La bocca del lupo

Film 2009 | Documentario drammatico, 76 min.

Regia di Pietro Marcello. Un film Da vedere 2009 con Vincenzo Motta, Mary Monaco, Franco Leo. Genere Documentario drammatico, - Italia, 2009, durata 76 minuti. Uscita cinema venerdì 19 febbraio 2010 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 3,45 su 33 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Condividi

Aggiungi La bocca del lupo tra i tuoi film preferiti
Riceverai un avviso quando il film sarà disponibile nella tua città, disponibile in Streaming e Dvd oppure trasmesso in TV.



Accedi o registrati per aggiungere il film tra i tuoi preferiti.

Accedi o registrati per aggiungere il film tra i tuoi preferiti.

Ultimo aggiornamento mercoledì 15 aprile 2020

Vincitore del Torino Film Festival nel 2009, il toccante racconto di un amore vero tra due veri "irregolari". Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai David di Donatello, Il film è stato premiato al Festival di Berlino, a Torino Film Festival, In Italia al Box Office La bocca del lupo ha incassato 166 mila euro .

2010
Consigliato sì!
3,45/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,96
PUBBLICO 3,39
CONSIGLIATO SÌ
v
Una storia di vinti e di ambizioni non soddisfabili, di gente destinata a finire sempre "nella bocca del lupo".
Recensione di Marianna Cappi
Recensione di Marianna Cappi

Prodotto dalla Indigo film di Nicola Giuliano e Francesca Cima, da L'Avventurosa di Dario Zonta e dai gesuiti della Fondazione San Marcellino La bocca del lupo racconta amore e miseria tra gli indigenti e gli emarginati di Genova. Ad "avventurarsi" è Pietro Marcello, che approda a Quarto dei Mille scortato dal ricordo del romanzo verista di Remigio Zena e poco a poco si addentra nei vicoli, osserva, non giudica, condivide e, con questo passo, lucido e discreto ma anche libero ed evocativo, arriverà fin dentro la casa dei suoi personaggi.
Il movimento della narrazione è lo stesso: dalla fotografia corale dei genovesi di ieri e di oggi si stringe su Enzo, emigrato siciliano, e Mary, conosciuta in carcere, nella sezione dei transessuali, alla quale Enzo si è legato da vent'anni, sostenuto dal sogno comune di una casetta in campagna. Per Mary, Enzo è apparso da subito una bellezza da cinema, uno che poteva fare l'attore, in quei film western -suggerisce il montaggio- che non solo non si fanno più ma dei quali è scomparso anche l'immaginario dedicato.
La verità, direbbe Zena, è che questa è una storia di vinti e di ambizioni non soddisfabili, di gente destinata a finire sempre "nella bocca del lupo": è così che, prima della casetta con l'orto e il camino, Enzo si è fatto quattordici anni di prigione e Mary lo ha aspettato e ora possono raccontarsi alla videocamera, come una vecchia coppia, dividendosi le frasi, dandosi ragione per amore e per pazienza.
Sale una grande malinconia da questo lieto fine, ma le vittime non sono i protagonisti quanto lo spettatore, che si scopre miope e si dà improvvisamente ragione delle immagini con cui Marcello lo ha portato fino lì, in questo film ibrido che non si cura della distinzione tra ciò che è finzione e ciò che è documento: immagini d'epoca dei cineamatori, di chi salpa per il mondo nuovo e di chi non esce mai da certe vecchie storie. Immagini di un tempo che non c'è più, apparentemente. Eppure, forse, le cose non ci sono (più) solo quando non le si vuole più guardare.
Sono pochissimi, in Italia, i registi che hanno la forza e il coraggio di battere sentieri nuovi, di aprire nuove strade, di affrontare, accettandole, asperità che hanno la potenzialità di farsi nuova narrazione, nuova estetica, nuovo cinema. Pietro Marcello è sicuramente tra questi: l'aveva dimostrato con il suo primo film, Il passaggio della linea, e lo ha ampiamente confermato con quest'opera seconda, scegliendo una forma che riesce ad essere tanto più sospesa e metafisica quanto più si aggrappa saldamente ai personaggi e ai luoghi fisici che vengono inquadrati e raccontati dall'occhio della videocamera.
Marcello raccoglie dunque l'eredità pasoliniana ma, quel che più conta, guarda ai margini del mondo da una posizione che non è mai pretestuosamente oggettiva e oggettivante, mai ipocritamente partecipe e manipolatrice; una posizione che gli evita la trappola del paternalismo intellettuale così come quella di un'adesione ingiusta e impossibile.

Sei d'accordo con Marianna Cappi?

