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Non è peccato - La Quinceañera: ritratto di una comunità messicana

I registi Richard Glatzer e Wash Westmoreland raccontano la genesi del loro film
di Tirza Bonifazi Tognazzi

lunedì 28 agosto 2006 - News
È davvero curioso il percorso di Non è peccato - La Quinceañera. Realizzato con un budget bassissimo e con un cast di attori sconosciuti, molti dei quali alla loro prima esperienza davanti ad una telecamera, il film si sta allargando a macchia d'olio in America, e ora anche in Europa, grazie ad un fitto passaparola che lo sta promuovendo in maniera indipendente. Nel giro di pochissimo tempo si è trasformato in un piccolo caso aggiudicandosi il premio della Gran Giuria come miglior film al Sundance Film Festival, dove ha ricevuto anche il premio del pubblico. Presentata questa mattina a Roma, la pellicola - ce lo auguriamo - avrà successo anche in Italia, perché tratta con estrema sensibilità le problematiche culturali di una comunità messicana negli Stati Uniti (un po' come fece ai tempi East Is East con la comunità pakistana in Inghilterra). Ne abbiamo parlato al termine della proiezione con i registi Richard Glatzer e Wash Westmoreland.

Perché avete deciso di occuparvi di una comunità messicana, visto che non sono le vostre origini?
Viviamo in un quartiere di Los Angeles, Echo Park, popolato prevalentemente da latino-americani. Ci siamo trasferiti lì nel 2001, e poco dopo la nostra vicina di casa ci ha chiesto se potevamo fare delle foto alla Quinceañera della figlia, la tradizionale festa per i quindici anni. Vivendola in prima persona ci è venuto in mente di farne un film che parlasse anche dei conflitti generazionali e culturali, consci di dover trattare l'argomento con rispetto.

Come siete riusciti a risolvere le problematiche legate alle differenze culturali?
Abbiamo avuto l'aiuto degli amici latini e dei componenti del cast. Li abbiamo ascoltati con grande attenzione e quando loro pensavano che qualcosa non fosse esposto in maniera esatta abbiamo apportato le dovute modifiche. Finora siamo stati molto felici di come il pubblico latino ha reagito al film. Sono entrati in sala scettici, ma al termine dalla proiezione erano tutti soddisfatti della fedeltà con cui li abbiamo rappresentati. Siamo contenti di aver fatto un film politico con la p minuscola, ovvero un film che parli del lato emotivo in una comunità latina negli Stati Uniti.

È un film raro a Hollywood.
Il sistema hollywoodiano vuole convincere il mondo che ci siano pochissimi artisti di talento, facendo lavorare solo quelli. Oggi la vera forza del cinema americano è il cinema indipendente. In questo film recitano degli attori non professionisti che si sono rivelati eccezionali. Se fossero stati attori professionisti siamo sicuri che non sarebbe stata la stessa cosa. Questo è un film che parla di persone, fatto dalla gente per la gente. Con La Quinceañera abbiamo voluto far conoscere ad altri la vita di queste persone e le loro emozioni.

Come avete trovato gli attori?
Abbiamo fatto dei normali casting e li abbiamo anche cercati sul sito web Nosotros, attraverso il quale membri della comunità latino-americana si tengono in contatto per quanto riguarda feste, intrattenimenti... Grazie a questo sito abbiamo trovato il ragazzo che interpreta Carlos (Jesse Garcia) e il vecchio zio Tomas (Chalo González). È un cast casalingo: ci sono delle donne delle pulizie e persino una delle persone della troupe. Per quanto riguarda la protagonista, Emily Rios, siamo stati davvero fortunati: è cresciuta secondo gli insegnamenti di una religione molto severa e alcune ragazze della sua famiglia erano diventate madri in tenera età, per questo motivo ha potuto recitare con trasporto sia la parte di ragazza madre, che quella di figlia di genitori osservanti (nel film il padre è un predicatore della Chiesa Evangelica, NdR) dando un'interpretazione molto realistica.

A che punto della lavorazione si è unito Todd Haynes come produttore esecutivo?
Innanzitutto è un nostro carissimo amico, oltre ad essere uno dei più grandi cineasti del momento. C'è sempre stato uno scambio tra noi, ogni volta che scrivevamo un soggetto lo mandavamo alla sua attenzione, per amicizia, e lo stesso faceva lui. Quando gli abbiamo mandato la sceneggiatura di questo film ha dimostrato da subito un grande interesse ed è stato molto utile durante tutta la lavorazione, dandoci continuamente dei consigli. È stato un po' il padrino del progetto. La frase "Sono contento che tu abbia un amico speciale" che lo zio Tomas dice a Carlos, è una frase che gli ha detto suo nonno quando era piccolo.

Avete altri progetti per il prossimo futuro?
Abbiamo in mente di fare una serie televisiva tratta dal film, in cui continueremo a lavorare con alcuni degli attori che hanno recitato ne La Quinceañera. Inoltre faremo un lungometraggio sugli ultimi giorni di Errol Flynn prodotto dalla HBO, e abbiamo per le mani un progetto europeo che parla del primo matrimonio della scrittrice francese Colette. Una storia fantastica di una donna dotata di un enorme talento che ad un certo punto capisce le sue potenzialità e smette di essere semplicemente quella che scrive insieme al marito, diventando una grandissima scrittrice.

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