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La fiera della vanità
Un film di Mira Nair.
Con Reese Witherspoon, James Purefoy, Romola Garai, Jonathan Rhys-Meyers, Gabriel Byrne.
continua»
Titolo originale Vanity Fair.
Drammatico,
Ratings: Kids+13,
durata 140 min.
- Gran Bretagna, USA 2004.
uscita venerdì 11 marzo 2005.
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![]() Stilisticamente perfetto ma che trova nella vanità il suo difetto, un titolo da consigliare solo a nostalgici (molto) convinti
Giovanni Idili
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Una perfetta eplosione di colori
giovedì 29 gennaio 2009
di topkarol88
“ Vanità, decisamente il mio peccato preferito!” . Prenderò in prestito le parole di Al Pacino per cercare di spiegare come a volte la vanità, il più insidioso dei sette peccati capitali, riesca facilmente a manipolare le vite delle persone. Rebecca Sharp, interpretata dalla bellissima Reese Witherspoon, rimasta troppo presto orfana di entrambi i genitori e senza un posto dove vivere, verrà assunta presso un collegio femminile dove, lavorando come domestica, acquisirà un’ istruzione e una dose continua » |
L'ascesa sociale di un'orfana istitutrice
mercoledì 5 marzo 2008
di MaryLuu
Questo film, tipicamente ottocentesco, rispecchia in pieno i miei gusti personali e la mia ammirazione per quel mondo. L'elemento principale è l'ascesa sociale di un' orfana istitutrice, che sogna di diventare nobile e che disposta a tutto, finirà col perdere di vista le cose importanti della vita, scendendo a bassi compromessi. Colta, affascinante ed elegante spingerà molti uomini a cercare la sua attenzione. E sfrutterà chiunque si ponga sulla sua via. Molto profondo l'amore che Rawdon continua » |
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DVD | La fiera della vanitàUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 14 settembre 2005
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Tra il 1923 e il '35, il romanzo di William M. Thackeray fu portato sullo schermo tre volte; in tutte le storie del cinema, l'ultima versione segna la data di nascita ufficiale del film a colori. Il lungo silenzio seguito a tanta fortuna si spiega, probabilmente, con un malinteso senso di "antichità": come interessare il pubblico alle avventure di una bella arrampicatrice sociale che, al tempo delle guerre napoleoniche, scala a colpi di fascino e sensualità l'alta società britannica, ermeticamente sbarrata a chi non possedeva sangue blu, un mucchio di sterline o, meglio, le due cose assieme? Becky Sharp debutta come governante di campagna, arriva a Londra, sposa un nobile diseredato per averla scelta. » |
di Bruno Fornara Film TV
William Makepeace Thackeray (1811-1863) è l’autore, oltre che delle Memorie di Barry Lyndon, anche di La fiera delle vanità, un librone di quasi mille pagine, uscito nel 1848. Difficile stringerlo fino a farlo stare in un film. Bisogna sfrondare e tagliare i rami laterali, col pericolo di ridurre l’affresco di un mondo a un rapido schizzo. Anche se il sottotitolo del romanzo è A novel without a hero, un romanzo senza protagonista, i protagonisti sono due. Due donne. La prima è Becky Sharp, orfana, intelligente, astuta e perfida, che vuole farsi strada a gomitate e colpi bassi nella società inglese del primo ‘800. » |
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di Lietta Tornabuoni La Stampa
La fiera della vanità», romanzo scritto nel 1848 da William Makepeace Thacheray (nato in India, cresciuto in Inghilterra), libro divenuto famoso e proverbiale nel mondo, scandalizzò molti lettori del suo tempo: nell'Inghilterra della Reggenza metteva a contrasto le esistenze di Becky Sharp, intelligente perfida arrivista, e di Amelia Sedley, virtuosa, graziosa e sciocca. Della coppia di ragazze, una, viziosa, ha una vita di piaceri, l'altra, virtuosa, un calvario di sofferenze. Disgrazia della virtù e prosperità del vizio, come nei romanzi di Sade. » |
di Valerio Caprara Il Mattino
Davvero deludente la trasposizione del superclassico «La fiera delle vanità» firmata dalla più famosa regista indiana, Mira Nair: i personaggi di straordinario spessore creati da William Makepeace Thackeray - a cominciare dall'immortale Becky Sharp, affidata a Reese Witherspoon - sembrano banalizzati, immiseriti e sterilizzati dall'approccio «cinematograficamente corretto» della regista vincitrice quattro anni fa a Venezia con il sopravvalutato «Monsoon Wedding». Le vicende che ruotano attorno alla povera orfana decisa a conquistare l'alta società inglese del primo Ottocento ricorrendo a tutta la sua intelligenza, astuzia e sensualità sono, così, raccontate senza l'indispensabile profondità psicologica e via via sciorinate nella confezione luxury con l'unica quanto fragile copertura dello «sguardo al femminile». » |
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