Tutti i film da € 1 al mese

Powered by  
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 5 marzo 2010
Ucciolibero

"La bocca del lupo" è un film piccolo, a basso budget, che narra la storia di due persone ai margini. Al margine della società, al margine della storia e che si aggrappano con rabbia alla vita (o a quel che resta della vita) per dare significato alle loro esistenze, alle loro sofferenze, ai loro errori. Il regista Pietro Marcello focalizza l'attenzione dello spettatore su Enzo e Mary (uno sbandato [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 10 febbraio 2010
Marzia Gandolfi

Da dove arriva l'assoluta libertà del tuo sguardo? Qual è stato il tuo percorso formativo?
Ho iniziato curando piccole rassegne di cinema all'interno di un posto allora occupato, il Damm (Diego Armando Maradona Montesanto): un vero laboratorio di vita, dove ho imparato a fare tutto e dove mi occupavo di tutto, dalla ludoteca ai lavori di falegnameria, dalla programmazione dei film in sala, all'attività sociale nel quartiere. L'arrivo del Damm nella mia vita ha segnato la decisione di lasciare l'Accademia di Belle Arti, mi mancavano pochi esami ma sentivo di voler impegnarmi in qualcosa di diverso. Tra l'altro non ero neppure così bravo nella pittura.
Si può dire che il mio primo approccio al cinema sia stato da cinefilo. Solo successivamente mi sono avvicinato al documentario girando piccoli film come Il cantiere, che ho montato con Maurizio Braucci, mio compagno d'avventura, nonché scrittore e sceneggiatore di Gomorra, un vero grande talento. Era la prima volta che prendevo in mano una videocamera e facevo un'esperienza di montaggio. Il cantiere vinse il premio Libero Bizzarri . Decisi di continuare facendo dei radiodocumentari per Radio Tre, fino a quando non ebbi l'occasione di incontrare i miei produttori, Nicola Giuliano e Francesca Cima dell'Indigo Film, che mi offrirono la possibilità di realizzare Il passaggio della linea, presentato a Venezia nel 2007 nella sezione Orizzonti. Il passaggio della linea è stato il mio primo "lungo". È un film di sessanta minuti, non credo nel modello anglosassone che impone durate standard, diversamente penso che un film debba durare per il suo valore reale e concreto. Al momento del montaggio procedo per sottrazione, magari non sempre ci riesco, ma è mia intenzione abitualmente ridurre all'osso il film. Per partecipare alla sezione Orizzonti fui costretto ad allungare il mio documentario di qualche minuto e ancora oggi ci soffro.

Rimanendo in campo letterario, mi dicevi della tua passione per Georges Simenon, di cui citi un periodo nell'introduzione del documentario Il passaggio della linea. In molti suoi romanzi lo scrittore belga tratta il tema della libertà in opposizione alla vita e alla morale piccolo-borghese. Molti dei suoi personaggi a un certo punto della loro esistenza "deviano", rompendo improvvisamente con il passato e con un ambiente, alla ricerca dolorosa della libertà e dell'identità. I tuoi film sono in qualche modo racconti di "devianze", è sbagliato allora pensare che le sue pagine possono aver ispirato o anche solo suggestionato le tue immagini, le tue storie?
Amo molto Simenon, amo la forma cinematografica dei suoi romanzi. Per quanto riguarda, invece, la citazione del suo passo, l'ho scelta perché mi sembrava emblematica e in un certo senso funzionale al mio racconto. Il passaggio della linea è un ritratto del Paese visto dal finestrino di un treno espresso, un viaggio che va dalla notte al giorno, dal sud al nord della penisola. Ma il film racconta anche la storia di Arturo che dei treni espressi aveva fatto la propria dimora. Il passaggio della linea per lui è quel punto dell'esistenza in cui tutto cambia e da cui non si può tornare indietro.
La sua vicenda è in questo senso esemplare, nel '54 Arturo era tra i più ricchi cittadini di Bolzano, aveva alle spalle un grande bagaglio di vita, era stato addirittura prigioniero in Germania recluso insieme a Giovannino Guareschi. Era un uomo dal grande senso civico che dopo tante peripezie - il carcere, i processi, lo sciopero della fame - aveva deciso di vivere sui treni, una scelta forse estrema, lo spogliarsi di tutto per abbracciare una libertà assoluta. Quello è stato il suo passaggio della linea, la scelta di una vita diversa.
Quanto invece alla storia di Enzo e Mary, protagonisti de La Bocca del lupo, non parlerei di "devianza", piuttosto di "diversità". Mary è cresciuta in una famiglia della Roma bene, ha ricevuto un'educazione borghese e ha vissuto un'infanzia felice fino a quando ha scoperto la propria sessualità ed è stata costretta, per esprimerla pienamente, a fuggire a Genova poco più che maggiorenne. È lì che si sono formate già negli anni Sessanta le prime comunità di transessuali. Mary ha provato a costruirsi una vita nella diversità. Altra cosa è stata la vita e la storia di Enzo, arrivato a Genova a soli due anni, figlio di un contrabbandiere, cresciuto nei vicoli, per metà della sua vita in prigione sempre per lo stesso motivo, conflitti a fuoco con la polizia. Ha passato gran parte della sua vita in una cella angusta e per questo ha sviluppato un grande controllo sul suo corpo: se chiedi ad Enzo di restare fermo, di non muoversi per molti minuti, lui lo fa senza battere ciglio.
In prigione Enzo e Mary si sono incontrati, le loro esistenze difficili e dolorose si sono riconosciute, sostenute, amate. A Torino mi è capitato che alcuni giornalisti mi chiedessero un pensiero o una riflessione riguardo al caso Marrazzo, ma il mio documentario c'entra poco con questo, con la sessualità. Girando La bocca del lupo non ho mai pensato di raccontare una storia con tematiche di quel tipo, quello che davvero mi interessava dei personaggi e quello che i gesuiti sono stati capaci di vedere nel mio film è l'amore che esiste tra Enzo e Mary, un sentimento profondo che li riscatta da un passato fatto di solitudine e sofferenza. È nella diversità che nasce l'amore, questo sembrano dirci Enzo e Mary, due persone che si sono aiutate reciprocamente, proteggendosi dalle malvagità della vita.

