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ROMA, 13 LUG - è stato, e lo è ancora oggi, il più
famoso attore italiano nel mondo, eppure non ha mai voluto
imparare l'inglese. Icona assoluta dell'irresistibile seduttore,
a Marcello Mastroianni è dedicato il documentario Il magico
paradosso di Riccardo Mazzon, in onda martedì 14 luglio alle
21.30 su Rai Storia, ch. 54 del Digitale terreste e ch.23 Tivù
Sat, per il ciclo "Italiani" con Paolo Mieli.
Classicissimo e sperimentatore, schivo e amico della gente,
antieroe e burlone, melodrammatico e comico, amato dal cinema
più popolare e da quello più intellettuale, Mastroianni era un
popolano che si muoveva da aristocratico e aveva una
recitazione apparentemente distratta e indolente. Dicono di lui
che non leggesse i copioni, ma quando entrava in scena sembrava
aver provato centinaia di volte. Questa monografia affronta il
suo periodo magico che è coinciso con quello dell'Italia del
"boom", il decennio che va dal 1957 al 1967.
In quel periodo Mastroianni lavora con Visconti, Antonioni,
Fellini e Flaiano, De Sica, Monicelli, Petri, Germi, Ferreri.
Con Ponti e la Loren è stato il pilastro dell'industria italiana
del cinema, che in quegli anni si stava imponendo nel mondo. E'
grazie a lui che in quegli anni l'Italia si sprovincializza ed è
grazie a lui se l'immagine dell'italiano nel mondo passa da
"pizza e mandolino" all'"Italian style". Il suo cinema è
probabilmente il più grande contributo italiano a un periodo
storico ancora oggi insuperato per tensioni, libertà e
intelligenza. Tra le voci che lo ricordano, Andrea Borini,
scrittore e biografo di Mastroianni: "Diceva sempre: perché devo
andare a Hollywood se i migliori film si fanno qui da noi?", e
Fabrizio Gifuni, un attore cresciuto nel mito di Mastroianni,
anche se "quelli di quegli anni giocavano in un altro
campionato".
(ANSA)