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domenica 19 maggio 2019

Stan Laurel

Nome: Arthur Stanley Jefferson
Data nascita: 16 Giugno 1890 (Gemelli), Ulverston (Gran Bretagna)

Data morte: 23 Febbraio 1965 (74 anni), Santa Monica (California - USA)
occhiello
Come mi trovi? Oh, non sei cambiato affatto. Anche tu sei lo stesso: se non ti avessi visto, non ti avrei riconosciuto.
dal film Vent'anni dopo - Stanlio e Ollio teste dure (1938) Stan Laurel  Stan
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Stan Laurel

lunedì 13 maggio 2019 - Dopo aver visto il film di Baird hai conosciuto il privato dei due ma hai anche ripassato la loro arte, perché di arte trattasi.

Stanlio e Ollio: quei due sono 'il Cinema', più di tutti gli altri

Pino Farinotti cinemanews

Stanlio e Ollio: quei due sono 'il Cinema', più di tutti gli altri John C. Reilly e Steve Coogan non fanno parte della memoria popolare del cinema -certo i cinefili li conoscono - ma sono due ottimi attori, due "caratteri" che nei film hanno lasciato segni visibili. Reilly (Chicago 1965) seppure da non protagonista, è nel cast di titoli importanti come La sottile linea rossa, Magnolia, La tempesta perfetta, The Aviator, Il racconto dei racconti del nostro Garrone, e di molti altri. Lo stesso vale per Coogan (1965, Middleton, Inghilterra): Il giro del mondo in 80 giorni - dove fa il co-protagonista Phileas Fogg - Marie Antoniette, Una notte al museo 2, A Modern Family. Ma non c'è dubbio che dopo Stanlio e Ollio (guarda la video recensione), dove sono Laurel (inglese come Coogan) e Hardy (Reilly), i due attori hanno fatto un lungo salto di popolarità. Il pericolo è che per il resto della loro carriera vengano identificati con quei due personaggi, pesanti. Quando al festival di Roma dello scorso anno venne presentato Stanlio e Ollio, diretto da Jon S. Baird, scrissi il pezzo raccontando i due artisti in chiave generale. Adesso ho visto il film e il lavoro del regista è certo benemerito, completo e intelligente. "Completo" significa la formula messa a punto capace di raccontare la realtà, soprattutto, e parte della fiction. Perché Stanlio e Ollio, nella vita erano Laurel e Hardy, personaggi non sempre sereni, certo professionalmente maltrattati, se è vero che Hal Roach, il produttore delle loro migliori stagioni, incassava milioni di dollari lasciando loro le briciole. Il regista Baird riesce dunque a comporre il transfert coi giusti pesi e quando esci dalla sala hai conosciuto il privato dei due ma hai anche ripassato la loro arte, perché di arte trattasi. Il film di Baird racconta di quando Stan e Oliver andarono in Inghilterra, era il 1953, la loro età dell'oro era passata da tempo. Ma l'accoglienza che ebbero fu... d'oro. Erano, dal vivo, gli eroi che erano sempre stati. Nel nuovo scenario londinese i due scovano qualcosa che Hollywood aveva occultato, l'amicizia. Durante la permanenza inglese Stan, il cervello, continua a lavorare su progetti che difficilmente avranno un destino. I due si scontrano sulle idee ma Oliver deve desistere, si ammala. Ed è a quel punto che Stan comprende che la loro non era solo collaborazione, ma amicizia vera. Nel frattempo dovunque, a Londra come a Dublino, la gente impazzisce per loro.