La bocca del lupo è il titolo del romanzo ottocentesco di Remigio Zena. Ti sei ispirato ai suoi poveri e ai suoi diseredati e a quella che Montale chiamava la sua "pietà superiore e nascostamente sorridente"?
Il titolo vuole essere un omaggio a quel romanziere genovese che nell'Ottocento seppe raccontare in forma verista la città ed in particolar modo la vita quotidiana nella zona di Prè.
Io sono approdato a Genova senza conoscerla e l'impatto con la città è stato decisamente difficile, perché intorno a me non riuscivo a individuare un tessuto sociale. Nella mia città, Napoli, il tessuto sociale è più riconoscibile. Al mio arrivo a Genova ricordo di essermi sentito disorientato. Dal dopoguerra in poi l'area dell'angiporto è molto cambiata, nel corso degli anni alla presenza degli emigrati del sud si è sostituita, poi sovrapposta, quella degli extracomunitari. Il tessuto sociale ne risulta estremamente frammentato.

Frasi
I luoghi che attraversiamo sono archeologia di una memoria.
Una frase di Himself (Vincenzo Motta)
dal film La bocca del lupo - a cura di margherita
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 30 gennaio 2010
Jay Weissberg
Variety

Vintage images of a city on the decline are woven into the story of a couple separated for decades by prison bars in "The Mouth of the Wolf." This hauntingly beautiful, practically uncategorizable docu by Pietro Marcello takes the story of a jailbird and his transsexual partner and creates parallels with the life of their city, Genoa. Honest, unpretentious pic nabbed top prize at the recent Turin fest. [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
domenica 1 agosto 2010
 

Un ritratto di infinita dolcezza Mary Monaco, interprete del film La bocca del lupo, si è spenta ieri dopo un improvviso aggravarsi del male che già da tempo la provava. Il documentario di Pietro Marcello, pluripremiato ai festival italiani e all'estero [...]

NEWS
giovedì 4 febbraio 2010
Gabriele Niola

Uno sguardo sul futuro del cinema in casa In Italia ancora non l'ha fatto nessuno a questo livello, ci sembrava quindi doveroso dare un ideale calcio d'inizio alla trasmissione di film in streaming proprio con La bocca del lupo, il primo film italiano [...]

NEWS
lunedì 1 febbraio 2010
 

Una platea virtuale di 300 invitati potrà vedere lunedì 15 febbraio alle ore 21.10 in anteprima su Internet il film La bocca del lupo di Pietro Marcello. Il lungometraggio vincitore del Torino Film Festival 2009 - primo film italiano ad aggiudicarsi [...]

NEWS
sabato 21 novembre 2009
 

I vincitori La 27° edizione del Torino Film Festival si è conclusa con la vittoria di La bocca del lupo di Pietro Marcello. È la prima volta che un italiano si aggiudica il premio come miglior film. Prodotto dalla Indigo, l'opera di Marcello si addentra [...]

winner
miglior doc.
Nastri d'Argento
2010
winner
miglior doc.
David di Donatello
2010
winner
teddy awards - miglior doc.
Festival di Berlino
2010
winner
caligari film prize
Festival di Berlino
2010
winner
premio fipresci
Torino Film Festival
2009
winner
miglior film
Torino Film Festival
2009
Home | Cinema | Database | Film | Calendario Uscite | MYMOVIESLIVE | Dvd | Tv | Box Office | Prossimamente | Trailer | Colonne sonore | MYmovies Club
Copyright© 2000 - 2026 MYmovies.it® Mo-Net s.r.l. P.IVA: 05056400483 Licenza Siae n. 2792/I/2742.
Società soggetta all'attività di direzione e coordinamento di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.
Credits | Contatti | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso | Riserva TDM | Dichiarazione accessibilità | Cookie Policy