Il regista franco-libanese Aractingi gira "sotto le bombe" il dramma di una madre alla ricerca del figlio.
di Marzia Gandolfi
Neorealismo libanese
Due giorni dopo l'esplosione di una nuova e drammatica guerra in Libano (la terza guerra israelo-libanese del 2006), Philippe Aractingi gira un film di finzione "sotto le bombe" dell'esercito israeliano. Assimilata la lezione del neorealismo italiano, il regista franco-libanese dimostra una straordinaria capacità di filmare ambienti autentici, inglobando non soltanto gli esseri umani ma anche le cose e i luoghi. Disertando l'universo tradizionale dei teatri di posa, scende nelle piazze e nelle città bombardate per raccontare la storia di una madre alla ricerca disperata del figlio. Il dramma di Zeina trova proprio nel ricorso ad ambienti reali una qualità di verità che una narrazione interamente confinata fra le mura di uno studio non gli avrebbe conferito. Sotto le bombe è un film nato dall'urgenza di raccontare l'angoscia di una guerra senza causa che sembra invece trovarne sempre una per scoppiare e poi annientare civili inermi. Alla perdita della coscienza politica corrisponde l'acquisizione di una grande coscienza artistica: quello che importa a Philippe Aractingi è l'intensità realistica dell'opera e l'autenticità di comportamento dei suoi personaggi.
Genesi
Questo film è nato in maniera spontanea. Il dodici luglio 2006 è scoppiata la guerra in Libano e il quattordici ho messo su carta l'idea di un film con due soli personaggi gettati nel caos. In realtà la prima volta che pensai a questo soggetto avevo soltanto venticinque anni, ma allora ero troppo giovane, non mi sentivo pronto e non avevo ancora mai affrontato un lungometraggio di finzione. Poi nel 2006, quando esplose quest'ultima guerra, fu come ricevere una sberla, sentii un dolore che risvegliò in me i ricordi di conflitti precedenti e quella idea avuta anni prima. Adesso ero maturo e pronto per realizzarla, nel frattempo infatti avevo girato tanti documentari, avevo fatto il mio primo lungometraggio e avevo studiato anche la struttura del dramma documentario. Restava soltanto la paura di girare letteralmente "sotto le bombe".
Dal documentario alla finzione
Ho scelto di fare un film di finzione perché girando molti documentari mi sono accorto che questo cinema parla molto alla ragione, emozionando poco. Tre giorni dopo la fine della guerra sono tornato in Libano su un battello e ho cominciato a girare con la mia troupe e i miei due attori. Ho diviso la struttura di Sotto le bombe in due parti: una è quella girata a caldo, quella spontanea che riprendeva la distruzione e la polvere alzata dalle bombe, dove gli attori hanno improvvisato su un testo che io avevo scritto in tempi brevissimi. Subito dopo sono "ritirato" in Francia per scrivere invece la parte propriamente di finzione. Rientrato in Libano abbiamo poi iniziato le riprese di quello che consideravo il nucleo della finzione. Allontanarmi per un po' è stato necessario perché non volevo fare un film di propaganda, la mia intenzione era quella di scrivere con la giusta concentrazione e per farlo avevo bisogno di stabilire un minimo di distanza dal dramma che stava colpendo il mio paese.
Eros e Thanatos
Sono due i motivi per cui ho inserito una scena di sesso dentro un film di guerra: il primo è puramente drammaturgico, volevo mostrare un uomo che fa l'amore con una donna e contemporaneamente viene chiamato in soccorso da un'altra. Poi perché volevo mostrare una sensazione che si vive durante la guerra, quella pulsione molto forte di morte che viene controbilanciata da un desiderio altrettanto potente di vita. Prevedendo le difficoltà che avrei incontrato con la cultura del mondo arabo, preparai due versioni del film, una tagliata e l'altra integrale. Quando venne il momento di presentare la pellicola in Libano, dal momento che è un paese tendenzialmente più moderno, scelsi di far vedere in sala la versione con la scena di sesso. Alla fine però il pubblico non fece che parlare di quella benedetta sequenza, scordandosi tutto il resto. Decisi così di eliminarla e lo feci io personalmente. Dopo il Libano, il film andò in vari festival e quando arrivò in Svezia (in versione integrale) raccontai agli spettatori presenti questo aneddoto. Ricordo che rimasero tutti piuttosto meravigliati, figuriamoci, nessuno di loro ricordava neanche di avere visto quell'amplesso. Questo per dire che tutto è relativo.