lunedì 21 agosto 2006 - News
"Era una persona che mi faceva sempre ridere, anche quando ero molto arrabbiato. Con lui c'era un bellissimo rapporto, e ora che è andato via è ancora più doloroso perché se ne va un collega e un papà." Queste le parole di
Federico Moccia, autore dei due best-seller generazionali
Tre metri sopra il cielo (da cui è stato tratto l'omonimo
film di
Lucini) e
Ho voglia di te, e figlio del celebre sceneggiatore Giuseppe Moccia, in arte
Pipolo.
È morto ieri a Roma per un'emorragia cerebrale il prolifico autore di commedie, a sette anni di distanza dal suo compare Franco Castellano, conosciuto nel dopoguerra nella redazione del giornale umoristico Marc'Aurelio. Organizzato e preciso
Castellano, svagato e distratto
Pipolo, la coppia, attiva nella scrittura per la radio e la televisione, esordisce sul grande schermo nel 1958 con il film
Marinai, donne e guai di
Giorgio Simonelli con
Ugo Tognazzi, proseguendo con alcuni degli ultimi film di
Totò, e poi spostandosi anche dietro la macchina da presa per dirigere le proprie creazioni.
Ed
è con Celentano, scoperto in Zio Adolfo in arte Führer che inizia il vero successo, consacrato poi con
Il bisbetico domato, ispirato alla commedia di Shakespeare in coppia con
Ornella Muti,
Innamorato pazzo,
Segni particolari: bellissimo,
Il burbero.
Altra collaborazione consolidata è quella con Renato Pozzetto, che dirigono in Mia moglie è una strega e Il ragazzo di campagna. La coppia è artefice anche del film culto
Attila flagello di Dio, con un
Diego Abatantuono prima maniera.
Commedie per il grande pubblico accompagnate da un gusto per la battuta immediata quelle che il duo ha portato sugli schermi italiani per oltre quarant'anni: un ritratto leggero ma sincero ed efficace dei vizi e delle virtù della provincia italiana. Perché, come ha dichiarato
Celentano, "I film di
Castellano &
Pipolo sono importanti come quelli di
Bergman, nel senso che l'obiettivo di questo mestiere è comunicare con il pubblico."