Gli autori ripropongono alcune delle gag storiche, con quel perenne sguardo di Oliver che non capisce mai il suo amico e guarda l'obiettivo, cioè lo spettatore, come a dire "vedete un po' con che idiota ho a che fare". E poi lo stesso Oliver così corpulento, ma che balla con una leggerezza impossibile. Riemerge quella loro chimica perfetta, com'è quella dell'idrogeno e dell'ossigeno. Il passaggio, nei primi anni trenta dal muto al parlato, che pure aveva traumatizzato uno come Chaplin, per i due non significò nulla. È questo il loro sortilegio. Senza parole comunicavano tutto in ugual misura. L'episodio inglese reinventò e consolidò il loro nuovo rapporto umano. Quando Oliver morì Stan... non volle. Continuò a scrivere copioni di film che non avrebbero fatto.
? Un dato: il titolo è al secondo posto del box office italiano, dopo Avengers: Endgame (guarda la video recensione), che è un prodotto, sottolineo prodotto, hors catégorie, uno strepitoso moltiplicatore di biglietti del nostro tempo, insomma sarebbe una lotta impari per chiunque. Stanlio e Ollio in quella posizione sembrerebbe un'anomalia. In realtà non è un'anomalia, è un risultato più che naturale, meritato e dovuto, perché "quei due" sono "il cinema", più di tutti gli altri. Chiaro che una mia affermazione così perentoria va spiegata. Lo farò. Per inserire Laurel&Hardy al vertice assoluto del cinema occorre partire dalle categorie. Il cinema può essere: qualità e cultura, fantasy, progetto estetico, interpretazione della Storia, nuovi orizzonti, biografie, momento di riflessione profonda. Ma dico che dovendo privilegiare un'unica categoria, trattasi dell'evasione. Il cinema, nel 1895, è nato per quella prima opzione. E nessuno ha distribuito più felicità di Stan Laurel (1890-1965) e Oliver Hardy (1892-1957), attraverso sei generazioni almeno. Li ha visti mio padre, li ho visti io, le mie figlie e la mia nipotina. Tutti felici. Difficilmente accomuno, riferendomi al cinema, i lemmi "arte" e "disciplina". Il lemma giusto l'ho usato sopra. A spiegare il concetto inserisco un copia-incolla del pezzo che scrissi qualche mese fa: "Più volte mi si è presentata l'occasione, di dover scegliere, magari per una copertina, un solo fotogramma a rappresentare tutto il cinema. Ricerca non facile, in sintesi: la solita scalinata del Potëmkin (uffa); Rhett e Rossella abbracciati in Via col vento; Gene Kelly che balla "cantando sotto la pioggia"; il mimo Jean-Louis Barrault sul palcoscenico in piazza di Amanti perduti; il cavaliere Antonius Block che gioca a scacchi con la morte ne Il settimo sigillo; il Rex che naviga su quel mare di plastica in Amarcord; Charlot vetraio per mano col "monello"; Cary Grant appeso ai presidenti del monte Rushmore, in Intrigo internazionale; papà e bambino per mano in Ladri di biciclette (guarda la video recensione). Lo vedo, tutta roba antica, ma il grande cinema rimane quello e il "cinema", sono quei due, lo sono più di tutti."

"Dico che se a un mondo alieno occorresse spiegare il cinema in una sola sequenza da spedire in un razzo, scelgo quella degli "Allegri scozzesi": I due in kilt stanno raccogliendo la spazzatura con dei bastoni a punta. Qualcuno comincia a suonare un motivo tradizionale con una fisarmonica. Oliver accenna a un passetto di danza, lui, così corpulento ma così leggero, Stan di adegua subito. Il ritmo sale, girano intorno al bidone, ammiccano a se stessi, si divertono. Arriva il sergente, che li guarda malissimo. Oliver è il primo ad accorgersene, lascia il bastone e se la dà a gambe. Stan continua ballare, sotto gli occhi del sergente. Quando anche lui si accorge della presenza, scappa. I due vengono inseguiti, arrivano alla prigione, si chiudono dentro, buttano la chiave continuano a ballare nella cella. Sembrerebbe roba scontata, ingenua e banale, ma non è così, perché ci sono Laurel e Hardy."

In occasione di questo "ritorno" Rai Movie sta riproponendo i titoli con Stanlio e Ollio, centesima rassegna sul piccolo schermo. Ebbene il gradimento è alto. Il pubblico ha l'occasione, a fronte di tanta (non tutta certo) proposta contemporanea, di rifarsi la bocca.

   

domenica 5 maggio 2019 - Il film di Baird racconta una coppia di artisti spesso ignorata dai cinefili e a torto considerata troppo legata a una dimensione infantile e superficiale della comicità. Al cinema.

Stanlio e Ollio, quanta umanità e saggezza nel loro repertorio!

Roy Menarini cinemanews

Stanlio e Ollio, quanta umanità e saggezza nel loro repertorio! Tra i grandi della risata - ovvero Charlie Chaplin, Buster Keaton, fratelli Marx, Jerry Lewis - Stanlio e Ollio sono quelli meno esaltati dai cinefili. Forse perché a torto considerati troppo legati a una dimensione infantile e superficiale della comicità (complice la sorprendente permanenza nei palinsesti della televisione contemporanea), Stan Laurel e Oliver Hardy attendono ancora una vera e propria canonizzazione enciclopedica e universale. Non sappiamo se il film di Jon S. Baird sancirà l'avvenuta entrata nel pantheon maggiore (per il grande pubblico il problema non si è mai posto), ma certamente aiuterà a comprendere quanta umanità, quanta malinconia, quanta saggezza ci fosse nel repertorio dei due. Raccontati nel momento del tramonto della loro carriera, in tournée senza i fasti d'un tempo e soprattutto estromessi dall'industria cinematografica, Stanlio e Ollio hanno avuto una carriera discendente ben più lunga di quella ascendente, e tuttavia hanno confermato l'osmosi tra il cinema comico e i palchi teatrali, tra performance riprodotta e gag live, tra mondi diversi della grande costellazione dello spettacolo brillante. L'arte di Stanlio e Ollio prese del resto vita in una fase difficile per la società americana, quella della crisi del 1929 e del passaggio al sonoro, quella delle tensioni internazionali e della guerra alle porte. Stanlio e Ollio, con il loro atteggiamento inetto, tonto e distruttivo nei confronti delle cose da fare, da costruire, da ottenere, in fondo parlano anche di quanto in quegli anni il mito del self made man avesse lasciato il posto a un'ombra tragicomica.

