Muhammad Ali, Cassius Clay, è stato un modello trasversale, di tutto. Dello sport, del sociale, della politica, della vita di tutti. Solo gli eroi sportivi, o certi rarissimi grandi attori, possono permettersi questa predilezione universale, dove ci sono c'è solo condivisione, non c'è divisione. Neppure un grande politico, al quale si deve magari una guerra vinta, o un regime stravolto, o una rivoluzione realizzata, o un muro di pregiudizi sfondato, o il benessere di una nazione raggiunto, e altro, può permettersi una condivisione assoluta. Avrà sempre dei detrattori. Ma voglio correggere il concetto.
Tutto questo perché la gente ha la percezione della grazia, del grande dono che arriva da chissà dove e che certifica uno status eccezionale, che si fa accreditare. Ho scritto di Pelé, in questa sede, un altro eroe della condivisione. Per molti aspetti i due si assomigliano. E quando vediamo Ali accompagnarsi in sequenza, a Malcom X, o a Luther King, o a Clinton, o ai Bush, il focus è su di lui, non sui politici. È lui il protagonista. È lui che veniva corteggiato e messo in mostra. Ali non è stato un uomo perfetto, è possibile che nelle sue azioni e posizioni, e battaglie, ci fossero implicazioni mirate, che il suo modello strepitoso potesse servire politicamente, aldilà dell'attitudine personale dell'uomo, tuttavia le sue indicazioni furono quelle accolte dalla cultura progressista e Ali, spesso, arrivava prima.