiò idea. Dopo la guerra ebbe dei problemi ma poi tutto rientrò nella normalità e Montanelli divenne il giornalista, il direttore, e lo scrittore che sappiamo. Ma il suo spirito anticomunista resisteva. Così nel 1956, traendolo da un suo testo, diresse il suo unico "colpo rovente" I sogni muoiono all'alba. Un pronunciamento forte contro l'invasione sovietica dell'Ungheria. Budapest: di notte un gruppo di giornalisti di diverse tendenze politiche si confronta. La mattina il rumore assordante e mortale è quello dei carri armati che invadono la città. Nel 1963, il produttore Gastone Ferranti ebbe l'idea di un ditta Guareschi&Pasolini, personalità dominanti e diversissime, per un documentario, La rabbia. È un doppio affresco: Guareschi partendo dall'arte estende il racconto sulla decadenza generale di tutto: "È su questo pianeta che il Figlio di Dio ha voluto nascere, soffrire e morire come uomo, per questo bisogna cercare qui, e non sulla luna, la soluzione ai nostri problemi." Non erano le idee di Pasolini che nel documentario parla di rivoluzioni e di lotta di classe. I due si sconfessarono vicendevolmente. La ditta non funzionava. Ma i film con Don Camillo e Peppone, un prete e un comunista, li abbiamo visti, e li vediamo, da decenni, in prima serata, narrati da registi.
Due campioni: Pasolini ha diretto molti film, ma il regista non è stato all'altezza dello scrittore geniale che capiva cose che gli altri non capivano, ed era sempre avanti nel tempo. Nei film, spesso, ha concesso troppo al proprio recondito. Bevilacqua, il cui nome ricorreva spesso fra i papabili del Nobel, come regista disperdeva gran parte dell'energia e dell'ispirazione dei romanzi. I "4" hanno sperimentato, si sono tolti la soddisfazione e sono tornati alla scrittura.
Fascista ma solo per un po'; comunista ma cattolico; di destra ma anche di sinistra. I concetti di appartenenza sono questi, e il cinema, nel suo disordine, e nella sua imperfezione vi aderisce ... perfettamente. E poi, dominante, l'anarchia. Il cinema è anarchico proprio come i magnifici quattro. Un romanzo, parlo di qualità alta, non può permettersi errori, un film invece può prendere grandi abbagli. Tre esempi: Nascita di una nazione di Griffith, La corazzata Potemkin di Ejzenstejn e Olympia di Leni Riefenstahl, sono apologetici, nell'ordine, del razzismo, del comunismo e del nazismo. Se non sono abbagli questi... eppure quei titoli sono capolavori assoluti. Del cinema. Mancini, partendo dalla piattaforma di quei film "esclusivi" si impegna in un promemoria, una sintesi sulla personalità dei quattro, dunque in una prospettiva non scontata e abbastanza lontana perché il quadro risulti consolidato e univoco. La ricerca è anche un'istantanea allargata sulla politica, sulla cultura, sulla vita della Repubblica in quei momenti. Un testo che porta informazioni inedite. Prezioso.