Si sbaglierebbe, però a teorizzare troppo sui due, perché la dimensione infantile e anarchica del gesto comico fu forse più importante, quella che ancora emerge nel racconto cinematografico di oggi ma che si scontra (intelligentemente) con la situazione crepuscolare e anagrafica dei due vecchi, ma non pacifici, amici. Stan Laurel, la mente. Oliver Hardy, il braccio - dietro la macchina da presa, s'intende. Perché davanti, il segaligno e tonto Stanlio fa infuriare Ollio, grosso e più sveglio, ma non abbastanza da evitare ulteriori catastrofi.

Insomma, ci sarebbe da parlare per settimane, o per pagine, dei due grandi comici, ma il biopic serve anche a questo, a capire ciò che serve in 90 minuti, con una dimensione pedagogica e storiografica sempre più presente, e giustificata da un tempo - il nostro - di frenesia per la novità, e dunque di smemoratezza collettiva, oltre che di imprecisione e confusione informativa.
La ri-esecuzione delle gag più famose, o di quelle più ingegnose, vale il prezzo del biglietto, a patto di fiondarsi a casa per recuperare tutto quello che si può del duo (molto presente anche su Youtube e altre piattaforme gratuite, a ulteriore conferma della fama e dell'affetto).

Infine, un'annotazione sul comico contemporaneo. Si dice solitamente che il comico al cinema faccia sempre più fatica perché ci sono luoghi più versatili e adatti alle forme brevi e alle gag, come la televisione e ancora una volta Youtube. In effetti, ormai dai tempi di Jim Carrey, è molto difficile individuare divi in grado di essere conosciuti globalmente. E in fondo, Stanlio e Ollio (guarda la video recensione) è anche un film che annuncia, pur ambientato con largo anticipo, il tramonto del cinema dei performer brillanti. Tra di loro ci sono eccellenze anche oggi, tra cui gli stessi John C. Reilly e Steve Coogan, protagonisti del film. Ma conosciuti più che altro nei propri paesi e ammirati da una ristretta cerchia di raffinati connoisseurs. C'è di che meditare.

venerdì 3 maggio 2019 - Un biopic che diverte e riempie di nostalgia. Uno straordinario ritorno di Stanlio e Ollio, in perfetto parallelismo col racconto del film. Recensione di Marianna Cappi, legge Roberta Azzarone.

Stanlio e Ollio, la video recensione

A cura della redazione cinemanews

Stanlio e Ollio, la video recensione Nel '53 Stan Laurel e Oliver Hardy partono per una tournée teatrale in Inghilterra. A 16 anni dal momento d'oro della loro carriera i due vecchi compagni sanno ancora divertirsi e divertire, e la tournée è l'occasione di riconoscere il sentimento di amicizia che li lega.
Con ritmo e competenza,Stanlio e Ollio racconta il più grande trucco del cinema e cioè, per dirla con Buster Keaton, il fatto che "realizzare film comici è un lavoro serio". Ma al film riesce anche qualcosa di più: il lavoro sulla materia, l'inserimento di ottime gag, la riproposizione dei gesti che hanno fatto i personaggi.
Si ride, ci si commuove, e con ritrovato entusiasmo applaudiamo il ritorno di Stanlio e Ollio, che da troppi anni non passano più nemmeno in televisione, proprio come accadde in Inghilterra in quella tournée del 1953.In occasione dell'uscita al cinema di Stanlio e Ollio, Roberta Azzarone interpreta la recensione di Marianna Cappi.

   

lunedì 8 aprile 2019 - La celebre coppia tornerà sul grande schermo interpretata da Steve Coogan e John C. Reilly. Al cinema da mercoledì 1 maggio.

Stanlio e Ollio, un video per ripercorrere le più celebri scene del duo

a cura della redazione cinemanews

Stanlio e Ollio, un video per ripercorrere le più celebri scene del duo Nel 1953, Stan Laurel e Oliver "Babe" Hardy partono per una tournée teatrale in Inghilterra. Sono passati sedici anni dal momento d'oro della loro carriera hollywoodiana e, anche se milioni di persone amano ancora Stanlio e Ollio e ridono soltanto a sentirli nominare, la televisione sta minacciando l'abitudine culturale di andare a teatro e molti preferiscono andare al cinema a vedere i loro capolavori del passato, piuttosto che scommettere sulle loro esibizioni in teatrini di second'ordine. Eppure i due vecchi compagni di palcoscenico sanno ancora divertirsi e divertire, e la tournée diventa per loro l'occasione di passare del tempo insieme, fuori dal set, come non avevano mai fatto prima, e di riconoscere per la prima volta il sentimento di amicizia che li lega. La coppia di attori che ha fatto la storia del cinema sta ora per ritornare sul grande schermo grazie alle interpretazioni di Steve Coogan e John C. Reilly, così a loro agio nei panni del duo comico da ispirare un confronto tra le originali e le nuove versioni. Grazie al riproporsi dei loro sketch più celebri, si ride e ci si commuove e ci si ritrova ad applaudire con ritrovato entusiasmo. Diretto da Jon S. Baird, Stanlio e Ollio arriverà al cinema a partire dal prossimo 1 maggio.

   

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